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lunedì 18 giugno 2012

Pucciare il biscotto (Sara Tommasi, la nazionale e la CSR)



Prendete un biscotto. Non importa quale: un golosissimo Pan di Stelle, un arido Oro Saiwa, un tristissimo Taralluccio o un Bucaneve molto vintage. Pucciatelo nel latte e distraetevi leggendo il giornale. Si spezzerà, e il disappunto sarà estremo.

Forse anche Sara Tommasi mangia biscotti per colazione prima di cominciare un’altra estenuante giornata. Fino a poco tempo fa la odiavo, la Tommasi; bocconiana e troia, e mi si concederà l’appellativo di bocconiana. All’inizio soffrivo vedendo il nome della mia università sputtanato da una poveraccia che si diletta nel denudarsi davanti ai bancomat nella speranza che qualche fotografo protragga la sua fama testimoniando il suo ennesimo, strategico delirio. Poi però mi sono posto qualche domanda circa la sua presunta ignoranza e la sua assenza di scrupoli. Mi sono chiesto, per esempio, quanto un bocconiano medio sappia di signoraggio bancario e quante persone che conosco (me compreso) siano in grado di rispondere senza errori – e senza macchie – alla diva tutta pelle e niente pelo. Risposta: pochissimi. Certo, il signoraggio bancario “non è in programma”, e Dio mi è testimone di quante volte mi sono compiaciuto di queste parole mentre eliminavo capitoli interi dai testi d’esame. Tuttavia ho come la sensazione di poter ottenere lo stesso imbarazzante silenzio anche di fronte agli argomenti inclusi nei syllabus.

Tranquilli, non sto sostenendo che la maggioranza dei laureati in Bocconi siano delle capre; primo perché lo stesso discorso vale per studenti di altre università e secondo perché ritengo legittimo non ricordare tutto ciò che viene insegnato. Ma con questa seconda conclusione non posso neppure dimostrare che Sara Tommasi, quella stupida puttana, sia davvero stupida. Il prossimo passo quindi è eliminare il significato negativo al termine “puttana”. Non c’è bisogno che vi spieghi qui la mia opinione secondo la quale la prostituzione dovrebbe essere equiparata ad un mestiere qualsiasi, e che uno col proprio corpo può fare quello che vuole, dal tatuarsi all’eutanasarsi (finché ciò avviene secondo la propria coscienza). Ciò che voglio invece analizzare è questo fatto: se Sara Tommasi ottiene benefici nel fare quello che fa è perché è il suo multi-stakeholder approach ad imporglielo. Di certo nel suo caso non si può parlare di individualismo, di ricerca del profitto a scapito della responsabilità sociale; tutte le sue azioni sono fatte considerando le richieste di consumatori, fornitori ed altri portatori d’interesse. E’ la società civile ad implorarle di denudarsi, e questo signori miei è certamente una cosa raccapricciante perché sarà anche vero che è nella natura dell’essere umano desiderare la volgarità (e le tette e i muscoli sudati), ma non è assolutamente naturale che questo desiderio prevalga su altre prime necessità e venga richiesto fino a strapparsi i capelli. Qualcuno ritiene di aver visto la fine della cultura nell’insurrezione popolare dopo l’oscuramentodi Mediaset negli anni ‘80. Può darsi; ciò che è certo è che di fronte all’immenso album informatico sulla Minetti consultabile su Corriere.it o Repubblica.it, non si può che confermare la dittatura della sottocultura.

E dunque, per quale motivo la Tommasi dovrebbe smettere di ricordarci la sua laurea in Bocconi mentre ingoia l’ennesimo microfono, quando tutti i suoi stakeholders sono appagati e ripagati? Semplice: perché la Corporate Social Responsibility funziona sul lungo termine, e nessun manager sano di mente penserebbe mai di applicare una strategia di questo tipo per massimizzare il valore individuale e collettivo soltanto sul breve. Eppure la strategia di Sara Tommasi e delle altre donne (e uomini) con attività body-intensive è così, e tra qualche anno sarà troppo vecchia per soddisfare i desideri altrui. A quel punto i casi sono tre: 1) muore giovane e ricca, 2) muore vecchia e sconosciuta, 3) muore vecchia e felice. E’ evidente che la migliore delle ipotesi è la terza, ma per ottenerla la Tommasi deve cambiare completamente l’orizzonte temporale e la prospettiva della propria strategia: da una CSR per il breve termine ad uno shareholder’s value di lungo termine. Accademicamente clamoroso, oserei dire.

Il biscotto, nel frattempo, è già stato pucciato. Anche quello di Buffon, di Iniesta e di Modrić. Quali saranno stati i loro pensieri stamattina, prima delle partite che potrebbero decretare la loro eliminazione dall’Europeo? I croati e gli spagnoli avranno comparato i benefici tra una strategia incentrata sui loro singoli desideri (pareggiare e passare con certezza al turno successivo) e una che invece comprende anche gli altri portatori d’interesse (i tifosi di calcio e, più in generale, il rispetto per l’etica sportiva). Ma a noi italiani questo non deve interessare, perché sebbene anche noi siamo appassionati di calcio, i nostri interessi sono inferiori e per certi versi contrastanti con quelli di spagnoli e croati; in altre parole, se le furie rosse dovessero seguire una pecking-order theory per decidere quali stakeholders soddisfare, noi saremmo certamente gli ultimi della lista. Mi pare che questo sia chiaro a tutti (ma solo perché, in fondo, nessuno di noi crede davvero nel 2-2). La nostra insoddisfazione deve focalizzarsi sempre e solo sul comportamento della nostra nazionale; è per questo motivo che una class action dei tifosi dell’Atalanta nei confronti di Cristiano Doni è sensata, mentre i malumori verso un pareggio slavo-ispanico sono semplicemente ridicoli.
Concludendo, ricapitoliamo che cosa abbiamo imparato oggi: 1) se gli stakeholders hanno interesse solo sul breve termine, allora conviene seguire una strategia volta a massimizzare l’interesse individuale sul lungo periodo; 2) bisogna fare ordine tra gli stakeholders, distinguendo i portatori d’interesse diretti (esempio: gli spagnoli per la nazionale spagnola in quanto spagnoli,) da quelli indiretti (gli italiani per la nazionale spagnola in quanto tifosi di calcio). Le richieste dei primi sono importanti e vanno salvaguardate, quelle dei secondi sono soltanto fastidiosi biscotti sul fondo della tazza.


Dan Marinos

giovedì 2 giugno 2011

La matrice della corporate strategy e tutti i suoi Casini.

Casini legge preferenze pari a 55% alle comunali. Ma manca la virgola in mezzo.

Pisapia o Moratti? Moratti o Pisapia? Prendiamocela con il più debole: prendiamocela con Casini. Aaaahh che bello. L'altro giorno ho girato su La7, c'era Otto e mezzo con la Gruber che intervistava una sedia vuota... con seduto sopra Casini.
Il buon Pierfurby (così venne soprannominato da Kossiga) il successo politico l'ha avuto nella vita, questo non lo si può negare: era presidente della Camera. Poi boh, è stato schiacciato dal bipolarismo che lui definisce inesistente ed inapplicabile in Italia...ma caspita, sei sempre lì in mezzo alle balle col tuo insignificante Terzo Polo, per forza che non si riesce a fare il bipolarismo! Comincia a levarti, coi tuoi amici tipo Buttiglione, Tabacci... poi vediamo, il bipolarismo! No, scusate l'inizio già bello in media res (notare il primo e spero ultimo latinismo dell'Economostro), ma la settimana scorsa, prima del ballottaggio milanese, alla trasmissione della Gruber il buon leader dell'UDC ha fatto un teatrino così patetico e irritante che ce l'ho su ancora adesso. Dopo aver ovviamente spiegato che il 5.5% ottenuto a Milano non è stato un risultato così brutto come si crede (si-certo-come-no), il giornalista Massimo Franco (nome-cognome) gli ha posto una domanda che per Pierperdy è esistenziale:
"Ha qualche ambizione ulteriore rispetto a quella di essere determinante rispetto agli altri blocchi? Se no sembra che vogliate vivere sempre di rendita."
Una domanda più che lecita e alla quale Casini già diede la risposta appena dopo lo scrutinio dei voti del primo turno: "Sconti non ne facciamo a nessuno". Eccerto maledetto, hai scoperto che in una bilancia conta di più essere l'ago che i piatti! Invece sapete cosa ha risposto l'altra sera il buon Pierbambo?
"Noi vogliamo cambiare il paese cambiando il bipolarismo [...] se la gente guarda alla legislatura di Prodi, la confronta con quella di Berlusconi con 100 parlamentari di maggioranza, e vede la stasi politica che c'è, trae le dovute conclusioni."
Certo che le traggo, maledetto che hai votato la sfiducia al povero Romano, discendente democristiano come te!
Prima di esprimere il mio risentimento circa l'inutilità udiciana su questo blog, lo esprissi (che suona meglio di "esprimetti") ad un mio amico, che mi disse: "Beh, sarà anche inutile, ma almeno non è pericoloso. Nella mia città c'erano tre candidati sindaco: un pdl-ino, un democristiano e un fascista. Tu che sceglievi?"
E qui entra in gioco la matrice Boston Consulting Group, la quale divide i prodotti a seconda della loro quota di mercato e del loro tasso di crescita sul mercato stesso, catalogandoli tra le voci dog, star, cash cow e question mark. Vediamo di utilizzarla per capire le posizioni dei partiti attuali e futuri del centro destra in Lombardia:
  • Question mark: sono prodotti in una situazione di incertezza, potendo costituire ottime opportunità così come investimenti sbagliati. Evidentemente si tratta dei Liberali, letteralmente scomparsi dalla scena politica probabilmente fin dalla discesa in campo di Berlusconi (il quale ci ha messo 14 anni per eliminare definitivamente i comunisti con le elezioni del 2008, ma ci ha messo un secondo a far sparire i liberalisti nella cantina della sua Casa delle Libertà)
  • Star: prodotti di successo. Il saldo è ancora negativo, o di poco positivo, ma questo perchè stanno ancora raccogliendo investimenti elevati per sostenere le vendite in crescita. Una volta avrei dato questo titolo alla Lega, ma dopo la recente stangata sulla gobba ritengo che sia meglio darlo a Formigoni e alla sua banda di ciellini, che temo essere il vero futuro dopo il diluvio apocalittico post Berlusconi.
  • Cash cow: la vacca matura che spruzza soldi dalle mammelle, visto che ora non può più crescere come quota di mercato e quindi non deve spendere per investimenti. Nel nostro caso le vacche i soldi se li intascano, ed è qualcun altro a spruzzarli. Ci siamo capiti
  • Dog: Pierferdinando??? Ci sei??? Eccoti qua, vile "prodotto senza buona posizione di mercato e con redditività ridotta a causa di un'accesa concorrenza"!
E' arrabbiato.


E allora chi scegliere? Il tizio del pdl o il democristiano (contando che il fascista non è stato catalogato, in quanto nella matrice non si può entrare se si è armati di manganello)?
La Boston Consulting Group non riesce a dare una risposta certa, ma ci aiuta a prendere un po' in giro Casini, e ciò mi soddisfa. Un po' come fa quest'elenco di articoli di wikipedia dove la percentuale del 5.5% ha più onore e spessore delle preferenze milanesi date al Terzo Polo:
  • 5.5% erano gli svedesi residenti in Finlandia nel 2005, cosi come i messicani nell'Oregon e gli ebrei a Clark County, Nevada (nel 2000)
  • La Export, birra lager originaria di Dortmund, e la Alexander Keith's, canadese, hanno una gradazione alcolica massima di 5.5% vol.
  • La dime canadese (la moneta da 10 cents) è fatta per il 5.5% di rame
  • Nel 1926 il signoraggio in Italia era pari al 5.5% del reddito
  • 
  • Il reddito aggregato dei primi 25 leader del mercato dei semiconduttori è calato del 5.5% tra il 2007 e il 2008, casualmente pari al crollo del reddito della Panasonic nel 2007 (anno in cui si posizionava 18ma nella medesima classifica)
  • 
  • Sempre nel 2007 i musulmani olandesi e gli atei turchi erano il 5.5% della popolazione delle rispettive nazioni.
  • La crescita della produzione industriale macedone nel 2005? 5.5%!
  • Zanussi, rivenditrice di videogiochi in Italia, vendette 21.514 Play-O-Tronic nei mesi di ottobre, novembre e dicembre del 1977 per un totale di 620.408.000 Lire, di cui il 5.5% andarono in diritti al produttore Sanders (34.122.440 lire).
  • La salita del Colle del Ghisallo, nel comune di Magreglio, ha una pendenza media del 5.5%
I lettori arrivati in fondo a questo articolo, sono meno del 5.5% (ma sono comunque più simpatici belli e fury di Casini).
Egli ride, credendo sia tutto uno scherzo.

Dan Marinos




domenica 27 febbraio 2011

In Missione per il Conto di Dio: una nuova matrice per il management

San Matteo il banchiere del Signore: eccolo mentre sfoglia soddisfatto il libretto di risparmio del Buon Gesù.


WOW che belle le tabelle a doppia entrata sui libri di economia! Massì, quelle tabelle 2x2 dove vengono esposti i risultati delle combinazioni di due variabili dicotomiche qualitative. Oddio come fate a non capire? Vabbè dai, esempio pratico: l'analisi del portafoglio prodotti (anche conosciuta come matrice Boston Consulting Group), che va ad incrociare la quota di mercato relativa col tasso di crescita del mercato, con quattro risultati finali possibili: ?uestion mark, Star, Dog e la mitologica Cash Cow. Oppure la tabella che permette di scegliere al meglio il proprio partner d'affari: alto/basso fit culturale e alto/basso fit strategico: combina i cromosomi e crea il tuo socio perfetto!
Beh, l'Economostro non si fa mancare nulla: detto-fatto e via, una bella matrice fresca fresca per essere portata in Svezia a prendersi la meritata medaglia del dinamitardo! Questo schema si inserisce nell'analisi della gestione delle istituzioni finanziarie che operano "a fin di bene", promuovendo cioè lo sviluppo e gli aiuti per soggetti (individui, imprese, paesi...) con serie difficoltà economiche e non, per esempio attraverso forme di microcredito, finanziamenti a fondo perduto, interventi forti su attività culturali, sanitarie, educative... Insomma, avete capito. La nostra tabella (che, essendo una 2x2, risulta essere una croce) si rivolge a queste solide, consolidate, robuste banche, analizzando cosa succede quando queste scelgono i livelli di due particolari leve operative: il ricorso a sistemi gestionali avanzati e il ricorso a Dio.

 


Eggià: perchè per essere un una banca gagliarda e stabile è necessario possedere sistemi amministrativi, contabili e di risk management moderni in regola con le normative e con le richieste del mercato. Ma se si vuole operare efficacemente nel campo etico bisogna anche chiedere la sponsorizzazione dell'Altissimo, il quale però è più incentivato a far bene se l'ambiente lavorativo è come Egli comanda.
Premesso che un istituzione con sistemi obsoleti e priva dell'appoggio di Dio fa schifo (primo quadrante), cerchiamo qualche esempio delle voci della nostra Lucifero. Cominciamo con la Banca Popolare Etica, la quale si configura come banca vera e propria, definita a puntino e operante stabilmente dal 1994: oggi possiede un attivo di 674 milioni di euro: pochi ma buoni per l'obbiettivo che si prefigge. Pur non essendo un soggetto particolarmente sprintoso ed importante nel settore, qualche risultato soddisfacente lo porta a casa, come un +24% del fondo Valori Responsabili Bilanciato nell'ultimo anno. Questa mancata spinta propulsiva è ovviamente riconducibile all'assenza di valori legati alla religione: Banca Etica infatti è sostanzialmente atea in quanto riceve l'appoggio incondizionato di tutti, cattolici e non. 
Poi c'è chi fa un uso sconsiderato delle abilità divine senza inserirle in un contesto sicuro ed moderno. E' il caso dell'indiana United Commercial Bank, la quale ha aperto una filiale a Shani Shinganapur, un villaggio dove più di 5000 devoti ogni giorno si recano al tempio per adorare il Dio Shani. L'apertura di uno sportello a ridosso del tempio ha come obbiettivo quello di aiutare i fedeli nelle preghiere (e nelle offerte). Il valore aggiunto di questa operazione è esplicitato nelle parole di un dirigente: "We took note of the general belief and faith of the people. Ever since the most revered temple came into existence several years ago, the village has not witnessed a single crime. In fact, all houses in the entire village have no doors. We took the risk and started the lockless bank a week ago". Insomma nessun sistema di sicurezza, tanto ci pensa Shiva. E come diceva qualcuno: "RISCHIOOOOO!!!!".
Ma chiudiamo il quadro con un esempio veramente vicino a noi e che tuttavia crediamo vi stupirà: lo Ior? No, troppo scontato. E' Intesa San Paolo. La quota azionaria maggiore (circa il 10% dell'istituto torinese) è infatti detenuta dalla Compagnia di San Paolo, una fondazione cattolica attiva dal 1563 che oggi registra (bilancio 2009) un attivo di 6.2 miliardi di euro - 10 volte Banca Etica - quasi interamente investito in strumenti finanziari. Tanta roba! Ma c'è di più: chi è la simpatica pinguina qua accanto? E' Suor Giuliana Galli, ex direttrice del centro di Cottolengo ed ora Vicepresidente della Compagnia. Curriculum? Master in Scienze del comportamento a Miami: hai capito la sorella!

E allora, con i tre casi (stabilità di Banca Etica, rischiosità di UCB e potenza assoluta di Intesa San Paolo) chiudiamo la Lucifero, convinti che sia meritevole di un riquadro nella prossime edizioni dei manuali di economia aziendale. SPARGETE IL VERBO!

Dan Marinos

domenica 30 gennaio 2011

Luxottica medievale: riflessioni di un vecchio re


Il giuramento degli Orazi, di Jacques-Louis David. Seguendo la tradizionale governance romana, il padre consegna agli eredi tre spade, con le quali gli taglieranno le dita: con questo segno di indipendenza dal genitore essi rinunciano agli assegni del daddy, ma contemporaneamente si assicurano la gestione esclusiva dell'azienda: egli infatti non potrà più votare in consiglio alzando la mano.

Lunedì l'inserto economico del Corriere della Sera ha pubblicato un interessante articolo riguardante gli assetti proprietari di Luxottica, campione internazionale in un business (quello degli occhiali da vista e da sole) da 5.1 miliardi di euro di fatturato. Il fondatore Leonardo Del Vecchio controlla solidamente la società: il 68% circa delle azioni di Luxottica infatti è detenuto dalla holding famigliare Delfin srl, la quale a sua volta è posseduta, in parti eque del 16%, dai 6 figli dell'imprenditore più ricco d'italia (secondo solo a Ferrero). Tuttavia i pargoli, provenienti da 3 matrimoni diversi, possiedono le azioni solo in nuda proprietà, trasferendo l'esercizio dei diritti di voto al loro buon padre: del resto 3 di loro sono ancora minorenni, mentre i restanti hanno un'età media di 50 anni e scalpitano all'idea di succedere al sovrano dell'occhiale. Del Vecchio si trova così a dover decidere il futuro del suo regno e su come spartirlo tra i suoi - tanti - discendenti. Quali soluzioni può scegliere, e dove trovarle? In un manuale di Corporate Governance? No! In un libro di storia medievale!
Era il 395 D.C. quando morì Teodosio I, ultimo imperatore che mantenne Roma unita. Egli aveva due figli, Arcadio e Onorio: al primo andò la metà orientale (da cui deriva l'impero bizantino), mentre al secondo andò la parte occidentale. Saranno stati territori troppo vasti da controllare, sarà che oramai c'era poca innovazione rispetto ai competitors, ma in 15-20 anni l'occidente cedette la Spagna, la Britannia e il core business italiano, mentre l'oriente vivacchiò allegramente per qualche secolo ancora, sebbene con un ruolo di poco conto per i libri di scuola (errore!).
Ok, vasto territorio, poca innovazione, pochi discendenti, ma solo la prima caratteristica rispecchia Luxottica: seduto al cesso Del Vecchio passa nervosamente ai capitoli successivi del manuale di storia rubato al figlio e arriva ai Merovingi.
Dinastia francese discendente da Meroveo (nato a seguito di una nuotata impertinente della regina nei fluidi biologici di un mostro marino, il quinotauro), questi sovrani trovarono intelligente spartire la Francia in tanti regni quanti i loro figli (anche conosciuti come rois fainéants, in dialetto "fa-nègot", in italiano "fannulloni"). Questi purtroppo avevano una capacità gestionale scarsa e preferivano delegare tutto a funzionari subordinati. Tutto ciò finchè uno di questi managers in carriera, Carlo Martello, dopo la vittoria dello "strategy award" nella dislocata di Poitiers pensò bene che valeva la pena estromettere la famiglia dei Merovingi e sostituirla con la sua, i Carolingi (o Pipinidi, dal figlio di Carlo, Pipino il Breve).
Figli incapaci? Lasciare tutto in mano al management? Uscendo dal bagno (senza essersi lavato le mani) Del Vecchio è seriamente preoccupato: per sua volontà ha concesso la carica di amministratore delegato di Luxottica non ad un suo discendente, ma ad un estraneo, Andrea Guerra. Grattandosi preoccupato la testa (ricordiamo, non si era lavato le mani) riprende il libro e si siede alla sua poltrona preferita. I suoi figli sarebbero riusciti a mantenere il buon senso davanti ad un regno così immenso e profittevole? La cosa più importante era che si ricordassero il Dogma delle quattro D: "debita distanza dal debito", specialmente se utilizzato per allargare un business già vasto erodendo per altro ciò che l'azienda produceva.
Del Vecchio mischia questi ragionamenti sfogliando le pagine su Edoardo III d'Inghilterra e su Carlo V e Filippo II, sovrani di Spagna. Il primo si indebitò con banchieri italiani (Bardi e Peruzzi) per conquistare la Francia nella Guerra dei Cent'anni. Risultato: inglesi rimandati sull'isola, debito non onorato, banche fallite. I secondi veleggiarono con l'Invincibile Armata sui forti venti del leverage, sperando di ripagarlo con le entrate provenienti dalle Americhe. Esito: bancarotta nel 1576, nel 1596, nel 1607. "Ahi, caramba!" pensa Del Vecchio: " Ho fatto bene ad impedire ai miei cari figliuoli di frequentare quegli sconsiderati discendenti di Tabacchi!"
Costui era proprietario di Safilo, concorrente di Luxottica, che divise la prorpietà tra i tre figli che però non andavano molto d'accordo tra loro; finì con Vittorio che indebitò pesantemente l'azienda per acquistare ed estromettere gli altri due, Dino e Giuliano. Sgranocchiando noccioline, Del Vecchio se la ride di grossa pensando agli avversari. Ma allora, quali soluzioni?
Il Corriere ci permette di entrare nella testa del patron dei quattr'occhi, elencando alcune soluzioni:
1) Del Vecchio, ri-sposandosi con quella che era la sua seconda moglie, è obbligato per legge a riconoscere alla coniuge il 25% dei diritti ereditari: "calcolando tra i 9 e i 10 miliardi di euro il valore delle principali partecipazioni di Delfin, il 25% corrisponde a una cifra tra i 2.2 e i 2.5 miliardi". E via con la lotta fratricida!
2) Mantenere l'idea di partenza, cioè creare tre nuove fondazioni di diritto olandese (pari ai rami familiari nati dai tre matrimoni): la Consob ha approvato, ma Del Vecchio ha messo l'idea in salamoia.
3) Visto che la legge non riconosce pari trattamento ai figli nati dentro e fuori dal matrimonio, o cerca di legittimare gli utlimogeniti per dare a tutti i discendenti diritti paritari o sposta la sede in Arabia per ottenere la poligamia (questa soluzione non è scritta sul Corriere).

Dan Marinos



"Papà, ehm, mi firmi questo compito in classe?"
"Cos'è?"
"Storia..."
"Nove! Bravo!"
"No, quello è il mio numero del registro...il voto è qui sotto.."
"Terenzi!?"
"Ma no, daddy, quella è la firma del prof!"
"Ah......Oddio, hai preso tre!!! E c'è scritto pure che sei accusato di aver copiato! Da chi per Dio?"

"........da Tabacchi..."

domenica 12 dicembre 2010

La storiella delle tre ragazze: una soluzione in azienda

Il racconto a cui si riferisce l'articolo è un'evidente trasposizione in chiave moderna del racconto epico riguardante il giudizio di Paride.


Qualche giorno fa una mia amica ha postato su Facebook uno di quei racconti che nascondono la loro inutile struttura basata su luoghi comuni e/o pateticità sotto un velo di pesante ironia o tristezza strappalacrime. C'è la categoria della depressione: "il feto che parla alla madre durante la gravidanza che termina con un aborto", oppure "lui e lei che vanno in moto e mentre corrono lui cede il casco a lei perchè si accorge che i freni non vanno e allora si schiantano e lui si sacrifica (coglione, usa il freno motore)". C'è la categoria maschilista "la donna che va ai grandi magazzini dove vendono gli uomini migliori" e la categoria femminista (di cui il 99.9% sospetto siano scritti dalla Littizzetto). Il racconto della mia amica è di questo ultimo genere, e si svolge così:

"Un uomo aveva tre care amiche ma non sapeva quale sposare.
Allora, decise di fare un test, per vedere quale fosse la più adatta a diventare sua moglie.
Prelevò 15.000 euro dalla sua banca
(non credo sia possibile con le norme anti-riciclaggio, ndr), ne diede 5000 à ciascuna dicendole:
- Spendili come vuoi.
La prima andò a fare shopping, acquistò vestiti per sé, scarpe, gioielli, andò dal parrucchiere, dall'estetista etc.
Di ritorno dall'uomo, gli disse:
- Ho speso tutti i tuoi soldi per essere più bella per te, per piacerti: Tutto ciò, perché ti amo.
Anche la seconda andò a fare shopping, acquistando vestiti per lui, un lettore CD/MP3, un cellulare ultima generazione, una televisione schermo piatto con dvd e sistema home theatre, scarpe da jogging, delle mazze da golf.
Di ritorno dall'uomo, gli disse:
Ho speso tutti i tuoi soldi per renderti felice. Tutto ciò, perché ti amo.
La terza prese i soldi e li investì in borsa...in tre giorni raddoppiò il proprio investimento
(hahahhaha.....ma vai a cagare, ndr), rese i 5.000 Euro all'uomo e gli disse:
- Ho investito i tuoi soldi ed ho guadagnato i miei. Ora sono libera, posso fare ciò che voglio col mio danaro e non dipendo più da te. Tutto ciò, perché ti amo.
Allora l'uomo si mise a riflettere.......
La decisione dell'uomo ve la lascio in fondo. Ragioniamo invece quale sarebbe stata la corretta risposta da parte di un bravo economostro che vuole il bene della propria azienda/matrimonio.

L'uomo deve sposare tutt'e tre le ragazze, per massimizzare sinergie e benefici. Per comodità di esposizione, iniziamo spiegando perchè deve sposare la seconda, poi la terza, per ultima la prima.

La seconda ragazzuola è assolutamente necessaria se l'azienda vuole operare e generare reddito: non si è mai vista infatti una società che non impieghi risorse in attività (materiali come un televisore lcd e non materiali come un abbonamento al Blue Note di Milano). Tali attività infatti genereranno poi il reddito/appagamento per l'uomo in questione, unico azionista del matrimonio (in quanto nessuna delle tre ragazze ha cacciato il grano di tasca propria, ma piuttosto lo gestiscono: si apre dunque un rapporto - che ci limitiamo a nominare - di principal/agent dove il primo è lo sposo e il secondo è la futura mugliera).

La terza ragazza rappresenta la gestione finanziaria dell'azienda; la liquidità in eccesso le viene conferita affinchè essa la sappia investire nel migliore dei modi, apportando ulteriori proventi/gasamenti per l'azionista. Nel racconto questa manager crede di aver l'occhio lungo in fatto di strumenti finanziari, ma la recente crisi ha mostrato come molti imprenditori, sedotti dalle curve libidinose delle signorine cartolarizzate (non quelle su Playboy ma quelle sul Financial Times) hanno sputtanato allegramente il proprio patrimonio sottoscrivendo derivatives che......lasciamo perdere và che è meglio.

La prima ragazza invece è chiaramente la donnina dell'amore all'interno del gruppo aziendale. Perchè mai un uomo dovrebbe voler possedere  relazionarsi con una donna che spende una sbrega di dobloni (occhio: sono spese a conto economico, ergo "perdite", e non capitalizzazioni: la maschera di bellezza, il taglio di capelli....sono tutte manutenzioni, e non incrementano l'attivo)? In realtà, una delle tante ragioni dietro un'operazione di fusione & acquisizione è quella di inserire all'interno del bilancio consolidato di gruppo un sacco di perdite (cosicché venga abbassato il reddito imponibile, ergo le tasse da pagare), senza però intaccare equilibri, efficienza ed economicità del core-business. L'uomo/azienda redditizio dunque sposa la donna/società dalle mani bucate per pagare meno tasse.

Ecco dunque che la tri-gamia ruota attraverso attente gestioni aziendali: quella caratteristica (uomo), quella tributaria (donna 1), quella patrimoniale (donna 2) e quella finanziaria (donna 3).

Dan Marinos



P.S: nel racconto, l'uomo riflette a lungo (la lunghezza temporale è data da una sfilza di "a capo" nella formattazione del testo "che a furia di girare la rotella del mouse per scendere in fondo alla pagina ho ricaricato il computer"). La risposta illuminante era:
 E sposò quella che aveva le tette più grosse.
 Perché un uomo riflette molto...ma finisce sempre per fare le stesse cazzate.

Hahahahahahahha che ridere. Dico solo una cosa all'autrice di questo simpaticissimo racconto:
TITS or GTFO

domenica 24 ottobre 2010

Darth Vader impara la lezione Enron: l'utilizzo improprio dei debiti verso gli stormtrooper

Stormtrooper senza una pensione di anzianità

Nell' Ottobre 2001 una simpatica compagnia energetica americana, la Enron Company, dichiarò bancarotta, salendo di prepotenza al primo posto dei fallimenti made in USA (primato che- ahimè- durò appena un anno, scalzato da WorldCom). Tra i falsi in bilancio, l'insider trading, i conflitti d'interesse, le mazzette alle agenzie di revisione ed una flotta di jet privati ficcati negli hangars dei managers, emerse anche un uso infame dei risparmi dei dipendenti che avevano investito, spinti dagli alti livelli dell'amministrazione, i risparmi per la pensione in azioni e bond firmati Enron: insomma, molto sommariamente, la quota dello stipendio di 22mila persone che l'azienda doveva accantonare per poi ridarla al momento della pensione, è stata usata per finanziare la follia dei managers.
Del resto è la natura stessa degli accantonamenti per pensioni a rendere questi importi un finanziamento per l'impresa, e non la mancanza di etica dei dirigenti: se inserisco, nello stato patrimoniale, 1000€ di debito verso i lavoratori, vuol dire che ho questi 1000 euri con cui posso farci più o meno quel cazzo che mi pare a patto di restituirli alla scadenza.

Darth Vader ha imparato la lezione, e ha sfruttato il TFR degli stormtrooper (vedi foto) per finanziare guerra dell'Impero contro la Repubblica (qualsiasi riferimento alla situazione politica/mediatica italiana è puramente casuale). Insomma, cosa mi va a pensare quel furbone del padre di luke?
a) può creare migliaia e migliaia di esseri viventi e li fa diventare un esercito di simpatici omini bianchi.
b) suppone che, nonstante l'evidente schiavitù, questi cloni siano in fondo esseri "umani": vorranno svagarsi, fare una famiglia, procreare, andare a bere una space-birra con gli amici...insomma, necessitano di uno stipendio E DI UNA PENSIONE.
c) non pouò del resto considerare gli stormtrooper come parte dell' Attivo nel bilancio dell' impero, in quanto le spese di addestramento non possono essere capitalizzate (secondo International Accounting Standards).
d) il loro periodo di attività è parecchio breve, se si considera il fatto che invecchiano molto più velocemente degli esseri normali grazie ad una mutazione genetica (fonte: Wikipedia).
e) a differenza dei lavoratori di Enron, che alla pensione ci arrivano, gli stormtrooper sono destinati ad incontrare uno stronzo di jedi che li fa fuori con una sciabolata laser senza neanche chiedere la politica dell'Impero circa le assicurazioni da infortuni sul lavoro.

Ed ecco la truffa galattica: Darth Vader accantona un sacco di fondi pensione che sa bene non verranno mai ripagati, usa il finanziamento per costruire la Morte Nera, e a scadenza li storna gonfiandomi il reddito con plusvalenze da debiti non più esigibili.

E' ORA DI DIRLE CHIARE QUESTE COSE: VERGOGNA!

dan_marinos