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lunedì 15 aprile 2013

Di quella volta al Fuori Salone in cui pensai di morire (e delle mie riflessioni economiche da panico)

Giusto per capire di che cazzo di trappola stiamo parlando.


Tutti quelli che sabato sera sono andati al fuori salone di Via Tortona a Milano hanno certamente pensato: “Qua, su questo ponte, se succede qualcosa muoio”. Il ponte in questione è una passatoia di metallo verde che permette di scavalcare la ferrovia di Porta Genova e di arrivare appunto in Via Tortona evitando così di dover fare un giro piuttosto largo per Via Savona. A causa dell’evento ultra-mondano che ha coinvolto una folla impressionante si è formata una coda allucinante dal tardo pomeriggio fino alla notte, rendendo il passaggio meno praticabile della famigerata uscita di Roncobilaccio a ferragosto.

Notevole il fenomeno di massa altamente irrazionale che ha trasformato il ponte in una potenziale trappola della morte, degna di rientrare tra le stragi dell’Heysel e della Love Parade. Il passaggio infatti è largo abbastanza per far passare, contemporaneamente e piuttosto faticosamente, 4 file di persone. A seconda di quanti volevano andare verso o andare via dal fuori salone, le file si sarebbero dovute distribuire in maniera sensata. Per esempio, al cominciare della festa, mi sarei aspettato di vedere tre file di persone in entrata e una sola in uscita. Situazione opposta a tarda notte. Equilibrio 2vs2 a metà serata. Per tutto il tempo invece la società civile ha autonomamente creato il paradosso rappresentato dallo schema qui sotto (non si può parlare di flussi e sistemi senza un cazzo di flowchart).



 Su entrambe le estremità del ponte, tre file erano occupate da gente che voleva salirvi sopra, per andare da un punto all’altro. Essendo la folla alle due estremità numericamente equivalente, e non potendo mantenere questo doppio flusso d’entrata – salvo attraverso la creazione di portali spazio temporali, ma il Pisapia ci ha messo l’Area C pure su quelle – le file si stringevano reciprocamente raggiungendo un punto di efficienza ed equilibrio esattamente nel mezzo, quando due persone che andavano ne incrociavano due che venivano. Ironia, il punto centrale era di fatto il tappo che creava l’ingorgo, il punto di massimo attrito, nodo che costringeva un centinaio o più di persone ad impiegare dieci minuti per percorrere cento metri.

Ora non voglio tirare in piedi azzardati paragoni con gli stati e le mutazioni dei liberi mercati, né voler denunciare – un po’ alla Michele Serra – i mali di un macrosistema mondiale partendo dal vicino di casa irrispettoso che parcheggia in doppia fila. Ma io su quel cazzo di ponte ho davvero avuto paura di poter morire schiacciato dalla massa o, nel tentativo di svincolarmi dalla bolgia, precipitando sulle rotaie, e mentre il mio cervello non trovava vie d’uscita ho pensato che i mercati potevano fallire non solo perché le strutture – il ponte, la burocrazia, la lentezza dei tribunali – sono pericolose, ma perché il mercato stesso può non raggiungere nemmeno sul lungo termine un vero equilibrio.

A giudicare da quanti sgomitavano, da quanti spingevano e da quanti semplicemente scavalcavano i muri e attraversavano direttamente i binari, mi domando: quello accanto a me è un homo oeconomicus, un homo sociologicus o più semplicemente un homo mentecattus?


Dan Marinos

domenica 17 febbraio 2013

No Amore, Nomura.

OMONE BAFFONE TENERONE ORSACCHIONE


Passato San Valentino, un affezionato lettore mi ha chiesto: "Hai mai pensato di quotare in borsa la tua relazione sentimentale? E poi, hai mai pensato di acquistare anche un'opzione put?". La questione è assolutamente interessante, e merita di essere analizzata separando le due domande.

Innanzitutto, perché non quotare la mia relazione sentimentale? Beh, da un punto di vista temporale, non credo che la mia storia sia già pronta per il salto nel mercato azionario. In fondo sono solo tre anni e mezzo, e sebbene non si possa più definire start-up, si può dire che sia ancora in fase early growth e non di appurata maturità. Per questo motivo semmai qualcuno volesse puntare su me e la mia ragazza, costui sarebbe un investitore esperto, come un fondo di venture capital o un business angel, con sufficiente lungimiranza ed esperienza da poter affrontare il rischio enorme e rinunciare, almeno nel breve termine, a remunerazione. In altre parole - quelle di D. Clark della Stern School of Business, che ha pubblicato a proposito venti pagine di cui come al solito ho letto solo il titolo e le conclusioni - esiste una relazione positiva tra l'età di un'impresa e la sua performance azionaria, nonostante la tendenza dagli anni '90 in avanti a quotarsi precocemente.

E anche se ci lanciassimo in un'IPO, io e la mia ragazza, cosa possiamo promettere al mercato? Per il dividend discount model potremmo far contenti i nostri investitori attraverso due strade, that is i dividendi elargiti e il capital gain, ovvero la crescita nel tempo. Ammetto di essere davvero in difficoltà, e forse qualche lettore potrà darmi una mano ad individuare quei fattori di coppia associabili ai dividendi e al growth rate; non tanto dunque elementi di valore per l'impresa in sé (cioè la coppia) ma per gli investitori.

Più facile invece è immaginare l'effetto di strumenti derivati sul rapporto affettivo. Chiedeva il lettore: "Hai mai pensato di acquistare un'opzione put?". Beh, effettivamente potrebbe risultare molto utile se utilizzato a copertura del rischio di rottura, potendo vendere al prezzo di oggi,  in un domani burrascoso e disperato ciò che oggi sento valere moltissimo. Certo che la realizzabilità del progetto è resa difficile da alcuni ostacoli, su tutti il fatto che se la mia ragazza venisse a sapere di tale copertura, e dunque sospettasse della mia mancanza di assoluta fiducia nell'amore 4ever&ever, mi mollerebbe una pizza da tre gigatoni in faccia e romperebbe seduta stante il rapporto, casuando perdite enormi sia nel caso in cui io non abbia ancora realizzato la copertura, sia se il derivato è già stato buttato sul mercato. Le ragioni fallimentari nel primo scenario sono facilmente intuibili. Nel secondo, invece, la controparte potrebbe accusarmi di aver volutamente informato la mia partner del contratto sottostante, portando attivamente la relazione vicina al default al fine di realizzare il massimo  rendimento possibile (lo stesso ragionamento vale dunque se sottoscrivessi un CDS coniugale). 

Per evitare tutto ciò, l'unica soluzione sarebbe nascondere tutto e mentire sempre:
"Com'è che sei tornato tardi ieri sera?" 
"Eh, sai, i ragazzi al lavoro mi hanno portato in un night club, cosa vuoi farci, se gli dici di no poi si incrina la fiducia reciproca del team" (non è vero, sono stato tutta notte da quelli di JP Morgan per calcolare il valore del CDS).
"Capisco...Aspetta, hai una cosa sulla spalla della giacca, cos'è?"
"E' il capello biondo di Giovanna, la segretaria disinibita del quinto piano" (balle, è il filo della cravatta gialla di Mussari, che m'ha promesso di custodire il mio derivato assieme ad altri suoi che c'ha, un posto sicuro e al riparo da sguardi indagatori).

Ma cari lettori innamorati, sapete meglio di me che non ne vale davvero la pena. E, come diceva il mio amico Oscar P., le bugie hanno le gambe corte.

Dan Marinos

venerdì 17 agosto 2012

Gestire la cassa in vacanza - Proposta per nuovi modelli

Il calcolatore di Leibniz, che ebbe vita breve in quanto poco pratico come euroconvertitore.



La banalità è uno scontrino del ristorante dato allo studente di economia il quale, rispetto alla compagnia di ingegneri, medici e cazzeggianti, è ritenuto obbligato a saper fare meglio i conti. L’apice della banalità è invece scrivere questo esempio in un blog o in una pagina di Facebook. Ma la vita è fatta di molti momenti banali, cari lettori, quindi non solo ve l’ho scritto ma l’ho anche piazzato come inizio di questo post.

Asimov, in Nove volte sette, raccontava di un futuro lontano dove le strategie militari erano affidate interamente ai computer in quanto l’umanità, abituatasi all’intervento degli elaboratori elettronici, non era più in grado di eseguire le più elementari operazioni aritmetiche. Io, nel mio piccolo, non ho alcuna remora ad usare la calcolatrice per dividere numeri con più di tre cifre o per quozienti fuori dall’insieme [1-5; 10 e multipli di 10]. L’importante è infatti saper gestire i numeri più che saperli calcolare; nel caso dello scontrino di cui sopra la massima si traduce quindi in una maggiore importanza del saper gestire il denaro che del saper fare ripartizioni a mente. Un laureato in economia deve quindi padroneggiare il ciclo della cassa in tutte le sue applicazioni quotidiane. Il caso più ricorrente nel periodo estivo è quello della vacanza in compagnia. Andiamo dunque alla ricerca delle soluzioni possibili per un’efficace ed efficiente gestione del denaro in spiaggia.

Fondo democratico a supporto del benessere del popolo: non fatevi ingannare dalla terminologia sovietica, si tratta della banalissima cassa comune. E’ un metodo che funziona per importi piccoli su un numero di partecipanti elevato, soprattutto quando la spesa è destinata ad una gamma consolidata di prodotti/servizi. La sua applicazione classica è “la grigliata al canale”; guai invece ad usarla come fondo per periodi lunghi come una settimana al mare, i punti di scontro sono pressoché infiniti: quanto apportare? Cosa comprare? Chi deve conservare una così elevata quantità di denaro? Tutte questioni risolvibili forse con un semplice processo di voto, ma ci si rende presto conto che la maggioranza che ha deciso le quote è anche la stessa che sceglie quanto spendere, lasciando di conseguenza una parte del gruppo sempre in minoranza. Nonostante il patrimonio iniziale appaia elevato sarà sempre necessaria una dolorosa ricapitalizzazione quando si è ancora al 33% del periodo feriale, riscaldando i malumori e le tensioni sui mercati primari.

Il mercato dei depositi interbancari: paga chi c’ha i soldi e dopo si fanno i conti. Metodo pratico e snello, che dà ossigeno agli spinacini che non vogliono pagare subito ma preferiscono dilazionare il debito in rate future (per esempio offrendo birra per tre weekend di fila). Il problema è che un numero di persone superiore a 5 genera una rete di partite doppie che dovrebbe assolutamente essere contabilizzata con cura ma che invece viene quasi sempre "tenuta a mente". I rischi sono anche qui molteplici: saldi che non combaciano, schemi di compensazione multilaterali (A deve a B che deve a C che deve ad A), catene di leverage spaventose (A chiede i soldi a B il quale dice di prenderli da C che si rivolge a D che non ricorda di dovere quei soldi perché ha già pagato a F quando erano al ristorante.). E a quel punto non c’è Draghi che possa risolvere la crisi di liquidità.

Vacanze Formigonzi (per sfigati): “Alla fine del periodo di vacanza si fanno i conti e ognuno paga la sua quota […] uno si fa carico dei biglietti aerei, uno del ristorante, il terzo delle escursioni, alla fine si dice tu hai speso 10, tu hai speso 5 e compensiamo.” Potrebbe sembrare simile al metodo precedente, solo che questa volta, al rientro dalle ferie, i partecipanti devono dimenticare con chi hanno trascorso il periodo. Eventuali pagamenti non conguagliati vengono regolati solo dopo l’intervento della magistratura.

Libera scelta in libero Stato: vietato categoricamente pagare alla romana, qua si deve solo ciò che si è preso. Questo comporta l’apparente soddisfazione di tutti i viaggiatori, che fanno esattamente ciò che vogliono (e soprattutto ciò che possono permettersi). La frase: “facciamo una cosa tutti insieme” deve diventare “facciamo una cosa insieme, ma ognuno come cazzo gli pare”. Si va in spiaggia? Uno affitta il motorino, l’altro la bici, l’altro va a piedi e il quarto rimane a casa che ha sonno. Usciamo stasera? Due vanno in discoteca a caccia di figonze, due sul lungo mare a caccia di ragazze romantiche, uno a caccia di vodka nei bar e il quinto sta a casa che ha sonno (ma poi va a caccia di pornazzi sui canali locali). Individualismo finanziario fino al midollo. Domanda chiave nel viaggio di ritorno: “Ma tu cosa hai fatto di bello?”.

Agenzia La Margherita (per smaliziati): ci si candida volontari come tesorieri del gruppo: una responsabilità non da poco visto che bisogna andare in giro col contante di tutti. Si risolve il problema della sicurezza del contante col gesto brillante di pagare tutto con la propria carta di credito. Poi, da soli, ci si reca alla cassa e si fanno sparire gli scontrini non appena vengono battuti. A quel punto, quando i compagni chiedono quant’è, si arrotonda sempre l’importo per creste tra il 2.5% - 5%.

Dio vi ha dato la fede, Satana i soldi. A voi scegliere chi invitare ancora per la prossima vacanza.



Dan Marinos 

lunedì 21 maggio 2012

Fedeli nel mercato!



Otherwise, STRONG SELL.


Venerdì il freno principale alla mia tesi di laurea, cioè Facebook, si è finalmente quotato in borsa dopo secoli di bisbigli e aspettative. Ogni singola azione è stata offerta a 38$, prezzo che praticamente è rimasto invariato alla chiusura della borsa (38 virgola un “mi piace”) nonostante uno strappo a 42$ durante la giornata. Il fatto che 38$ erano e 38$ sono rimasti è interessante e lascia aperte molte risposte (che verranno confermate o sbugiardate nelle prossime settimane, se non nei prossimi anni). Si potrebbe per esempio dire che le banche di investimento hanno perfettamente azzeccato il valore che il mercato ritiene sia corretto per la società, evitando di lasciare “sul tavolo dell’IPO” anche un solo dollaro; in altre parole l’offerta non era affatto underpriced (tecnica ben illustrata dal manuale di Investment Banking del buon Iannotta, avente come fine quello di aggraziarsi la domanda). I fenomeni di underpricing erano particolarmente vivaci durante la dot.com bubble, quando durante il primo giorno di contrattazione si poteva facilmente osservare un incremento di prezzo di più del 100%. Con quello che è successo a Facebook (col suo misero +0.6% a fine giornata) si potrebbe pure sperare che i mercati abbiano imparato qualcosa, sempre che già 38$ per un’ azienda che lucra sulle foto di me ubriaco non sia un prezzo troppo elevato. Magari era una giornata sfortunata per un’IPO del genere, con Linkedin che ha punteggiato un loffioso -5.65% Groupon che ha sganciato un -6.68% e Zynga che ha vomitato il 13.42% di se stessa. Se l’addio al nubilato di Facebook si è concluso con un totale immobilismo si spera almeno che la prima notte di nozze di Zuckerberg abbia avuto erezioni migliori, di certo facilitate dal fatto che, intraday return  o meno, l’IPO del social network ha comunque portato alle tasche del ricciolo fondi delle dimensioni di una mini-manovra tremontiana. 

Nel frattempo qualcuno si domanda se il mondo virtuale stia per imporsi nuovamente sul mercato come alla fine del vecchio millenio. Qualcuno ci crede, qualcuno no. Una risposta è stata data ieri sera al Citi Field di New York, stadio di baseball dove 40mila ebrei ortodossi si sono trovati per scegliere se condannare o meno Internet. La loro risposta è stata: “Barabba!”.  Come scrive il Corriere della Sera, i partecipanti ritengono la rete un flagello sia per i contenuti porno sia per la corruzione dei rapporti sociali e familiari perpetuata dai social network. Rapporti familiari che per altro si basano comunque sulla comunicazione a distanza, visto che le donne sono dovute rimanere nelle comunità ebraiche di NY a seguire la diretta TV (così vuole la religione). Certo gli ebrei ortodossi non devono aver preso molto bene l’IPO di Facebook, ma grazie a Dio esistono forze del bene pronte a combattere le azioni di Satana. Per chiamarle non dovete pregare, non dovete implorare, non dovete sacrificare vostro figlio Isacco: basta andare sul mercato e comprarle.

Il Pax Fund, l’Amana Fund, il Praxis Fund o l’Ave Maria Investment Fund. Tu dimmi una religione e io ti trovo la quotazione. I primi due tuttavia hanno profili poco ortodossi, o per lo meno così appare dal loro sito internet. I principi religiosi alla base della selezione degli investimenti non sono messi particolarmente in evidenza, e l’importanza maggiore viene data ai prodotti offerti e alle loro performances.  Il Pax Fund venne fondato nel 1971 sotto lo sguardo vigile dei principi della United Methodist Church; l’Amana Fund segue i principi del “Halal investing”, ovvero le regole imposte dal Corano sugli investimenti finanziari (niente interessi, niente società che offrono alcol, pornografia, scommesse e niente banche). Ma che il Corano imponga esotiche strategie finanziarie lo sanno oramai anche i sassi del Sinai.
Molto più pubblicizzate sono le intenzioni degli anabattisti mennoniti con il loro Everence Praxis Fund. Everence si definisce “a financial services organization based on the idea that it is possible to incorporate your faith and values with your decisions about money. We do this to follow the biblical instruction to be good stewards” e servono non solo il loro gruppo religioso ma decine di altri ordini, dal Old Order Amish alla Fellowship of Grace Brethern Curch: insomma, altro che peanuts. Tra i loro prodotti spicca il Core Stock Fund, che evita i produttori di armi, che investe in chi rispetta la santità della vita umana, e che cerca aziende con una dannata “sound corporate governance”. Ma il migliore di tutti è senza dubbio l’Ave Maria Mutual Fund, "the America largest of Catholic Mutual Funds". E qui non si scherza più. Il loro prodotto “Catholic Values Fund” investe solo nelle società che rispettano gli insegnamenti della Chiesa Cattolica Romana. Nell’advisory board lavorano personaggi come Lou Holtz, “one of the most successful college football coaches of all time, a football analyst for ESPN and a highly sought inspirational and motivational speaker”, o come Bowie K. Kuhn, “Former Commissioner of Major League Baseball”, o infine come Fratello John Riccardo e Thomas Moneghan, fondatore della Domino’s Pizza.

Qui sotto il prospetto dei rendimenti dei fondi che avete appena letto. E’ evidente che l’orgia peccaminosa dell’indice laico può appagare soltanto nel breve termine, mentre i valori della fede vincono nei secoli dei secoli. Redimetevi, prima del giudizio finale di una società di rating ortodossa!


1yr
3yrs
5rys
10yrs
Amana Income Fund
-0,15
15,04
4,11
8,92
Pax Balanced Fund
-1,13
12,95
1,14
4,69
Everence Core Stock Fund
-0,53
14,98
-2,91
0,95
Ave Maria Catholic Values Fund
0,60
21,73
1,20
6,40





S&P 500 Index
4,76
19,44
1,00
4,70



Dan Marinos

































1,00
4,70


domenica 25 marzo 2012

Il primo motore immobile





Il mondo del giornalismo economico è strano, quasi misterioso. In particolare, mi ha sempre lasciato perplesso un fatto che riguarda i titoli degli articoli sull’andamento dei mercati finanziari, siano essi pubblicati sul Sole o postati sul Televideo. Il punto è questo: come diavolo fanno i giornalisti a sapere sempre quale causa ha generato il ribasso o il rialzo di un listino azionario. Io mi credevo che indici come il Dow Jones o il FTSE MIB fossero solo la somma delle transazioni di tutti o alcuni titoli liberi di fluttuare in su e in giù soprattutto per via di caratteristiche proprie delle società emittenti. Certo, poi può capitare l’evento che influisce su gran parte del listino: una catastrofe, una riforma governativa o comunitaria, un’operazione della BCE, il nuovo disco di Ramazzotti. Tuttavia non sono fatti così frequenti, e va bene che si può investire sull’indice intero, e ipotizziamo che i bancari si muovano assieme, e ok che conta anche la chiusura degli asiatici e l’apertura di Wall Street, però che cazzo! Non c’è sempre bisogno di trovare una grande causa quando il movimento è determinato da tante piccole forze. A meno che esista davvero la Grande Causa, il Primo Immobile, l’Uno, l’Archè, la Forza Creatrice...


Il Signor Egidio Ballotta si alzò che ancora non era l’alba, ma mancava poco. Canottiera e braghini, s’infilò le pantofole e si diresse al bagno. Aperta la porta, con uno zompo raggiunse il gabinetto; non fece nemmeno in tempo a godere del contatto tra natiche sudate e asse fredda che subito echeggiò la scarica: SPRAAAAAANNNFF, seguita da una decina di PLOT!-PLOT!-PLOT!
Il Signor Egidio, ottantatré anni, pensionato, non sopportava più le cene del mercoledì con la figlia Anna, la quale invece amava condividere settimanalmente con i genitori le delizie della cucina etnica/alternativa. Questa volta era toccato a quella cinese, fornita da un ristorante take-away sul lodigiano. Quando le scariche di diarrea finirono, il Signor Egidio si alzò e imprecò a bassa voce. Tornò a letto, ma un po’ il nervoso, un po’ il timore di dover di nuovo recarsi al bagno gli fecero passare il sonno. Andò in cucina e accese la televisione mentre aspettava che il caffè salisse.



Erano quasi le sei e mezza ed era estate, valeva la pena alzarsi definitivamente; ne avrebbe approfittato per fare un giro all’orto prima del solito. Camicia, bretelle, cappello e zainetto per mettere qualche verdura. 
In cortile prese la sua vecchia bicicletta e cominciò a pedalare; possedeva quel mezzo da quando era un ragazzetto. Sulla canna si era espanso ed arrugginito il graffio lasciato mezzo secolo prima dal calcio del fucile della Carla, la partigiana che si era ferita ad un braccio e che lui aveva soccorso. Tutti si innamoravano della Carla, uomini adulti e ragazzetti, Egidio compreso: era bella come una dea e stupida come una bestia, e questo faceva impazzire gli uomini. Quel giorno del lontano 1945 era stata colpita durante il tentativo di tendere una trappola al nemico, organizzata in un ristorante dove lei si era spacciata per cameriera; fatale fu chiedere al gerarca nazista se voleva un po’ di “partigiano” sui maccheroni.
A questo e ad altri momenti della sua gioventù pensava il Signor Egidio, mentre raccoglieva le cipolle e gli spinaci; nonostante l’età, non sentiva affatto la fatica mentre lavorava al suo adorato orto, neanche un leggero indolenzimento alle articolazioni o ai muscoli. Stava proprio costatando questo fatto alquanto straordinario quando, tirando fuori il fazzoletto per asciugarsi la fronte, vide cadere dalla tasca una moneta da un euro. Lucido, il metallo brillava sulla terra bruna. Il Signor Egidio si chinò per raccoglierla ma non appena l’afferrò sentì come una scarica elettrica partirgli dai fianchi, percorrere la spina dorsale e raggiungere il collo. Fu questione di pochi secondi, poi la fitta sparì lasciandolo esterrefatto: sapeva di essere vecchio (lo sapeva da quando una giovane ed insolente dottoressa, per la solita visita di controllo al cuore, gli chiese se faceva uso di viagra), ma questa era la prima volta che i muscoli si ribellavano. La cosa lo irritò parecchio: avvolse le verdure raccolte nella prima pagina di un giornale e se ne andò via borbottando.


Dopo pranzo il Signor Egidio era solito fare una pennica, specialmente d’estate quando il sole picchia giù bello duro e al telegiornale dicono di portare gli anziani al supermercato. Siccome che a lui il supermercato faceva schifo preferiva rimanere a casa col suo bel ventilatore vinto alla Festa dell’Unità nel 1964. Tecnologia tedesca, fatta per durare, mica i cinesi. Poi alle quattro usciva per andare alla bocciofila, dove c’era la tele per guardare il Tour, le carte da briscola sapevano di spuma e davano pure le patatine gratis. Quel giorno, memore del dolore alla schiena, decise di evitare di giocare a bocce e si unì ad una partita a briscolone. Al tavolo c’erano il Gio, indiscusso leader di tutti, il Dottor Pecori, veterinario specializzato in bovini, l’ex carabiniere Paolo Maria Torrazzo e l’ex impiegato di banca Ragionier Donadei. Già dopo un paio di mani il clima si era fatto caldo. Per chi di voi lettori non lo sapesse, il briscolone è la principale causa di litigio all’interno un gruppo di persone che giocano. Più della briscola o della scopa, forse anche più di Risiko; come quest’ultimo, anche una partita a briscolone dura tantissimo, solo che il tempo è distribuito per il 10% nel gioco vero e proprio mentre il restante 90% consiste nel rinfacciarsi rancorosi le mosse sbagliate durante la mano. Beh, insomma, anche quel giorno giù alla bocciofila non ce le si mandava a dire. Ma la goccia che fece traboccare il vaso fu quando il Signor Egidio diede un’occhiata al punteggio. Dovete sapere che i giocatori possono avere sia un punteggio positivo che negativo, l’importante è che la somma di tutti i punti faccia zero. Ebbene, il Signor Egidio si accorse che il punteggio era sballato; rifece i calcoli e saltò fuori che il Ragionier Donadei, da sempre a capo della stesura dei punteggi nelle partite di briscolone, aveva erroneamente imputato due (non uno, ma due!) punti a suo favore: “Ma Gianni, ma ostialamadonna, ma cùsa ta get cumbinàt?” urlò. Gianni Donadei, da sempre rispettato contabile, aveva barato! Furono momenti concitati, le imprecazioni volavano da un lato all’altro del tavolo come i piccioni di San Marco per poi estendersi a tutto il resto del locale. Il Donadei dovette andarsene: prese la giacchetta, il suo Sole24Ore, e non si fece rivedere fino alla domenica successiva.



Tornato a casa il Signor Egidio cenò con la moglie, la Signora Giuseppa Cavallini. Pasteggiarono con il solito buon brodino accompagnato da un bicchiere di rosso. Parlottarono del più e del meno, mentre alla televisione, tenuta a basso volume, la giornalista di RaiNews24 parlava dell'andamento delle borse. La Signora Giuseppa raccontò la sua giornata routinaria, prima al mercato, poi a pulire le verdure che il marito aveva raccolto, poi a dire il rosario con le amiche della chiesa. L'unico momento inatteso era stata la visita della figlia Anna, che la sera prima aveva dimenticato il cellulare in salotto. Ne aveva approfittato per chiedere alla madre se le era piaciuta la gastronomia cinese e per annunciare una cena, la settimana successiva, del tutto diversa e più giovane, più moderna. Il Signor Egidio, preoccupato, chiese di che si trattasse: "Vuole farci provare la nuova linea di panini del Mecdonals, quelli fatti dal Gualtiero Marchesi". Al Signor Egidio passò la fame; l'anchorwoman sembrava ridere di lui.
Finisce qua la storia del Signor Egidio Ballotta, primo motore immobile dei mercati finanziari. Chissà cosa direbbe se sapesse che una partita a briscolone in Italia genera un uragano a Wall Street. Probabilmente boffonchierebbe qualcosa come suo solito, per poi andarsene via con la sua bicicletta. Noi invece vi auguriamo una buona domenica, e quando domani le borse apriranno in positivo ringrazieremo il Signor Egidio per essersi alzato di buon umore.



Dan Marinos


















 

sabato 7 gennaio 2012

Catechismo finanziario. La genesi.


Michelangelo dipinse Dio con la maglia rosa come
simbolo della vittoria al Giro dopo la scalata del Calvario.


Non mi ricordo più con chi parlavo di questa cosa l'altro giorno, ovvero che a conti fatti l'economia fa tanto la ganza con modelli matematici puliti come una legge fisica con l'unica differenza che quest'ultima è in mano allo psicologicamente stabile universo mentre la prima riguarda pazzi scleroidi chiamati esseri umani. Che poi neanche la fisica è esente da ipotesi non realistiche: facile calcolare il movimento di un oggetto se si ipotizza di essere nel vuoto assoluto. Tuttavia questo punto debole è certamente microscopico rispetto al suo riverbero sull’economia, ed è un po’ anche per questo motivo, oltre al fatto che il denaro è lo sterco del diavolo, che gli economisti sono visti come esseri inutili o pericolosi. Scenario classico: se io e i miei amici finissimo su un isola deserta l’unico a rimanere a titillarsi i gingilli sarei io, mentre i medici cureranno, gli ingegneri costruiranno, i contadini coltiveranno e i letterati manterranno in vita la nostra cultura. Peccato che in un’isola deserta ancora non ci sono finito (Dio me ne scampi) e, comodo sulla terra ferma, posso tranquillamente dire che mentre i laureati in fisica si fondono il cervello per calcolare l’impatto tra due corpi in movimento, quelli di finanza gli permettono di avere il risarcimento danni.
Come detto purtroppo è innegabile che l’economia sia una materia decisamente più delicata di altre dal punto di vista delle assumptions di base. E si sa, il rischio di ipotesi poco solide è che generino dottrine piuttosto fragili. Come mai l’economia soffre di questo problema? E come mai nonostante tutto ha ancora un ruolo così importante? Permettetemi di rispondere aiutandomi con un ben noto racconto di fantasia.

“In principio Dio creò il mercato e l’Investitore. Costui era avverso al rischio e voleva massimizzare la propria utilità attesa. Purtroppo non c’era luce e quindi l’investitore non sapeva dove andare e come investire; allora Dio disse: “Sia luce!” e così l’Investitore poté selezionare il proprio portafogli in base al rendimento medio atteso e alla deviazione standard dei rendimenti del portafogli stesso. Il secondo giorno Dio vide che l’Investitore stava al bar a leggere la Gazzetta anziché a andare a contrattare titoli, e capì che il mercato non era ancora perfetto. Infatti l’unico partecipante era l’Investitore, che mica poteva cantarsele e suonarsele da solo. Per questo motivo egli creò un numero elevatissimo e di titoli (omogenei) e di altri investitori, impedendo tra l’altro che si formassero asimmetrie informative e costi di transazione. Fu un lavoro mastodontico, per cui se ne andò pure il terzo giorno e Dio arrivò al pomeriggio del quarto che c’aveva ancora da calibrare le menti umane affinché gli investitori avessero aspettative omogenee circa i rendimenti, le varianze e le covarianze attese di tutti i titoli disponibili. E fu sera e fu mattina: quinto giorno. Per semplificare le cose, Dio decise che tutti gli investitori dovevano decidere sulla base di un orizzonte uniperiodale uguale per tutti. Infine, il sesto giorno, la ciliegina sulla torta: siccome che alcuni non avevano abbastanza soldi, Egli introdusse un unico tasso privo di rischio al quale tutti potevano prendere a prestito o investire in maniera illimitata. E siccome Egli è magnanimo, fece tutto questo senza chiedere le tasse. Allora Dio, nel settimo giorno, portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò da ogni suo lavoro. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto: insomma, birra e televisione.

Tra tutti gli investitori, l’Investitore che si chiamava Adamo Smith si era innamorato di un’ Investitrice, tale Elvira Von Hayek che tutti per comodità Eva . Si erano conosciuti in un front office ma erano bastati pochi giorni e già si nascondevano a fare le zozzerie nel back office. Che poi, sinceramente, nessuno se ne accorgeva perché sul mercato c’erano talmente tanti partecipanti che se anche i due mancavano ogni tanto non succedeva proprio niente. Le cose andavano alla grande tra i due e sì, ogni tanto litigavano, ma non c’era shock che il mercato non fosse in grado di anticipare o, eventualmente, di assecondare correggendosi da sé.
Tuttavia tra i partecipanti ce n’era uno, tale Reinhard Serpen, che era il più astuto tra tutte le bestie fatte dal Signore Dio. Era talmente astuto che si bullava di essere stato il pioniere della teoria dei giochi, ma nessuno ci credeva perché non era stato fatto alcun film su di lui. Un giorno Serpen si avvicinò ad Eva e gli disse:
“E’ vero che Dio vi ha detto di non esercitare una call option se questa è out of the money, e viceversa se è in the money?”. Ed Eva rispose: “Si, altrimenti ha detto che moriremo”. Ma Serpen disse alla donna: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi non eserciterete una in the money, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male!”. La donna disse: “Come scusa?”. E Serpen disse: “Certo! Dio ha creato tutto ciò, il mercato, gli investitori e le regole. Eppure non ha creato sentimento. Non ha creato carità, compassione, bontà di cuore, voglia di sostenersi come fratelli e sorelle.”. Ed Eva: “Che storia! E come posso diventare compassionevole? Come posso amare gli altri come io amo me stessa?”.
A questo punto Serpen si fece piccolo piccolo, con gli occhi lucidi e la voce tremante come lo spread dei Bot italiani: “Beh vedi, tu non lo sai perché qua è tutto informatizzato, ma le call che hai in portafoglio le ho emesse io e beh, ecco, ora come ora sono in the money, percui se tu le esercitassi io ci perderei e tu ci guadagneresti. Però ho visto che le cose ti vanno piuttosto bene, mentre io sto un po’ a corto di liquidità, quindi ti chiedo per favore di graziarmi, di salvarmi, di redimermi: per favore, non esercitare anche se sei in the money!”
Eva, che sarà stata omogenea nelle aspettative dei rendimenti ma Santo Cielo era proprio una gonza, si commosse e lasciò scadere le opzioni senza esercitarle. Non solo, ma siccome anche Adamo ne aveva un po’ in portafogli, lo convinse a fare lo stesso. E piansero di gioia perché avevano aiutato un amico e avevano scoperto cosa voleva dire fare del bene e fare del male.

Il Signore Dio tuttavia si era autonominato capo della Consob; un incarico piuttosto facile, visto che il mercato essendo perfetto non aveva bisogno di controlli. Infatti l’Altissimo passava il tempo su internet a leggere blog stupidissimi sull’economia, tipo lavoce.info o chicago-blog.it o noisefromamerika.org. Ogni tanto poi leggeva Foa sul Giornale e si cagava addosso dal ridere. Beh insomma quel giorno –  DLIN DLON! – una notifica: era successo qualcosa di strano, qualcuno non aveva esercitato un’opzione anche se poteva…doveva esercitarla! In un attimo rintracciò i proprietari delle calls, e raggiunse Adamo ed Eva che ancora erano li complimentarsi di quanto erano stati bravi e di quanto fossero avari e meschini gli altri investitori. Ma quando videro Dio, ah se si spaventarono! “Cosa avete fatto, sciagurati?” disse Dio. “Abbiamo fatto del bene ad un amico, Serpen, che era a corto di liquidità!” risposero in coro. “Brutte teste di beta, come faceva ad essere corto di liquidità se ho permesso a tutti di indebitarsi illimitatamente a tasso free risk?”. E i due capirono di aver fatto una boiata, e che Serpen aveva fatto un extra profitto non previsto mentre loro due l’avevano preso in saccoccia.
Eva disse: “Serpen mi ha ingannata e io non ho esercitato!” e Dio disse a Serpen: “Poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutti gli investitori; sul tuo ventre camminerai implorando di avere di nuovo credito, ma visto che dici le bugie e quindi crei asimmetria informativa, ti verrà fatto a tassi più alti.”
Poi disse alla donna: “Moltiplicherò i tuoi titoli, tutti disomogenei che farai fatica boia a diversificare, e con dolore pagherai costi di transazione. E tutte le tue simili non avranno più orizzonti uniperiodali uguali, ma periodi diversi da 28 giorni, con eventuali anticipi e ritadi! E beccati pure le menopause, tiè!”
All’uomo disse: “Maledetto sia il mercato per causa tua! Con dolore vedrai gente monopolizzarlo, e se per caso il mercato reagisse correttamente verso il ribasso, la stampa ti darà dello speculatore! E la tua donna non ti darà mai retta, anzi le vostre aspettative su rischi e rendimenti non saranno mai uguali. E tutto questo finchè non tornerai ad essere terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai, con gli interessi. E ora, tutt’e tre, pagatemi il 12% sui capital gain e sui dividendi, iamm'bell'ia!”

Almeno, a me piace pensarla così. 


Dan Marinos

domenica 3 luglio 2011

La favola di Valutalandia e del simpatico FV.


I fratelli Grimm: a sinistra Fama, e a destra French.


In tutti i manuali riguardanti la valutazione finanziaria di un investimento, tangibile o intangibile, si giunge ad un certo punto alla fatidica frase: "Tuttavia, non sempre è disponibile un mercato dove cercare il prezzo di una determinata attività, nè tantomeno è possibile effettuare un confronto con dei cosiddetti comparables". Bene, per chi di voi è ancora alle prime lezioni di economia, è giusto che sappia che oltre questa frase il libro diventerà una valle di lacrime e sangue. Chi invece sa già a cosa mi sto riferendo ed è sopravvissuto o sopravvive all'impari lotta contro il Fair Value, potrà spero sorridere di fronte a questa fiaba scritta dai Fratelli Fama e French. Comincia così:

C'era una volta un paese dove tutto era facilmente valutabile con certezza e oggettività. Tutti gli abitanti infatti avevano a disposizione numerosi strumenti di semplice utilizzo che permettevano di quantificare tutto ciò che c'era attorno a loro, così da poter dare il giusto valore alle cose; nei dizionari le parole "circa", "pressapoco" e "più o meno" non esistevano. Tra questi abitanti c'era un simpatico ometto di nome Franceschino Valutatore.
Una mattina Franceschino si svegliò; il sole era già alto e la sveglia non aveva suonato. "Strano" pensò egli, e dette un'occhiata al suo orologio. Quale stupore ebbe notando che mancavano le lancette del quadrante! E mancavano anche all'orologio in cucina, e a quello del bagno! L'omino non capiva, ma tant'è! Era domenica e non era in ritardo per andare al lavoro. Decise comunque di uscire per schiarirsi le idee, e indossò la sua camicia preferita, quella con le iniziali FV. 
"Mmm" pensò fissando il suo il quadrante vuoto legato al polso" non ho alcun modo di capire quale ora dica il mio orologio, ma...ci sono! Farò un confronto con qualcuno, un comparables dotato di orologio!" Uscendo in cortile vide il suo vicino, un nobile destituito, tale Maurizio Paolo Ettore Ermenegildo Mentecattis (sapete come sono boriosi i nobili, con le loro sigle lunghissime sulla camicia). Egli era fermo, immobile, con la testa rivolta verso il basso a guardare la sua ombra: "Buondì, sa che ore sono?" chiese gentilmente Francesco. "No lo sa cosa è successo?" rispose egli: "sono scomparse le lancette di tutti gli orologi...è quasi impossibile sapere l'ora! Ma io ho la soluzione, usero un metodo indiretto: per sapere che ore sono adesso, conterò i secondi che trascorrono fino a quando il sole sarà sul punto più alto, cioè a mezzogiorno, e quindi la mia ombra sarà minimizzata. Allora, sapendo quanti secondi sono trascorsi, saprò che ore erano adesso."
Franceschino se ne andò via piuttosto imbarazzato e confuso. Pensò che forse il suo piatto preferito, il prosciutto col melone, gli avrebbe rinfrescato le idee. Si recò così al negozio di alimentari, e chiese al suo amico macellaio due etti di prosciutto. Egli tagliò diverse fette; poi, anzichè pesarle, si recò a latò del bancone dove vi era una grossa molla in posizione orizzontale. Tirò fuori dal taschino un cronometro, posizionò l'affettato sulla molla caricò e...PUM! Sparò il prosciutto contro il muro in fondo al negozio ad una decina di metri dalla molla. Poi, con nonchalance, raccolse il proiettile un pò sbrindellato ma ancora appiccicato all'intonaco, lo avvolse nella carta e lo diede a Franceschino, che era sbigottito. "Sa, oggi la bilancia non funziona" disse il macellaio, con un'aria di chi ha già raccontato 'sta storia venti volte stamattina: "Così per calcolare quanti etti ho affettato, ho usato un metodo indiretto: conoscendo la costante elastica h della molla e il suo allungamento x, ricavo l'energia potenziale conferita al prosciutto (=1/2*h*x2). Dopodichè, conoscendo lo spazio percorso dall'oggetto lanciato e il tempo di percorrenza che ho cronometrato ho potuto calcolare la velocità. Siccome l'energia si conserva passando da potenziale a cinetica, è un attimo ricavare la massa dalla formula m=2*E/v2 . Insomma, sono circa due etti e tre, cosa faccio, lascio?" "S-Si-Si...va bene...ma mi servivano anche due meloni..." balbettò Franceschino. Quando vide il macellaio prendere due bei meloni ed avvicinarsi alla molla, vi rinunciò urlando di fermarsi.
FV era veramente sconvolto, e le cose peggiorarono per tutta la giornata: sua suocerà contò i chicchi di riso uno ad uno per poter fare una regressione statistica e trovare un modello con un p-value accettabile che dicesse quanti "pugni" ci volevano per quattro porzioni di risotto. E tanti altri fatti incredibili, che non sto a raccontarvi, ma che testimoniavano l'inimmaginabile: non si poteva più misurare nulla in maniera oggettiva e certa!
Il Paese era nel panico più totale, una vera apocalisse: e difatti finì che arrivò Dio, dichiarando l'inizio del giudizio universale. Per capire chi fosse un degno abitante di Valutolandia (ah, non l'avevo ancora detto, è cosi che si chiama, Valutolandia...bel nome del cavolo)...dicevo, per capire chi fosse un degno Valutolandiano, Dio li mise tutti in fila e fece domande ad ognuno. Erano domande toste, e nessuno riusciva a rispondere, tipo: "Quanto hai peccato in vita tua?" oppure "Quanto vuoi bene al padre e alla madre?" o ancora "Quanto hai desiderato la roba degli altri?". Nessuno sapeva rispondere, perchè non avevano nessun modello da poter applicare. Qualcuno boffonchiava una capitalizzazione in perpetuity delle buone azioni compiute nell'ultima settimana, prendendola come media storica, altri supplicavano la presenza di almeno un comparable; non c'era niente da fare: erano tutte risposte sbagliate, e Dio li mandava all'inferno.
Infine arrivò il turno di Franceschino, che era spaventato e tuttavia aveva qualcosa che gli ronzava per la testa. "Tu, Francheschino Valutatore" dichiarò profondo Dio: "Dimmi, quanto sei stato bravo".
"Cazzo ne so...un po' !" disse molto francamente il nostro eroe: "non è che posso star qua a valutare tutto. Dimmelo tu quanto sono stato bravo!" E Dio sorridendo rispose: "Sei stato bravo Franceschino, e lo sei tutt'ora. Hai capito diversamente da tutti che le cose, specialmente se intangibili, non sono e non andrebbero mai valutate. Bene, puoi venire con me in paradiso."
E mentre salivano in un mondo migliore ed eterno, l'Onnipotente disse un'ultima cosa: " 'Va Franceschino, quanto credi che mi sia costato costruire tutto questo?" e lui rispose: "Ah Signò nun ce provà, che tanto non ti rispondo!"

FINE

Dan Marinos








Guida alla lettura - cosa ci insegna il racconto:

Semplice: quando dovete contare i secondi e non avete con voi l'orologio, anzichè pensare "uno...due...tre..." cominciate da centoventi, e non sbaglierete di un micron.

Benedetto Croce feat. Francesco De Sanctis feat. Aldo Grasso

sabato 19 marzo 2011

Romanzi cartolarizzati (parte terza)



Tony Junior arrivò ai piedi della borsa di New York, ed entrò. Ahimè, giustizia di Dio! Chi mai ammassa tanti inimmaginabili supplizi e dolori, quanti lui ne vide? E perché l’umana colpa a tal punto ci strazia ? Come  presso Cariddi le onde si infrangono cozzando contro quelle del mar Tirreno, così necessariamente avviene che qui i brokers ballino. Tony vide una moltitudine più numerosa che in altri luoghi, la quale provenendo dall’uno e dall’altro lato della sala contrattazioni rotolava pesanti titoli, spingendoli col petto ed emettendo alti lamenti. Incontrandosi si urtavano gli uni contro gli altri; e poi, in quello stesso punto, ognuno si volgeva indietro, e urlava: "Perché holdi? " e "Perché selli? " In tal maniera tornavano indietro attraverso il cerchio tenebroso da entrambe le direzioni fino al punto diametralmente opposto, gridandosi di nuovo il loro ritornello ingiurioso; poi, una volta qui arrivato, ciascuno tornava indietro, ripercorrendo il suo semicerchio fino allo scontro successivo. Tony cercava i suoi debiti cartolarizzati, che dai documenti risultavano essere codificati con la sigla abs38, e decise così di rivolgersi al portiere, giusto all’ingresso della sala:
«Mhf, Che volete? » disse sonnecchioso il portiere.
«Dovrei ottenere l’abs38. »
«Ah voi volete immatricolare una galera, no no no vi hanno male informato dovete andare alla capitaneria di porto. »
«Che cosa? No non voglio affatto immatricolare una galera, voglio solo il l’abs38»
«Dov’è il porto si trova in fondo alla città, è sulla riva del mare non potete sbagliarvi»
«Ma io non voglio il porto, voglio soltanto il l’abs38.»
«Eh? »
«L' ASSET BACKED SECURITY 38!!! »
«Ma che cosa c’è da gridare eh? Ma guarda che maniere! Ma dove credete di essere per Giove Pluvio? Andate allo sportello 1, corridoio a sinistra, l’ultima porta a destra, e non fatevi più vedere.»
Andò in fondo, ma non c’era nessuna porta. Provò alla porta di fronte ed entrò in un ufficio dove un colletto bianco si faceva spingere sull’altalena dalla segretaria.
«Ma chi vi ha autorizzato ad entrare nel mio ufficio? »
«Cerco lo sportello uno...»
«Allora andate a vedere la piantina al sesto piano e richiudete subito la porta. Che razza di insolente. Continuiamo pure signorina... »
Guardò la piantina: lo sportello uno era al pianterreno, sul corridoio a destra entrando.
«Che cosa desiderate?» disse l’impiegata.
«Desidero avere l’abs 38.»
«Allora vi hanno indicato male, dovete rivolgervi allo sportello 2»
«È quello a fianco a questo? »
«No quello è lo sportello 8, chiedete al portiere, lui vi saprà rispondere. »
Tornò dal portiere.
«Lo sportello 2!»
«Uffa vi ho già detto che il porto è in riva al mare! »
«Ma io non voglio il porto…» Prima che Tony saltasse dall’altra parte del bancone a riempire il portiere di pizze, intervenne un uomo di bell’aspetto, pelato e con un naso sporco di bianco.
«Signori signori un po’ di calma c’è gente che lavora qui. Che desidera il signore? »
«Non lo so signor prefetto, farfuglia delle cose in-in-incomprensibili. » balbettò il portiere
«Cerco lo sportello 2! » disse spazientito Tony.
«Lo sportello 2 dunque vediamo dove sarà lo sportello 2…?»
«L’ultima volta che l’ho visto, mi scusi ragioniere, era al terzo piano corridoio b porta sei, ragioniere. »
«Mmmm, ebbene ecco l’informazione. Vedete che non c’è bisogno di innervosirvi. »
Sciabattando Tony arrivò nella sala dello sportello 2. Due impiegate cianciavano allegramente.
«Signorina? Signorina? »
«Ma non vede che sono occupata? Dov’ero rimasta? A già alla situazione di suo marito, quel povero Claudius, ha messo su un impresa di acquedotti che…»
«SIGNORINA! »
«Quanto è sgarbata certa gente…si può sapere che vuole? »
«L’asset backed security 38 della casa sul nespolo e del solfato di rame.»
«Ce l’ha il formulario blu? »
«Il formulario blu?! »
«Come pretende di ottenere l’abs38 se non ha il formulario blu?! »
«E dove lo trovo? »
«Sportello uno! »
«Ma se è da li che vengo!»
Andò oramai in preda ad una crisi di nervi allo sportello uno e lo trovò chiuso.
«E' a far colazione» disse uno dello sportello accanto: «ma si può rivolgere allo sportello 35, chieda pure al portiere…» L’odiessea non era finita; iniziò una serie di formulari gialli e rosa corridio R e scala K formulari marroni sesto piano sportello 42 scala Z formulario rosso non vedete che sono occupata vendi derivato sportello 7 monitor etf index hold hold scala U ascensore alfa quinto piano assicurazione premio al rischio… Tony stava letteralmente impazzendo e credeva di essere vicino alla rinuncia, quando pensò ad un ultimo tentativo: mandare in crisi il sistema. Entrò nel primo ufficio a caso:
«Scusi è qui che si ritira il l’abs39? »
«L’ abs38 vorrà dire signore, beh si deve rivolgere a…»
«No no no io cerco il l’asset backed security 39, contrattato sulla nuova piattaforma istituita dalla circolare b65. »
«Come? La nuova circolare b65?  Aspetti un momento…» si rivolse allo sportello accanto: «Dì, la conosci la nuova circolare b65? »
«Aspetta la circolare b 65? Non la conosco bisognerebbe rivolgersi al coordinatore degli archivi del protocollo. E’ al quinto piano scala Z corridoio V. »
«No attualmente sono al secondo piano, scala H corridoio M. Ci andiamo subito. »
Agli archivi fu il panico:
«Circolare b65 per l’abs39? No, è colpa dell’ufficio degli avvisi delle nuove cedolari provvisorie che ha omesso di avvisarci. E’ al pian terreno, scala due corridoio T. Andiamoci. »
Anche quell’ufficio andò in panico:
«Arriva una nuova circolare e io non sono stato avvisato!? Andiamo dal direttore genereale aggiunto degli affari non trasmessi. »
«E dov’è? »
«Non lo so, chiediamolo al portiere. »
E fu il TILT! La notizia della sparizione di un fantomatico abs39, contrattato sull’oscura piattaforma b65, mandò in palla il sistema: le contrattazioni andarono in stallo perché gli speculatori cominciarono a vendere allo scoperto l’abs39 su altri mercati, convinti che prima o poi sarebbe saltato fuori, e a prezzo stracciato. Ma la gente continuava a cercarlo e a domandarlo, e più domandava più il prezzo saliva, ma il prezzo di cosa poi se il titolo non c’era? Qualcuno gridò che era stato cartolarizzato e spedito in Europa, ma anche li non lo trovava nessuno. Gli operatori persero velocemente fiducia nella borsa, e smisero di negoziare, almeno finché l’abs39 non fosse saltato fuori: il sistema crollò. Nella bufera di fogli che volavano, Tony intravide il suo debito che spuntava tra le carte impilate con equilibrio instabile sulla scrivania di un impiegato. La targhetta sul tavolo diceva “Mr. Lheman”. Questo uomo era così occupato che non alzò neppure la testa all'arrivo del piccolo principiante. "Buon giorno", gli disse Tony. "La vostra sigaretta si è spenta".
"Tre più due fa cinque. Cinque più sette: dodici. Dodici più tre: quindici. Buon giorno. Quindici più sette fa ventidue. Ventidue più sei: ventotto. Non ho tempo per riaccenderla. Ventisei più cinque trentuno. Ouf! Dunque fa cinquecento e un milione seicento ventiduemila settecento trentuno".
"Cinquecento e un milione di che?"
"Cinquecento e un milione di ... non lo so più. Ho talmente da fare! Sono un uomo serio, io, non mi diverto con delle frottole! Due più cinque: sette..."
"Cinquecento e un milione di che? Di stelle?". L’uomo guardò Tony sconcertato, pensando che il ragazzo avesse un piccolo principio di deficienza.
"Ma no, di debiti cartolarizzati".
"E che ne fai di cinquecento milioni di debiti?"
 "Cinquecento e un milioneseicentoventiduemilasettecentotrentuno. Sono un uomo serio io, sono un uomo preciso."
"E che te ne fai di questi debiti?"
"Niente. Li possiedo”.
"Tu possiedi anche le ipoteche?"
"Si."
"Ma sono io che possiedo la casa del nepsolo..."
"Tu non possiedi. Ci vivi dentro. È molto diverso".
"E a che ti serve possedere le ipoteche?"
"Mi serve ad essere ricco".
"E a che ti serve essere ricco?"
"A comperare degli altri debiti, se qualcuno ne trova".
"Che te ne fai?"
"Li amministro. Li conto e li riconto", disse l'uomo d'affari. "È una cosa difficile, ma io sono un uomo serio!"
Tony non era ancora soddisfatto. "Io, se possiedo un fazzoletto di seta, posso metterlo intorno al collo e portarmelo alle serate gay di Saint Tropez. Se possiedo un fiore, posso cogliere il mio fiore e portarlo con me alle feste. Ma tu non puoi cogliere i debiti".
"No, ma posso depositarli alla banca".
"Che cosa vuol dire?"
"Vuol dire che scrivo su un pezzetto di carta il numero di debiti e poi chiudo a chiave questo pezzetto di carta in un cassetto". È divertente, pensò Tony, e abbastanza poetico. Pensando di fare cosa grata, gli accese la sigaretta appoggiata al tavolo. Il piccolo piromane però non notò che il mozzicone era troppo vicino ai fogli: urtando distrattamente il posacenere la bionda rotolò sui fogli, compreso quello del debito di Tony, che prese fuoco rapidamente.


Insomma, alla fine della fiera i Badwill erano salvi!


Dan Marinos