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domenica 10 marzo 2013

Monello 730





Nella parte più pratica della revisione, il bilancio di una società viene affrontato suddividendolo più per aree organizzative che per macroclassi contabili. Tendenzialmente ai neoassunti vengono affidati uno o due cicli aziendali: quello attivo/di vendita, quello passivo/d'acquisto, il magazzino... Ognuno, anche per il percorso di studi scelto, ha delle preferenze: io per esempio mi trovo a mio agio con la tesoreria e la gestione delle immobilizzazioni, mentre ho dei seri problemi cognitivi con quanto riguarda le risorse umane e la fiscalità d'impersa. Le odio, le detesto, e più le disprezzo più il fato vuole che a me vengano assegnate. Liquidazione IVA, acconto IRAP, ritenute su lavoro dipendente, ricalcolo delle ferie e dei premi aziendali. Tutta roba che il mio cervello rifiuta di capire. Freud forse mi direbbe che da piccolo ho avuto un trauma sessuale con qualche commercialista o qualche impiegato Adecco, vallo a sapere. Fatto sta che ogni volta che mi viene affidato un controllo su queste due aree, il fegato si pietrifica in una marea di bile in stile Mont Saint-Michel.

Quale gioia dunque ricevere il mio primo CUD e il mio primo Modello 730. E' successo così, all'improvviso. Stavo smanettando alla ricerca della quadratura contabile-gestionale perfetta, quando è arrivata la mail dell' ufficio HR. Urca, una busta paga improvvisa? Una quindicesima sconosciuta? No: ho da dichiarare il mio reddito, ho da pagare le tasse. E come minchia si fa?

Sfoglio il modello 730: redditi da lavoro dipendente, redditi da fabbricato... Con un'entrata a martello i ricordi di Scienza delle Finanze e Diritto Tributario fanno strage dei miei neuroni: ma allora le tasse esistono veramente! "Governo ladro e truffaldino!", penso, ma senza farmi prendere dal panico cerco subito la strategia migliore e scorro rapidamente le pagine alla ricerca della salvezza, altresì conosciuta col nome di deduzioni e detrazioni. La tattica me la insegna il buon, vecchio modello di Modigliani-Miller: alzare le spese e abbassare il reddito imponibile. Who's your God now, Government?!

Eccolo: quadro E - Oneri e Spese. Adesso compilo tutto quanto, carico tutti i costi alla faccia del cuneo fiscale che non so cos'è ma dev'essere fratello della forchetta elettorale e del volàno decisionale. Dai, vediamo un po'. Spese sanitarie: ho comprato i cerotti e il reactine per la primavera. "E sono già 20 cents risparmiati, avanti!", penso ottimista, ma ecco presentarsi caselle impossibili da riempire: Spese sanitarie per familiari a carico e per disabili e Spese per veicoli per disabili e di cani guida, Interessi per mutui ipotecari, Interessi per mutui, Spese di istruzione, Spese funebri, Donazioni ai partiti, Donazioni alle ONLUS, eccetera eccetera. Gesù, per poter compilare come si deve questo modello bisogna essere degli orfani paralitici benefattori della società. Fottuto perbenismo! Perché mai non posso includere i 7€ di cocktail offerti ad un amico già ubriaco come donazioni per lo spettacolo? Perché non posso includere nelle spese per interpretariato dei sordi il tempo dedicato a discutere col mio coinquilino grillino?

Colpito dalla delusione di non poter sfruttare una strategia fiscale coi controfiocchi, sfoglio oramai disilluso le restanti pagine quando ecco prospettarsi un quadro illuminante: Scelta per la destinazione dell'otto per mille. Sorrido con quello stesso sorriso ironico che hanno Giolitti, De Gasperi e Gramsci quando passeggiando per i vicoli con i martelli e le mazze da baseball incontrano un parlamentare appartenente alla "società civile". I pretendenti del mio 8x1000, che secondo i miei calcoli accuratissimi dovrebbe variare tra i 4€ e i 50€, sono (hahah, già rido!):

- Lo Stato
- La Chiesa cattolica
- La Chiesa Valdese unione delle chiese metodiste e valdesi
- La Chiesa Apostolica in Italia
- La Chiesa Evangelica Luterana in Italia
- L' Unione Cristiana Evangelica Battista d'Italia
- L' Unione Chiese cristiane avventiste del 7° giorno
- L'Unione Democratica Cristiana
- L'Unione comunità ebraiche italiane
- L'Assemblee di Dio in Italia
- La Sacra arcidiocesi ortodossa d'Italia ed Esarcato per l'Europa Meridionale.

E' scrivendo questo elenco (tra i quali ho inserito un impostore: a voi scovarlo) che la depressione mi avvilisce e mi condanna. Nemmeno l'idea di poter scegliere anche il 5% tra migliaia di fondazioni e associazioni mi può consolare. Vincerà la pigrizia sulla strategia, vincerà lo schifo sulla scelta.

E siamo solo al primo modello 730.


lunedì 6 agosto 2012

Voja da laurà saltem ados (che ma sa scànse)

 LA_O_A_E  FA  CA_A_E



Un Agosto in preallarme. L’aria comincia a puzzare come l’ingresso dei Pirati a Gardaland. Alcune cose vengono a galla, ma sono solo le verruche di un mostro marino di dimensioni dinosauriche. Non parlo del potenziale progetto politico di Giannino, e nemmeno delle prime sparate giudiziarie su Conte. Sto parlando di qualcosa di ancora più catastrofico: l’avvicinarsi del mio primo vero impiego. Mancano ancora due mesi, è vero, ma provate voi ad andare dal Presidente degli Stati Uniti e dirgli: “Un asteroide punta dritto verso la Terra! La cattiva notizia è che praticamente non possiamo farci nulla. Quella buona è che ci colpirà tra due mesi.”. Non avrò nemmeno la squadra di trivellatori buzzurri a potermi salvare dalla fine degli studi. Segni di disagio mentale da lavoratore cominciano ad affiorare in questa ultima estate per l’ultima volta lunga un trimestre; la frase-tipo non è più “Quanta gente c’era a fare il bagno al fiume” ma “Quanta gente c’era a fare benza all’Agip”. Da lì è un passo dire: “La familiare non sarà bella da vedere ma alla fine è la macchina più comoda”.

Su tutte e senza ombra di dubbio la parola che più fa accapponare la pelle è “ferie”. Cosa vuol dire? È una nuova malattia pandemonica, visto che sta colpendo quasi tutti i miei amici? Di sicuro è un terrificante segno del tempo, un evento di completa rottura col passato. Bisogna stringere i denti e accettare la dura verità come quando da piccoli si andava dal dentista: ebbene, il 2 Gennaio si lavora. Il passaggio vacanze-ferie è re incontrastato di altri fenomeni che in questi mesi avvisano l’inarrestabile corsa verso il precipizio: dallo scoprire un nuovo atleta o calciatore nato negli anni ’90 al notare come il piccolo blocco di economisti e giornalisti stia rafforzandosi tra le mie amicizie di Facebook. Bei tempi quando ci si gasava per l’ingresso in campo di un nato nel 1988 e copiose lacrime di nostalgia al pensiero del primo gruppo a cui mi iscrissi sul social network: “Piselliamoci Ilaria D’Amico”.

Intanto con due amici mi sono messo alla ricerca di una casa a Milano, ma con la stessa metodologia con cui si cercano gli appartamenti per le vacanze: lungi da me pensare di starci per degli anni. La società che mi ha assunto mi ha riempito di domande difficili, riguardanti sigle tipo INPS, TFR e 730, e le uniche cose che mi vengono in mente sono certe scene di Fantozzi, solo che non sono ancora vecchio come lui, per cui prima della stagione del dipendente sulla soglia della pensione dovrò passare per l’era del trentenne disperato alla Ultimo Bacio, film che mi avevano fatto vedere in prima superiore e credevo fosse una storia di fantasia come Fantaghirò e la prima ruga. Di fatto l’ansia e la preoccupazione non mi permette di distinguere tra realtà e incubo. L’altro giorno mi sono lavato la faccia e ho visto allo specchio la morte de Il Settimo Sigillo, solo che anziché una lama teneva in mano un Gillette: “Tagliamo anche le basette vero?” ha detto, ridendo maligna. Ieri sera invece ho aperto il cassetto per cercare i calzini e ho visto le cravatte: “Che nodo ci facciamo?” ha chiesto un boia incappucciato toccandomi la spalla.

Insomma, prospettive drammatiche. E per fortuna che non sono quel tipo di persona a cui prima o poi viene la menopausa.

Dan Marinos

domenica 13 maggio 2012

Hunger Jobs

Una classica immagine da risorse umane. In realtà è una scena tagliata di Hunger Games.


Ieri sera sono andato a vedere Hunger Games. Bello. Personalmente ho sentito molte persone parlarne alla radio ma non ho ancora sentito nessuno che sia andato a vederlo; pare che il film della settimana sia invece The Avengers. Comunque lo ammetto, questo film mi ha fomentato: probabilmente ci ho visto molti più spunti, argomenti e riflessioni di quanto gli autori avessero intenzione di far intendere, ma tant'è.
La trama non è semplice, ma ha infiniti richiami a storie già lette e viste. In un futuro impreciso dodici regioni di una nazione che sa di U.S. sono costrette ogni anno a estrarre a sorte un ragazzo e una ragazza dai 12 ai 18 anni per un tributo. I nominati dovranno combattere in una foresta-arena (ricostruzione che ricorda The Truman Show, dove il sole e la natura sono gestiti da arbitri esterni) finché in vita ne rimarrà uno solo. La lotta ovviamente viene ripresa dalle telecamere, con il regista della trasmissione che è legato strettamente alle volontà del governatore-dittatore (altro che la RAI).

Sono molte le scene sgradevoli, angoscianti, folli, tutte però inquadrate in un contesto di accettata normalità, con i protagonisti che non riescono a smuovere né le loro coscienze né quelle della popolazione oppressa. Di fatto il tributo di sangue non è legato a nessuna religione nata in un contesto post-apocalittico, ma ad una scelta puramente "umana" da parte dei governatori di questi fanta-US per punire quelle regioni che si erano ribellate più di 70 anni prima. Mi dicono dalla regia che addirittura il film (tratto da un libro-trilogia) è stato visto in chiave libertaria, con seguito di polemiche per la scelta di far uscire un film del genere proprio sotto campagna elettorale Romney Vs. Paul. Ma ieri notte, uscito dalla sala cinematografica, non è stata un'analisi politica a sfrucugliarmi la mente, né una masturbazione sociologica, né una caccia alle citazioni. Ciò che mi è venuto in mente pensando ad un'arena dove giovani disperati si uccidono pur sapendo che falliranno praticamente tutti nel tentare di sopravvivere è “la giornata di presentazione delle aziende”.

TA-DA-DAAAAN!

In tutte le università d'economia, in autunno ed in primavera, si tiene un evento veramente speciale dove decine delle migliori aziende nazionali ed internazionali vengono riunite in banchetti all'interno di un grande salone. Qui gli studenti possono conoscere le opportunità di carriera presso queste società, parlare con i responsabili delle risorse umane o con ex-studenti che testimoniano la loro esperienza, e soprattutto sperare di suscitare in loro un minimo interesse ed essere selezionati per un colloquio. Tuttavia, come in Hunger Games, i vincitori sono una percentuale veramente infinitesimale del numero di partecipanti all'evento. Come nel film, i più grandi prendono il naturale sopravvento sui più piccini, ovvero non c'è alcuna possibilità per studenti del primo e secondo anno di triennale di far colpo. Molti di loro non lo capiscono e si avventano ai banchetti con tanto di improbabili CV in mano; non riusciranno a lasciarne giù neanche uno. Poi ci sono le leggende: giù a finanza si diceva di un ragazzo che era riuscito ad ottenere diversi colloqui con importanti banche e società di revisione, ma le leggende sono solo portatrici di false speranze. Non è mai esistito nessuno, ripeto, nessuno che abbia ottenuto uno stage al primo anno di università. Per le matricole il mio consiglio da sopravvissuto è lasciar perdere le armi e cercare di accalappiarsi in qualche modo i mezzi di sopravvivenza più noti come “gadgets”. Per esempio: le matite riciclate dai pezzi di compact disc di KPMG, gli ombrelli di Bloomberg, le magliette di BMW, le scatolette della Manzotin, le matite fenomenali della IGuzzini, le tazze delle investment banks. Su tutti: le immancabili caramelle alla menta di Mazars, nella loro pratica scatoletta di metallo.

Purtroppo il disinteresse continua anche negli anni a seguire. Le possibilità per uno stage al terzo anno di triennale ci sono, ma sono rare come uno scontrino fiscale. Per di più c'è gente che spreca energie preziose volando come falene verso lampade roventi: uno su tutti il desk di Abercrombie&Fitch, che per di più dà soltanto un misero e vuoto sacchettino di carta. Male, molto male. Meglio concentrarsi sulle grandi aziende che ogni anno assumono in stage così tanta gente che vanno bene pure quelli laureati in lettere. Occhio però: quando diventano troppo grosse cominciano a proporre i loro fottuti “graduate programs”, ovvero ulteriori lotte con candidati di altre università, il che è come inserire all'interno del sanguinoso combattimento di Hunger Games una sotto-sfida tipo Coppa Italia, tanto estenuante quanto demotivante.

Poi, dopo i piccoli e i mezzani, ci sono i grandicelli. Questi sono già iscritti alla laurea magistrale ma sono ancora al primo anno: il CV comincia a diventare interessante e sono abbastanza smaliziati per capire come muoversi. Tuttavia incontrano uno scoglio perfido ed inatteso, il “con fine assunzione”. Questo “con fine”, che scritto tutto attaccato fa venire in mente un burrone dove tutti prima o poi finiscono per cadere, è la clausola bastarda che caratterizza gli stage offerti dalle società presenti alla giornata d'incontri. Se tu sei ancora al primo anno di università non puoi ottenere uno stage perché il fine di questo è l'assunzione, e dunque al termine dell'esperienza tu devi essere già laureato! A quel punto, quando cinque responsabili delle risorse umane ti ripetono questo mantra, non ti rimane che dedicare la giornata a fregare creme per il viso della Unilever e biro della GE.

Ed ecco arrivati ai potenziali vincitori: i laureandi di specialistica. Questi hanno le carte in regola per portarsi a casa un colloquio: hanno quasi finito gli esami, il CV è ricco, si sono rotti le palle di studiare e vogliono – per questioni direi fisiologiche – entrare nel mondo del lavoro. Entrano gajardi nel salone, schifano i gadgets e con aria di chi la sa lunga bazzicano tra i banchetti lasciando che siano i responsabili delle risorse umane a cercarli. I fogli con scritta tutta la loro brillante vita vengono finalmente presi in considerazione, e giurerebbero di averli visti raccogliere in maniera educata a differenza di quanto avviene con i curricula delle matricole, accartocciati davanti ai loro occhi in lacrime e buttati in cartone con scritto “Carta da riciclare per le agendine di Goldman Sachs”. Ma qui, come in Hunger Games – SPOILER – scatta la trappola malefica, l'intervento esterno che cambia improvvisamente le regole del gioco, la mano invisibile del direttore di laurea! Egli, per sadici motivi tramutati in regole scritte ed accettate come naturali dal sottomesso giocatore dell'arena, decide che lo stage offerto non rientra nei parametri del corso di laurea, e per questo ne rifiuta il riconoscimento curriculare.

Dopo cinque anni di combattimenti, lo studente insanguinato che sperava di aver finalmente vinto viene colpito alle spalle dall'arbitro che è anche il manovratore dell'arena. Il più delle volte entra in un tunnel di follia, gettandosi nelle braccia del primo che capita, sia esso una società di revisione o il calzolaio di Via 30 Febbraio. Altri, più stoicamente, capiscono che era il loro destino e lo accettano, asciugandosi le lacrime con il biglietto da visita del tizio di Carrefour. Ma gli eletti, loro no. Loro prendono la loro roba e se ne vanno come se niente fosse, ma non prima di aver preso la loro annuale confezione di caramelle di Mazars. Che quest'anno, tra l'altro, facevano anche un po' schifo.


Dan Marinos

domenica 22 gennaio 2012

Career Service – Come candidarsi in maniera efficace


Il colloquio individuale


Tra qualche giorno diventerò un ometto. E’ infatti giunto il momento di entrare nel mondo del lavoro dopo 23 anni fantasticamente passati ad imparare il rendiconto finanziario e a colorare rimanendo negli spazi (non euclidei).  Un po’ di preparazione all’evento l’avevo già fatta negli ultimi 4 anni universitari, tra presentazioni d’azienda, seminari sulla preparazione del CV e del colloquio, testimonianze di studenti già in stage e leggende metropolitane varie. Forse i consigli più utili sono stati dati dal Career Service, ufficio che fa da ponte tra l’università e l’impresa: qua con me, ancora aperta, c’è la Career Guide che mi diedero in triennale, un libricino che descrive tutti i passi fondamentali per l’assunzione: la scelta, la ricerca, la selezione, l’inserimento professionale. 
Certe volte credo di aver allegramente infranto i principi esposti nella guida e nonostante questo l’altro ieri una voce al telefono mi comunicava l’esito positivo del colloquio (con la stessa verve dell’omino del meteo in un villaggio nel deserto del Sahara); credo valga dunque la pena scrivervi i miei errori affinché voi li ripetiate. Li raggrupperò secondo i capitoli della Career Guide, aiutandomi con i principi della stessa.

La scelta – Per definire e realizzare il tuo obiettivo professionale è importante partire dai tuoi interessi e capire le tue priorità, ma anche tener conto delle possibilità offerte dal mercato del lavoro.
Ho avuto 4 anni di tempo per capire esattamente cosa volessi fare nella vita: troppi, perché si cambia idea piuttosto facilmente. Solo con l’arrivo del secondo anno di specialistica, che comporta lo stage obbligatorio, arriva il momento di darsi una mossa e capire che cosa si vuole fare: io me la sono presa abbastanza comoda, anche perché negli ultimi quattro mesi ero occupato a litigarmi le banane con le scimmie in India. 
Appena tornato ho capito che era veramente il caso di sbrigarsi, con tutti i miei compagni già impegnati o in procinto di cominciare lo stage; sono andato a ripescare il mio CV e l’ho aggiornato. Nel frattempo ho cominciato a pensare seriamente a dove volessi candidarmi: salta fuori che il settore più idoneo ai miei interessi e priorità era quello che, più o meno, avevo sempre vituperato. Questa scoperta, unita al terrore di entrare in un mondo dove la parola “vacanza” è sostituita da “ferie”, genera uno scombussolamento psichico che porta ad avere insonnia ed incubi: sogno che un gruppo di ecoterroristi ha rapito un malvagio manager e che hanno scelto me come intermediario per il riscatto. Dicono che mi chiameranno alle sei del mattino per i dettagli dell’operazione: io (sempre nel sogno) mi sveglio alle dieci e perdo così la chiamata. Niente panico, han lasciato un messaggio in segreteria; purtroppo la voce è disturbata da un sottofondo di canzoni degli Area mentre mia madre continua a disturbarmi con notizie inutili mentre disperatamente cerco di prendere appunti. Poi mi richiamano, e appena rispondo sento un' esplosione correlata da un lampo accecante: è la sveglia, quella vera. Sono le sei del mattino di Giovedì e devo andare a Milano.

La ricerca – Il Career Service può esserti di supporto fornendoti indicazioni utili a soddisfare le tue specifiche esigenze [attraverso strumenti come:] monografie sulle professioni, studi di settore, rassegna stampa lavoro, percorsi di carriera, associazioni professionali, schede, repertori di aziende, job gate, siti e brochure.
Quel Giovedì mattina decido per sfizio di passare dall’ufficio del CS per far dare un’occhiata al mio CV, giusto perché avevo un paio di dubbi riguardo alla forma di alcune voci. La responsabile, gentilissima, mi indica gli errori e mi chiede in quale settore ero interessato. Sentendo la mia risposta, una vicina di scrivania si alza e dice: “La società ABC ci ha detto che sono avanzati dei posti e stanno cercando velocemente dei candidati per un colloquio, la settimana prossima!” Stavo ancora cercando di valutare gli eventuali messaggi reconditi nel mio incubo della sera prima quando dissi di inviare pure il mio CV fresco di revisione. 
Il primo contatto da parte dell’azienda, che spesso costituisce già un importante step di valutazione, avviene solitamente per telefono. Ciò significa che in quel momento nasce il primo scambio diretto con il candidato, quindi verrà data attenzione alla tua prontezza e alla modalità di relazione verbale. Alla sera incontro un’amica che mi dice: “Adesso stai attento a tenere sempre il cellulare sotto mano, che se non rispondi può essere che non ti chiamino più!”.
 Ha ragione, perfettamente ragione. Metto sottocarica il cellulare e metto la suoneria al massimo volume. La notte passa tranquilla, e già al primo mattino, quando l’orologio indica dieci e mezza, mi reco al bar ad incontrare un’amica. Faccio lo scontrino, mi siedo, bevo il caffè, sparo due vaccate e poi dico: “Caspita, adesso devo tenermi il cellulare sottomano perché magari mi chiamano”. Prendo il Nokia in mano e…chiamata senza risposta. Imprecazioni. E’ un numero fisso sconosciuto, di Milano. Eresie a bassa voce. Chiamo, numero occupato/staccato tipo centralini che non puoi chiamare. La Madonnina in Duomo sgrana gli occhi come dire: “ho sentito bene?!”.
Ma la fortuna è dalla mia: un’ora dopo risponde una responsabile del HR che mi fissa la data del test di gruppo: il Martedì successivo, alle nove del mattino. Passo un weekend piuttosto tranquillo, con il cellulare legato con scotch industriale al mio orecchio; Lunedì pomeriggio mi chiamano per fissare l’appuntamento del colloquio individuale e io rispondo prontamente, con una nonchalance magistrale. Poi metto il telefono metto sottocarica. Dopo qualche ora, mentre cazzeggio per casa lo vedo con la coda dell’occhio illuminarsi: per un motivo misterioso quando è sottocarica il mio Nokia non suona. E difatti ecco una chiamata senza risposta: sono di nuovo loro. La Madonnina annuisce e pensa: “Eh si, ho sentito proprio bene”. Li richiamo, mi rispondono, non era nulla di importante, è tutto risolto. Notevole dose di culo, aggiungo sul CV.

La selezione - Le modalità di selezione possono avere caratteristiche diverse. E’ possibile individuare alcuni strumenti che ogni realtà sceglie di combinare secondi l proprio stile e l’obiettivo della specifica ricerca
E’ Martedi mattina, mi reco al colloquio di gruppo. Siamo una ventina, credo quasi tutti provenienti dalla stessa università; molte facce conosciute, dunque. Dopo una breve presentazione dell’azienda comincia il test, al computer. Esso si compone in tre parti:
  1. 120 domande “psicologiche”, dove viene presentata una frase tipo: “mi piace conoscere persone nuove”, “sono ordinato”, “amo la tranquillità”, le quali vanno associate a voti di accordo/disaccordo. Tra tutte, adorabili le affermazioni: “Non scherzo mai”, “Commisero i senzatetto” e “Mi piacciono i fiori”.
  2. 80 domande di inglese. Bisogna scrivere il verbo indicato all’interno della frase al tempo corretto. Credo di essere un gaggio e invece il punteggio finale è un misero 48/80. Frase di ricordo: “Italy _____ a monarchy (to be)”.
  3. 35 domande tecniche, non particolarmente difficili.

E’ ora di pranzo, con due ragazzi anche loro a colloquio mi reco a pranzo in un bar. Per smorzare la tensione cominciamo a raccontare grandi cavolate, tra cui storie di grandi bevute e conseguenti imbarazzanti avventure. Osservo tuttavia un gruppo di uomini e donne seduti al tavolo accanto, a mezzo metro da me, che stavano parlando di “assunzioni” ma che si erano zittiti durante i nostri discorsi alcolici, fissandoci in maniera evidente: “Bella Marinos” penso: “Hai appena fatto il colloquio con le risorse umane! E che bel colloquio, @#[^$£!”.

L’inizio e la fine
E invece no, non erano loro. I colloqui sono andati piuttosto bene, nonostante conclusioni circa il mio carattere non sempre veritiere (“A chi hai dato dell’introverso scusa?”). Ora si comincia a lavorare, ma ancora non mi sento pronto per questo grande passo, sento che mi manca ancora qualcosa, di avere una lacuna educativa che potrebbe rivelarsi fatale. Sarà una sindrome di Peter Pan, ma di queste cose lascio parlare Fabio Volo. Comunque c’è poco da girarci intorno, tutti noi che stiamo per dire addio alla scuola ce ne andiamo senza aver imparato tutto quello che dovremmo e vorremmo sapere. Si insomma: non so ritagliare con le forbici seguendo le linee.



Dan Marinos


Ps: nonostante io abbia scritto "Italy is not a monarchy", la risposta esatta è "Italy was a monarchy" perchè nella parentesi c'è scritto (to be) anzichè (not to be). Sconcertante.

venerdì 26 agosto 2011

Le nuove Tute Blu vestono Puma



Non sono contento. Prima di espatriare volevo godermi la prima di campionato, un bel Milan-Cagliari con gli amici. E invece no; i calciatori scioperano e le partite sono rimandate. 
Che cazzo. 
1969-1970: il Cagliari vinceva il suo unico scudetto mentre i lavoratori delle grandi aziende statali, a causa degli scioperi per il contratto nazionale dei metalmeccanici, persero in totale 208 ore di lavoro a testa (praticamente nessuna settimana lavorativa si salvò da qualche interruzione). Come detto le vittime maggiori di questi scioperi furono le imprese che rientravani nell' IRI tanto che il sindacato della stessa, l'Intersind, collassò l'anno successivo mentre la sua guida unica Glisenti accusava i sindacati di non voler in alcun modo essere responsabilizzati, ovvero di voler più potere rifiutando contemporaneamente l'incarico di co-gestore delle aziende. Insomma, le tute blu erano davvero incazzate, e se non ci si può facilmente esprimere circa la loro forza costruttiva-propositiva di sicuro ebbero notevoli capacità distruttive: Glisenti, quattro mesi dopo aver rilasciato quelle affermazioni, presentò le dimissioni dall'Intersind. 
Certo i lavoratori ottenero importanti vittorie: tra il 1970 e il 1975 Agnelli aprì a notevoli aumenti delle retribuzioni lorde, incrementate di oltre una volta e mezzo (tre volte più della crescita della produttività industriale italiana); nel 1975 infine la scala mobile firmata dalla Confindustria e dai tre sindacati. Sarà che l'Avvocato era contento dei due scudetti conquistati dalla Juventus, sarà forse che gli scioperi lo stavano mettendo sotto pesantemente, fatto sta che l'uomo-dall'-orologio-sopra-il-polsino firmò quella che fu, come il Professor Berta spiega egregiamente, "una politica dei redditi dalla logica rovesciata", con un conseguente disastro legato all'alta inflazione e allo shock del petrolio. 

Venerdì 26 Agosto 2011: poco più di 24 ore al fischio di inizio di Milan-Cagliari e meno di una settimana alla mia partenza e ancora non si è trovato l'accordo Lega Calcio - Assocalciatori. E' ufficiale, la partita è rimandata. Pare proprio che i calciatori abbiano imparato dagli anni 70: scioperi su scioperi fino ad ottenere ciò che vogliono dalle società (nb: non "dalla Società", perchè questa mobilitazione non riguarda un servizio pubblico come i trasporti e gli uffici comunali, per cui si spera poco dovrebbe importare alla gente se la prima giornata di Serie A viene rimandata). E questa non è nemmeno la prima volta: anche l'anno scorso i calciatori minacciarono di non scendere in campo, anche se per motivazioni diverse. Quali sono dunque i punti della protesta di questi giorni? Due: il primo riguarda la possibilità delle società di fare allenamenti separati isolando così gli atleti acquistati "per sbaglio" dal resto della rosa, con conseguente svalutazione economica e svilimento fisico del giocatore in esubero. Il secondo riguarda il fatto che spesso i contratti dei super campioni dichiarano il salario netto che essi percepiranno dalla società, per cui il nuovo contributo di solidarietà dovrebbe essere pagato dalla squadra (aumentando il salario lordo e dunque senza incidere sul reddito del calciatore). Sul primo dei due punti ovviamente non c'è stato alcun dibattito pubblico (anche perchè il rifiuto dell'Assocalciatori sembra esssere più che legittimo, per cui ben venga lo sciopero), mentre sul secondo si è riversato tutto lo sdegno pubblico.

Calderoli si incazza e cavalca facilmente il risentimento delle persone tifose e non dicendo che la legge è legge e i calciatori, come tutti i cittadini, dovranno pagare le tasse. Un ragionamento eticamente sensato, come è condivisibile il fatto che i giocatori guadagnino troppo. Già meno logico è dire che i calciatori non lavorino. Del tutto falso è dire che il mondo del calcio non voglia pagare: il contributo di  solidarietà verrà comunque versato sulla base dei redditi dei tesserati alla Serie A, solo che a versarlo sono le società sportive al posto loro. Per capirci, anche i lavoratori pagano le tasse senza aprire il portafogli, e ciò avviene per esempio durante la transazione da "tasso di rendimento lordo" a "tasso di rendimento netto". Se vi fosse garantito, come succede, un tal rendimento netto, vi trovereste nella stessa identica situazione del caso in esame. 
 Piuttosto bisogna domandarsi quanto sia "lecito" firmare contratti  per salari netti fissi, lasciando la società del tutto bersaglio di variazioni dell'importo lordo. Finchè succede alle società sportive, capirai; ma se anche i megadirettori eludessero il contributo firmando tali contratti (per altro, potrebbe già essere così)? Indicizzare lo stipendio ai decreti e alle manovre fiscali, intervenendo sul lordo per mantenere fisso il netto. Qualcosa un po' come la scala mobile: magari con gli stessi brillanti risultati, sicuramente non a favore dei lavoratori.


Dan Marinos

 
PS: nel frattempo guardo la televisione e vedo Susannona-ona-ona Camusso fare un monologo su un palco. Ha un cappellino rosso indossato al contrario, con la visiera sulla nuca. La guardo e mi rattristo: davvero, sembra quello dei bambini al grest! Sarà che sono concentrato sul copricapo, ma proprio non mi accorgo che la Camusso ha appena dichiarato uno sciopero per il 6 di Settembre, ricevendo per altro accuse da tutti, governo-opposizione-sindacati.Uno sciopero che ha tutte le sue motivazioni, certamente, ma che difficilmente destabilizzante in una fase dove nulla è rimasto da destabilizzare. Abbiamo detto che la catena di scioperi può essere determinante quando viene fatta costantemente, ripetutamente: quello del 6 Settembre è una goccia.
Le nuove tute blu vestono Puma