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lunedì 17 settembre 2012

La traversata del deserto (da sinistra a destra)




Io, Dan Marinos, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione della tesi, mi trovavo al mare, in pausa dalla parola della segreteria universitaria e della testimonianza resa al mio relatore. Rapito in estasi, nel giorno del Signore, udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: «Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese: a Efeso, a Smirne, a Pèrgamo, a Tiàtira, a Sardi, a Filadèlfia e a Laodicèa.» Ora, come mi voltai per vedere chi stesse elencando le famose ruote della lotteria ebraica, vidi che la spiaggia era divenuta un deserto tanto vasto che i miei occhi non ne vedevano la fine.

Spinto da un istinto che non comprendevo, cominciai a camminare verso una direzione ignota e dopo pochi passi notai che attorno a me era solo sabbia, e sopra di me solo cielo. Intimorito, ma ostinato, proseguii finché vidi una sagoma avvicinarsi alla mia sinistra. Mi fermai; era un uomo solo, seguito da numerosi fratelli suoi. Giuntomi vicino, mi disse: «Ecco, noi eravamo vicini al comunismo. Guardaci ora, che attraversiamo il deserto per congiungerci alla vera fede e sostenere lo scudo crociato in un progetto politico programmato al successo. Unisciti a noi, e sostieni Moro.» Io guardai negli occhi quell’uomo oramai lontano dal tempo e rifiutai. Il gruppo si allontanò verso le dune che portavano al monte Iri, e dopo poco scomparvero alla vista.

Proseguii per un tempo infinito, sempre senza sapere il perché del mio cammino. Giunsi in un’oasi, e qui incontrai me stesso, adolescente: «Ricordati dei tempi delle superiori» disse il mio Io teenager, «quando tutti ti davano del comunista solo perché l’alternativa era essere un giovane padano, fascistello o disinteressato. Tu non sei mai stato comunista, appellativo idiota creato dalle altre categorie, e tuttavia hai comunque appoggiato le battaglie etiche della sinistra italiana. Ricorda: la destra è cattolica e berlusconiana. Fermati e redimiti.». Io guardai i suoi capelli, lunghi, biondi e boccolosi, e la sua felpa che sembrava una tunica perché di una taglia settanta volte sette più grande del dovuto. Poi, quando credevo fosse arrivato il momento di sedermi e riposare, vidi in lontananza un uomo. Spinto dalla curiosità mi allontanai dall’oasi, sordo dei richiami di me stesso. 

Il personaggio indossava un vestito colorato costoso, e scarpe straniere del colore del vestito. Portava un berretto grigio sulle ventitré, sotto l'ascella aveva una canna nera, con un pomo nero a forma di testa di can barbone. Dimostrava una cinquantina d'anni. La bocca storta. I capelli erano scappati dalla testa per rifugiarsi, ispidi e terrorizzati, sulla mandibola. Pensai fosse un inglese, o al massimo un tedesco per via dei guanti che portava, nonostante il caldo. Socchiuse gli occhi e mi disse: «Non c’è bisogno di presentarsi, già mi conosci. Leggevi il mio blog quando votasti contro il referendum sull’acqua pubblica. Ascoltavi la mia voce alla radio e su youtube quando mostravo l’andamento del debito pubblico a seconda dei governi italiani. E settimana scorsa, al sondaggio telefonico, ha risposto che l’unica lista che – forse – voteresti è “Fermare il Declino”. Possiamo attraversare il deserto insieme, e giungeremo a destinazione in un attimo.».

La mia mano, da sola, si mossa verso la sua. Le dita quasi si toccavano, quando vidi il suo anello a forma di teschio indiamantato. Improvvisamente ci fu come un violento terremoto. Il sole divenne nero come sacco di crine, la luna diventò tutta simile al sangue, le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra, come quando un fico, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i fichi immaturi. Il cielo si ritirò come un volume che si arrotola e tutti i monti e le isole furono smossi dal loro posto. Allora quattro grandi volti angelici apparvero dall’oscurità più totale, fissandomi con severità e disprezzo. Parlai per primo, affermando di aver visto la sagoma dell’uomo e che tutto quello che stava accadendo mi spaventava. Loro, schernendomi, dissero: «E’ solo un povero ragazzo, risparmiamogli la vita da questa mostruosità!» Li implorai di lasciarmi andare, che non m’importava più nulla, ma loro divennero ancora più furiosi urlarono con voci potenti come trombe: «Nel nome di Dio no! Non ti lasceremo andare!» Piansi, e mentre le lacrime quasi cadevano sulla sabbia dissi: «Vi prego, lasciatemi andare, è stato Belzebù a mettere quel demone al mio fianco!».

E la parola ormai sfinita si sciolse in pianto, ma la paura dalle labbra si raccolse negli occhi semichiusi nel gesto d'una quiete apparente. E io, piano, posai le dita all'orlo della mia fronte: quindi pensai che l’incubo era comunque meglio di Fassina al Ministero dello sviluppo economico.

Dan Marinos

martedì 17 gennaio 2012

La vita finanziaria dei poeti





Ho appena finito di leggere La vita finanziaria dei poeti, di tale Jesse Walter. Giudizio: è’ un libro OK. Chiaramente i commenti pubblicati sul retro del libro inneggiano al genio, mentre sulla fascetta rossa Nick Hornby si lascia andare ad un: “è il romanzo che più mi ha divertito nell’ultimo anno”. Ecco, la presenza di Nick Hornby era l’unica ragione che mi faceva desistere alla lettura.
Trama stuzzichevole:  un giornalista economico rischia di perdere casa e famiglia per via della crisi dei mutui subprime. Anzi, un ex-giornalista economico; Matt Prior, il protagonista, ha infatti lasciato il lavoro poco prima dell’inizio della crisi per dedicarsi completamente al suo sito internet di consigli finanziari scritti sottoforma di poesie: poetfolio.com. Insomma, c’è in ballo una difficoltà finanziaria dell’eroe (come con Nick Hornby, CTRL+C), un rapporto di coppia in crisi (CTRL+V), il rapporto un po’ difficile con il padre (CTRL+V), una scrittura simpaticissima e piena di termini usati da noi giovani (CTRL+V). Tuttavia la soluzione trovata dal protagonista per risolvere i problemi economici è originale: spacciare erba. E qui il romanzo prende tutta un’altra piega e diventa, come dicevo, un libro OK.
La droga non sarà né una soluzione né una cosa necessaria per scrivere poesie, però pensate a Verga e a come avrebbe potuto chiudere con classe i Malavoglia se anziché lupini, Bastianazzo avesse trasportato cinque chili di roba dal Marocco. E Mazzarò? Quanto stile nel morire fumandosi tutto un magazzeno di pachistano nero: di certo non sarebbe andato in giro a tirare calci ai tacchini. E l’incendio nel palazzo dei Trao? Mai addormentarsi con la sigaretta accesa. Il fumo, il fumo, il fumo. Anche il buon Zeno l’aveva capito; e se Svevo gli avesse fatto fare trading di canapa anziché di solfato di rame, di sicuro non avrebbe mandato la società di commercio all’aria. Ma di Verga e Svevo già avevamo letto e detto nei romanzi cartolarizzati; ritorniamo invece agli economisti-poeti. Ora, di gente laureata in Economia e Commercio che si mette poi a scrivere di cose del tutto diverse, “più elevate” diciamo, ce n’è una marea. Oggi voglio rendere onore invece a chi invece rimane nel mondo dell’economia e tuttavia, tra un’attualizzazione e una rendicontazione, spara qualche perla assoluta che non sarà in versi ma di certo è poesia. E’ il caso di piccole frasi scritte su tomi noiosi e affermazioni improvvise durante lezioni soporifere: non faciliteranno il duro studio dello studente, ma almeno lo decorano.
Prendo come esempio (e mi ricollego tra l’altro al discorso della droga) il ben noto Katz-Rosen, manuale di Microeconomia, il quale nel terzo capitolo definisce i beni sostituti aiutandosi con il seguente esempio: “un aumento del prezzo dell’eroina determina un incremento della quantità domandata di metadone. Beni come l’eroina e il metadone, tali che un aumento del prezzo dell’uno determini un incremento della quantità domandata dell’altro, vengono definiti sostituti.”. E via poi di esercizi: “Secondo van Ours (1995) l’elasticità della domanda di oppio è 0.7, nel breve periodo e 1 nel lungo periodo. Spiegate perché l’elasticità della domanda di oppio dovrebbe essere maggiore nel lungo anziché nel breve periodo, e in base alla risposta spiegate l’influenza dell’aumento di prezzo dell’oppio sui crimini legati al consumo della droga”. D’altro canto un manuale che ad ogni capitolo cita gente come Mick Jagger, Che Guevara, il film Casablanca, Emily Dickinson e il proverbio: “Ci sono diversi modi per scuoiare un gatto”, beh, non deve essere stato scritto da contabili privi di sentimento.
A proposito di contabili che provano sentimenti: esistono? Probabilmente no, ma qualcuno sicuramente è dotato di ironia: “La Superstore Doors Srl opera nel settore della vendita di strumenti musicali. Nel corso del 200X+1 si manifestano i seguenti accadimenti: 1) si acquistano 5 bassi “MusicMan Sing-Ray five strings” pagandoli 1.200€ ognuno 2) si vendono 3 bassi di tale modello a 1.950 € ognuno 3) un commando di fanatici nemici della musica rock assalta il centro vendita causando la distruzione irrimediabile di 1 basso; tale evento non fruisce di alcuna copertura assicurativa”. Così Maurizio Pini sceglie di spiegare le rimanenze di magazzino in Basic FinancialAccounting: è evidente che in questo caso il Pini si è fatto sopraffare da una reminescenza anni settanta (se stia dalla parte del venditore di strumenti musicali o dalla parte del commando anti-rock, non ci è dato saperlo). Inutile il tentativo di ritorno alla normalità con la questione della  copertura assicurativa: lo spirito poetico si è manifestato indelebilmente.
Più le cose si fanno complicate, più si rasentano gli apici della genialità. Le matricole bocconiane infatti sbrodolano dicendo che Lorenzo Peccati è seriamente candidato a vincere il nobel per la matematica; il fatto che il professore venga nominato ogni anno per un premio che non esiste la dice lunga sulla sua figura leggendaria. La quale tuttavia non sarebbe nulla senza l’appoggio di Erio Castagnoli. I due si scatenano letteralmente sui testi di Matematica in Azienda, ironizzando allegramente tra di loro (si veda l’introduzione: “E’ stato riscritto da L.Peccati il miglior capitolo […]che era dovuto a E. Castagnoli: ora dovrebbe essere comprensibile” o il capitolo 2.3: “L’ APV fu proposto da Myers nel 1973 e riproposto, in versione generalizzata, dal più peloso dei due autori”), polemizzando con i linguisti (per esempio, alla nota di pagina 4: “I vocabolari della lingua italiana riportano tre significati di tasso: (i) pianta delle conifere, (ii) mammifero, (iii) incudine senza punte . Ciò che usualmente è detto tasso si dovrebbe invece chiamare propriamente saggio. Seppur a malincuore , ci pieghiamo all’uso corrente”) e filosofeggiando sull’assurdo (a pagina 8: “un BOT che rende il 7 (per cento) non è come il tram della linea 7. Se saliamo sul 7 e scendiamo dal 7 abbiamo viaggiato sul 7 (inteso come tram). Se saliamo sul 7 e scendiamo dal 7 (inteso come tasso) possiamo aver viaggiato sul 6).
Attenzione però: essere poeti non significa essere belli, simpatici e gentili. Come il buon Verlaine sparava a Rimbaud, sono altrettanto leggendarie (e dunque non necessariamente vere) le esecuzioni di schiere di studenti caduti sotto i colpi del Peccati e del Pini. Eliminati ad esami orali da sentenze storiche quali: “Questo problema è difficile: la soluzione la sappiamo soltanto io e Dio”. Sarà: nel frattempo chiudo con una delle poesie più belle. Probabilmente fu uno strafalcione,  ma le parole rimasero impresse nei i miei appunti. Per mia scelta l'autore rimarrà sconosciuto e sempre per mia scelta il titolo è: Incentivazione.

Tiragli il cappello
dall'altra parte della siepe
e chiedigli di riprenderlo.
E non che poi gli altri no,
e devi tornare indietro.

Dan Marinos

domenica 27 novembre 2011

Proverbiale ignoranza



INTRODUZIA:
L'altro giorno il buon Aristocle, mentre si parlava dell'articolo con le poesie modificate di qualche settimana fa, ha sparato una perla:  "l'unione fa la farsa". Vuoi che ieri sono stato 7 ore al mare, vuoi che per arrivarci e tornare indietro ci sono volute 23 ore nette di autobus (su 800 km di tragitto, ergo una media di 34 km/h), vuoi che non avevo  niente da leggere e che non si poteva dormire perchè la strada sembrava essere stata bombardata dai nazisti e l'autista voleva testare le sospensioni nuove di trent'anni fa...
Insomma, ho trovato il tempo per mettermi a giocare con qualche proverbio, chiudendo così con quest'articolo il ciclo sull'attualità che ha coinvolto il blog negli ultimi articoli pubblicati. I proverbi, i modi di dire e le frasi fatte sembrano quasi fatti apposta per essere modificati a proprio piacimento, perchè sostanzialmente nella loro forma originale non vogliono dire nulla. Anzi, è' stato così facile riformularli che ho il terrore di averli copiati da qualche parte ma non ricordo dove. Personalmente poi ho un odio profondo verso molti proverbi, tipo "l'eccezione che conferma la regola", che si spaccia per perla di saggezza ma che invece è una presa per il culo. 
Detto questo...

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Eurobond.
L'Unione fa la farsa

Germania.
Non c'è UE senza te

Ribadire.
Chi c'è CEE, chi non c'è non CEE.

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Dimissioni
Tanto fumo poco arresto

Festeggiare 
Chi va via perde il posto nell'isteria

La minaccia
Il padrone è ritornato e il postribolo va ridato

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Il nuovo arrivato
Tra il dire e il fare c'è di mezzo il Quirinale

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Banchiere di Dio
Christmas with the IOR, Easter what you want 

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Nostalgia
Quando c'era Lui, Trani arrivava in orario.

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 Qualcuno piscia sempre fuori dal vaso
L'asse del w.c. è sempre più verde.

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Neo-ministro degli Interni
Donna alla Volante
 
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In tribunale faceva freddo
Vendute con trenta den.
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Paura di perdere
L'elezione che conferma la regola

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Probabilità di vittoria
La p(V) dei ciellini è tanta

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Notizie secondo necessità.
Il cane è il miglior amico dell'uopo.

domenica 23 ottobre 2011

Cata-strofe.


 
Saldati
"Si sta come
d'autunno
 sugli alfieri
le folle"

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Via dal campo (de' fiori)

"Dai manifestanti non nasce niente,
dai governi nasce il default"

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Scambio d'identità

"Ma io non ci sto più", gridò il banchiere e poi
tutti pensavano al nome novello,
l'amico di Mario, o un nuovo venuto;
ma il governo ha scelto Visco,
non quello lì, ma quello là.
E forse questo Silvio non lo sa.

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A cambiar le regole del gioco 

"Lotte e cariche inseguendo un block,
sotto il cielo di un'estate valsusina.
E negli occhi tuoi voglia di vincere,
in autunno un'avventura in più"
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Idolatria
"Tanto gentile e tanto onesta pare
la gente mia, quand'ella altrui valuta,
e se la Vergine, tremando, è caduta,
li occhi no l'ardiscon di guardare."
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 Sodomia fiscale
"Bianca banca nel tacito tumulto
un conto apparì sparì d'un tratto;
come un buco, che,largo,esterrefatto,
s'aprì si chiuse, nella notte nera."

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Er barcarolo va (controcorente)

 "Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove sulle utilitarie
  salmastre ed arse,
  sui san pietrini
  scagliati divelti,
piove su i miti
divini,
su le finestre fulgenti
da scritte anarchiche accolte,
su i Palazzi folti
di zoccole piacenti,
piove su i loro volti
  Silviani,
piove su le loro mani
ignude,
su i nostri vestimenti
  antimanganello,
su stupidi pensieri
  che l'animale schiude
novello,
su la favola bella
che sabato
  t'illuse, che oggi m'illude,
o novantanove.

Li mortacci quanto piove."


sabato 19 marzo 2011

Romanzi cartolarizzati (parte terza)



Tony Junior arrivò ai piedi della borsa di New York, ed entrò. Ahimè, giustizia di Dio! Chi mai ammassa tanti inimmaginabili supplizi e dolori, quanti lui ne vide? E perché l’umana colpa a tal punto ci strazia ? Come  presso Cariddi le onde si infrangono cozzando contro quelle del mar Tirreno, così necessariamente avviene che qui i brokers ballino. Tony vide una moltitudine più numerosa che in altri luoghi, la quale provenendo dall’uno e dall’altro lato della sala contrattazioni rotolava pesanti titoli, spingendoli col petto ed emettendo alti lamenti. Incontrandosi si urtavano gli uni contro gli altri; e poi, in quello stesso punto, ognuno si volgeva indietro, e urlava: "Perché holdi? " e "Perché selli? " In tal maniera tornavano indietro attraverso il cerchio tenebroso da entrambe le direzioni fino al punto diametralmente opposto, gridandosi di nuovo il loro ritornello ingiurioso; poi, una volta qui arrivato, ciascuno tornava indietro, ripercorrendo il suo semicerchio fino allo scontro successivo. Tony cercava i suoi debiti cartolarizzati, che dai documenti risultavano essere codificati con la sigla abs38, e decise così di rivolgersi al portiere, giusto all’ingresso della sala:
«Mhf, Che volete? » disse sonnecchioso il portiere.
«Dovrei ottenere l’abs38. »
«Ah voi volete immatricolare una galera, no no no vi hanno male informato dovete andare alla capitaneria di porto. »
«Che cosa? No non voglio affatto immatricolare una galera, voglio solo il l’abs38»
«Dov’è il porto si trova in fondo alla città, è sulla riva del mare non potete sbagliarvi»
«Ma io non voglio il porto, voglio soltanto il l’abs38.»
«Eh? »
«L' ASSET BACKED SECURITY 38!!! »
«Ma che cosa c’è da gridare eh? Ma guarda che maniere! Ma dove credete di essere per Giove Pluvio? Andate allo sportello 1, corridoio a sinistra, l’ultima porta a destra, e non fatevi più vedere.»
Andò in fondo, ma non c’era nessuna porta. Provò alla porta di fronte ed entrò in un ufficio dove un colletto bianco si faceva spingere sull’altalena dalla segretaria.
«Ma chi vi ha autorizzato ad entrare nel mio ufficio? »
«Cerco lo sportello uno...»
«Allora andate a vedere la piantina al sesto piano e richiudete subito la porta. Che razza di insolente. Continuiamo pure signorina... »
Guardò la piantina: lo sportello uno era al pianterreno, sul corridoio a destra entrando.
«Che cosa desiderate?» disse l’impiegata.
«Desidero avere l’abs 38.»
«Allora vi hanno indicato male, dovete rivolgervi allo sportello 2»
«È quello a fianco a questo? »
«No quello è lo sportello 8, chiedete al portiere, lui vi saprà rispondere. »
Tornò dal portiere.
«Lo sportello 2!»
«Uffa vi ho già detto che il porto è in riva al mare! »
«Ma io non voglio il porto…» Prima che Tony saltasse dall’altra parte del bancone a riempire il portiere di pizze, intervenne un uomo di bell’aspetto, pelato e con un naso sporco di bianco.
«Signori signori un po’ di calma c’è gente che lavora qui. Che desidera il signore? »
«Non lo so signor prefetto, farfuglia delle cose in-in-incomprensibili. » balbettò il portiere
«Cerco lo sportello 2! » disse spazientito Tony.
«Lo sportello 2 dunque vediamo dove sarà lo sportello 2…?»
«L’ultima volta che l’ho visto, mi scusi ragioniere, era al terzo piano corridoio b porta sei, ragioniere. »
«Mmmm, ebbene ecco l’informazione. Vedete che non c’è bisogno di innervosirvi. »
Sciabattando Tony arrivò nella sala dello sportello 2. Due impiegate cianciavano allegramente.
«Signorina? Signorina? »
«Ma non vede che sono occupata? Dov’ero rimasta? A già alla situazione di suo marito, quel povero Claudius, ha messo su un impresa di acquedotti che…»
«SIGNORINA! »
«Quanto è sgarbata certa gente…si può sapere che vuole? »
«L’asset backed security 38 della casa sul nespolo e del solfato di rame.»
«Ce l’ha il formulario blu? »
«Il formulario blu?! »
«Come pretende di ottenere l’abs38 se non ha il formulario blu?! »
«E dove lo trovo? »
«Sportello uno! »
«Ma se è da li che vengo!»
Andò oramai in preda ad una crisi di nervi allo sportello uno e lo trovò chiuso.
«E' a far colazione» disse uno dello sportello accanto: «ma si può rivolgere allo sportello 35, chieda pure al portiere…» L’odiessea non era finita; iniziò una serie di formulari gialli e rosa corridio R e scala K formulari marroni sesto piano sportello 42 scala Z formulario rosso non vedete che sono occupata vendi derivato sportello 7 monitor etf index hold hold scala U ascensore alfa quinto piano assicurazione premio al rischio… Tony stava letteralmente impazzendo e credeva di essere vicino alla rinuncia, quando pensò ad un ultimo tentativo: mandare in crisi il sistema. Entrò nel primo ufficio a caso:
«Scusi è qui che si ritira il l’abs39? »
«L’ abs38 vorrà dire signore, beh si deve rivolgere a…»
«No no no io cerco il l’asset backed security 39, contrattato sulla nuova piattaforma istituita dalla circolare b65. »
«Come? La nuova circolare b65?  Aspetti un momento…» si rivolse allo sportello accanto: «Dì, la conosci la nuova circolare b65? »
«Aspetta la circolare b 65? Non la conosco bisognerebbe rivolgersi al coordinatore degli archivi del protocollo. E’ al quinto piano scala Z corridoio V. »
«No attualmente sono al secondo piano, scala H corridoio M. Ci andiamo subito. »
Agli archivi fu il panico:
«Circolare b65 per l’abs39? No, è colpa dell’ufficio degli avvisi delle nuove cedolari provvisorie che ha omesso di avvisarci. E’ al pian terreno, scala due corridoio T. Andiamoci. »
Anche quell’ufficio andò in panico:
«Arriva una nuova circolare e io non sono stato avvisato!? Andiamo dal direttore genereale aggiunto degli affari non trasmessi. »
«E dov’è? »
«Non lo so, chiediamolo al portiere. »
E fu il TILT! La notizia della sparizione di un fantomatico abs39, contrattato sull’oscura piattaforma b65, mandò in palla il sistema: le contrattazioni andarono in stallo perché gli speculatori cominciarono a vendere allo scoperto l’abs39 su altri mercati, convinti che prima o poi sarebbe saltato fuori, e a prezzo stracciato. Ma la gente continuava a cercarlo e a domandarlo, e più domandava più il prezzo saliva, ma il prezzo di cosa poi se il titolo non c’era? Qualcuno gridò che era stato cartolarizzato e spedito in Europa, ma anche li non lo trovava nessuno. Gli operatori persero velocemente fiducia nella borsa, e smisero di negoziare, almeno finché l’abs39 non fosse saltato fuori: il sistema crollò. Nella bufera di fogli che volavano, Tony intravide il suo debito che spuntava tra le carte impilate con equilibrio instabile sulla scrivania di un impiegato. La targhetta sul tavolo diceva “Mr. Lheman”. Questo uomo era così occupato che non alzò neppure la testa all'arrivo del piccolo principiante. "Buon giorno", gli disse Tony. "La vostra sigaretta si è spenta".
"Tre più due fa cinque. Cinque più sette: dodici. Dodici più tre: quindici. Buon giorno. Quindici più sette fa ventidue. Ventidue più sei: ventotto. Non ho tempo per riaccenderla. Ventisei più cinque trentuno. Ouf! Dunque fa cinquecento e un milione seicento ventiduemila settecento trentuno".
"Cinquecento e un milione di che?"
"Cinquecento e un milione di ... non lo so più. Ho talmente da fare! Sono un uomo serio, io, non mi diverto con delle frottole! Due più cinque: sette..."
"Cinquecento e un milione di che? Di stelle?". L’uomo guardò Tony sconcertato, pensando che il ragazzo avesse un piccolo principio di deficienza.
"Ma no, di debiti cartolarizzati".
"E che ne fai di cinquecento milioni di debiti?"
 "Cinquecento e un milioneseicentoventiduemilasettecentotrentuno. Sono un uomo serio io, sono un uomo preciso."
"E che te ne fai di questi debiti?"
"Niente. Li possiedo”.
"Tu possiedi anche le ipoteche?"
"Si."
"Ma sono io che possiedo la casa del nepsolo..."
"Tu non possiedi. Ci vivi dentro. È molto diverso".
"E a che ti serve possedere le ipoteche?"
"Mi serve ad essere ricco".
"E a che ti serve essere ricco?"
"A comperare degli altri debiti, se qualcuno ne trova".
"Che te ne fai?"
"Li amministro. Li conto e li riconto", disse l'uomo d'affari. "È una cosa difficile, ma io sono un uomo serio!"
Tony non era ancora soddisfatto. "Io, se possiedo un fazzoletto di seta, posso metterlo intorno al collo e portarmelo alle serate gay di Saint Tropez. Se possiedo un fiore, posso cogliere il mio fiore e portarlo con me alle feste. Ma tu non puoi cogliere i debiti".
"No, ma posso depositarli alla banca".
"Che cosa vuol dire?"
"Vuol dire che scrivo su un pezzetto di carta il numero di debiti e poi chiudo a chiave questo pezzetto di carta in un cassetto". È divertente, pensò Tony, e abbastanza poetico. Pensando di fare cosa grata, gli accese la sigaretta appoggiata al tavolo. Il piccolo piromane però non notò che il mozzicone era troppo vicino ai fogli: urtando distrattamente il posacenere la bionda rotolò sui fogli, compreso quello del debito di Tony, che prese fuoco rapidamente.


Insomma, alla fine della fiera i Badwill erano salvi!


Dan Marinos

sabato 12 marzo 2011

Romanzi cartolarizzati (parte seconda)



Nella precedente puntata: i Badwill sono una famiglia del Colorado. Hanno concluso con lo zio Crocifisso una speculazione riguardante un carico da sessanta tonnelate di lupini...no scusate, di solfato di rame. Le cose però non girano affatto per il verso giusto: l'affare, che sembrava sicuro e redditizio, sta andando male e il credito verso lo Zio comincia a pesare sulla famiglia, già indebitata col banchiere Helmer per il mutuo sulla casa del nespolo. Il capofamiglia, Padron Tony, riceve una convocazione presso l'ufficio di polizia della città. 


L'ufficio era situato a circa trecento metri da casa sua. Dentro c’era l'aiutante del commissario di polizia del quartiere.
«Tu cosa vuoi?» gridò.
«Mi hanno chiamato... con un invito...» rispose come meglio poté padron Tony.
«È per la questione di quel denaro che deve pagare, C'è una denuncia contro di voi! Non pagate i debiti! C'è poco da darsi tante arie!» s'affrettò a dire l'impiegato staccando gli occhi dalla carta. «Ecco qua!» e gettò davanti a Tony un quaderno, indicandovi un punto. «Leggete !»
Lo lesse una volta, un'altra, e non capì. «Ma cos'è?» chiese all'impiegato.
«Vi si chiede la restituzione di una somma, da voi ricevuta dietro emissione di una promessa di pagamento. Dovete pagare, con tutte le spese, le penali eccetera, oppure fare una dichiarazione scritta circa il termine entro il quale potrete pagare, impegnandovi nel frattempo a non lasciare la capitale e a non vendere né occultare i vostri averi. Con ciò, il creditore ha diritto di mettere in vendita i vostri averi e di agire nei vostri confronti a termini di legge.»
«Ma io... non devo niente a nessuno, a parte allo Zio Crocifisso e al banchiere Helmer!»
«Appunto! Abbiamo ricevuto, per farla valere, una cambiale scaduta e legalmente protestata per l'ammontare di centoquindici mila dollari, da voi rilasciata, circa nove mesi fa, al banchiere Helmer, e il banchiere Helmer l'ha girata alla Lehman Brothers; ed è per questo che vi abbiamo invitato a fare una dichiarazione.»
«Ma com’è finito il mio mutuo per la casa del nespolo alla Lehman Brothers? Io l’avevo acceso con Helmer!»
«Certo, ma lui l’ha cartolarizzato assieme a milioni di altri mutui subprime e li ha venduti in massa alla banca che poi li ha rigirati su Wall Street.»
«Scusi, ma io allora, esattamente, a chi devo i soldi? »
«Questo non lo possiamo sapere, non è di nostra competenza. Arrivederci.»
Mentre padron Tony discuteva nell’ufficio della polizia, la voce della disgrazia già girava per tutto il paese; la gente si recava ai bordi della casa del nespolo ad effettuare valutazioni sul valore dell’immobile, così da poterlo poi comprare all’asta fallimentare.  La casa dei Badwill era sempre stata una delle prime a Trezza; ma adesso era una asset che faceva acqua da tutte le parti. Infine cosa poteva valere? Ognuno allungava il collo sul muro dell’orto, e ci dava un’occhiata, per stimarla così a colpo. Don Silvestro sapeva meglio di ogni altro come andassero le cose, perché le carte le aveva lui, alla segreteria di Aci Castello.
« Volete scommettere che non è tutt’oro quello che luccica?» andava dicendo. Ei sapeva che sulla casa c’era l’ICI da cinquecento dollari l’anno. Allora si misero a fare il conto sulle dita di quel che avbrebbe potuto vendersi la casa, coll’orto e tutto.
« Né la casa né la barca si possono vendere perché ci è su la dote di Maruzza! » diceva qualcun altro.
«Sicuro! C’è l’ipoteca dotale » lasciò andare Don Silvestro. « Allora il vero disgraziato è lo zio Crocifisso che ci perde il credito del suo solfato di rame. »
Già, perché era successo che una sera Tony Junior venne a cercarmi con un dispaccio che egli non intendeva: conteneva solo tre parole, 60 tons settled, ed io lo intesi subito. Glielo dissi: si capiva da quel dispaccio che il prezzo, che i Badwill avevano fissato per l’esecuzione dell' ordine con lo zio Crocifisso, era stato raggiunto e che perciò eravano felici proprietari di sessanta tonnellate di solfato di rame. Intanto il prezzo andava giù, giù, ogni giorno più giù ed avevano nell’esecuzione del nostro ordine e nella immediata impossibilità di cedere la merce a quel prezzo ad altri l’opportunità di studiare tutto il fenomeno. La loro perdita aumentò. Poi per parecchio tempo non parlammo più del solfato, finché non venne da Londra una lettera con la quale ci si invitava al pagamento e a dare istruzioni per la spedizione. Ricevere, immagazzinare sessanta tonnellate! A Tony J. cominciò a girare la testa. Facemmo i calcoli di quanto avrebbero speso per conservare tale merce per varii mesi. Una somma enorme! Ecco la sua idea: la merce gli era stata venduta franco Trieste da gente che doveva pagarne il trasporto dall’Inghilterra. Se egli ora avesse ceduta la merce ai suoi stessi venditori che avrebbero perciò risparmiate le spese per tale trasporto, egli avrebbe potuto fruire di un prezzo più vantaggioso di quello che gli veniva offerto a Trieste. La cosa non era tanto vera, ma per fargli piacere, nessuno la discusse.
Tornò Padron Tony dalla centrale di polizia:
«Ora siamo rovinati.» disse. A quelle parole, prima Maruzza e poi tutti gli altri tornarono a piangere di nuovo e i ragazzi vedendo piangere  i grandi si misero a piangere anche loro. Ma il capofamiglia ebbe un impeto d’orgoglio e disse che bisognava pagare il debito allo zio Crocifisso e anche il mutuo sulla casa, e non si doveva dire dei Badwill che “il galantuomo, come impoverisce, diventa birbante”. Tuttavia si venne a sapere che anche lo zio Crocifisso aveva ceduto il proprio credito alla Lehman Brothers ed ora le disgrazie dei Badwill circolavano allegramente a Wall Street. Il più intraprendente della famiglia, il giovane Tony Junior, decise che sarebbe partito alla volta della grande mela al fine di rintracciare le due cambiali (il mutuo sulla casa e il prestito per il solfato di rame) ed implorare l'attuale possessore dei titoli di ritardare la riscossione dei pagamenti. Egli partì.
In attesa di sue notizie, Padron Tony si rivolse allo zio Crocifisso, chiedendogli il perchè fosse stato così fetuso da abbandonarli in un momento difficile, cedendo il credito a chissà quale speculatore e speculando così egli stesso.
«Converrete anche voi » rispose lo zio: « che c'è un avanzamento, un progresso, non fosse che in nome della scienza e della verità economica... »
Padron Tony, rimasto interdetto per la risposta chiaramente evasiva, pensò se fosse meglio richiedere una spiegazione più precisa, o passare direttamente alla lupara. Barrò la prima soluzione.
« Se a me per esempio » continuò Crocifisso: « dicevano: "ama" e io amavo, che cosa ne seguiva? Ne veniva che io strappavo il giaccone per metà, lo dividevo col prossimo, e tutt'e due restavamo mezzo nudi. La finanza invece dice: ama prima di tutti te solo, giacchè tutto il mondo è fondato sull'interesse -composto- personale. Se amerai te solo, farai i tuoi affari come si deve, e il tuo giaccone rimarrà integro. La verità economica poi aggiunge che, quanti più affari privati bene assestati e, per così dire, giacconi interi ci sono nella società, tanto più numerosi sono i suoi solidi fondamenti e tanto meglio vi si assesta anche l'interesse comune. Pertanto, acquistando unicamente per me, con ciò stesso appunto acquisto per tutti e ottengo che il prossimo riceva qualcosa pi di un giaccone strappato, e non già delle liberalità private, singole, ma in conseguenza del progresso generale.» Padron Tony si innervosì:
«Mi hai trapanato i cabasisi con queste teorie. Dì piuttosto che sei uno sporco egoista! Tutti arrichiscono con vari metodi, e così anche a voi è venuta voglia d'arricchire al più presto. A spese altrui, alla svelta, senza fatica!». Zio Crocifisso arrosì e balbettò che le cose non stavano in quel modo, ma Tony incalzava: « Di che via date briga? Tutto è riuscito secondo la vostra stessa teoria. Portate alle conseguenze ciò che poco fa predicavate, e ne verrà che si può scannar la gente. Voi direte che in tutto c'è misura, che l'idea economica non è ancora l'invito all'assassinio, ma è vero che voi...» e qui Tony imbracciò la lupara: «Ma è vero che voi diceste a mia sorella, vostra fidanzata, nell'ora stessa in cui n'avevate ricevuto il consenso per il matrimonio, che soprattutto eravate lieto che fosse povera, perchè è pià vantaggioso levar la moglie dalla miseria, per poi dominarla, e rinfacciarle ch'è stata da voi beneficiata! Cornutuuuu!!!»
E così dicendo, spedì lo Zio nell'allegro inferno siciliano, che la tradizione vuole essere una grande città, praticamente una metropoli, dove non ci sono carrube ma solo polenta e tutto è avvolto nella nebbia e nella dichiarazione dei redditi. Insomma, un luogo Comune.

Ma non dimentichiamoci di Tony Junior. Ce la farà a recuperare le cambiali cartolarizzate? E i Badwill si salveranno dalla bancarotta? Lo sapremo nella terza (ed ultima, se Dio vole) uscita de Romanzi cartolarizzati.

Dan Marinos

sabato 5 marzo 2011

Romanzi Cartolarizzati (parte prima)



Allora, il Corriere ha pubblicato i Classici del pensiero libero. Il Giornale ci si può accaparrare il Testamento politico di Mussolini. Millemila altri quotidiani e riviste han fatto promozioni simili. Come sempre noi dell'Economostro cavalchiamo l'onda del successo per cui non possiamo esimerci dal partecipare alla pratica dell'allegato intellettuale, ovviamente rendendolo ancora più attraente. Parte quindi la mini serie di due puntate Romanzi Cartolarizzati.
L'offerta è questa: abbiamo selezionato per Voi i migliori romanzi di tutti i tempi, li abbiamo un pò stralciati e taroccati, ed infine li abbiamo uniti in un unico portfolio, il quale diventa così entità a sé stante e commerciabile in tutti i mercati. Qui di seguito potete godere della prima parte del portfolio: se credete di riconoscere le novels sottostanti, buon per Voi...perchè per noi oramai sono fuori controllo.

Un tempo i Badwill erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza, Colorado; ce n’erano persino ad Denver, e ad Aci Castello, tutti buona e brava gente di mare, proprio all’opposto di quel che sembrava dal nomignolo, come dev’essere. Adesso a Trezza non rimanevano che i Badwill di padron Tony, quelli della casa del nespolo, e della Provvidenza ch’era ammarata sul greto, sotto il lavatoio, accanto alla Concetta dello zio Cola e alla paranza di padron Fortunato. Povero padron Tony. La casa non era pagata. Era la sua nemica, quella casa. Ogni volta che egli faceva scricchiolare il pavimento della veranda, la casa diceva, sfacciata: non sono tua, Anthony Badwill, e non lo sarò mai. Il banchiere a cui apparteneva la casa era uno dei suoi peggiori nemici. Helmer il banchiere. La feccia dell’umanità. Più di una volta aveva dovuto presentarsi a Helmer per dirgli che non aveva abbastanza soldi per sfamare la sua famiglia. Helmer, i capelli grigi ordinatamente scriminati e le mani morbide, gli occhi da banchiere che parevano ostriche ogni volta che Anthony Badwill diceva di non aver soldi per pagare le rate della casa. Impossibile parlare a un uomo della sua razza. Odiava Helmer. Gli sarebbe piaciuto spezzargli l’osso del collo, strappargli il cuore dal petto e poi calpestarglielo. Ogni volta che pensava a Helmer borbottava: arriverà il giorno! Arriverà il giorno! Non era sua la casa, e gli bastava toccare la maniglia della porta per ricordarsi che non gli apparteneva.

Suo padre aveva osservato che, costantemente, in certe stagioni il solfato di rame saliva e in altre calava di prezzo. Decise perciò di comperarne per speculazione nel momento più favorevole, in Inghilterra, una sessantina di tonnellate. Poi il padre telegrafò al figlio che il buon momento gli sembrava giunto e disse anche il prezzo al quale sarebbe stato disposto di concludere l’affare. Mi ricordo la tranquillità e la sicurezza con cui Tony s’accinse all’affare che infatti si presentava facilissimo perché in Inghilterra si poteva fissare la merce per consegna al nostro porto donde veniva ceduta, senz’esserne rimossa, al nostro compratore. Egli fissò esattamente l’importo che voleva guadagnare e col mio aiuto stabilì quale limite dovesse stabilire al nostro amico inglese per l’acquisto. Tony dunque, per menare avanti la barca, aveva combinato con lo zio Crocifisso Woodenbell un negozio di solfato da comprare a credenza per rivenderli in Europa, dove compare Cinghialenta aveva detto che c’era un bastimento di Trieste a pigliar carico. La Longa, nuora di Tony, seppe del negozio di solfato e rimase a bocca aperta, e padron Tony dovette spiegarle che se il negozio andava bene c’era del pane per l’inverno, la plastica al seno per la neo sedicenne Mena e il Mercedes per Tony Junior. Tuttavia da Londra capitò un breve dispaccio: Notato  eppoi l’indicazione del prezzo di quel giorno del solfato, più elevato di molto di quello concessoci dal nostro compratore. Addio affare.

Tony era depresso per questo fallimento, che poteva costargli caro. Passava tutto il giorno a dormire e oziare sull’ottomana nella sua stanza. Lo svegliò definitivamente qualcuno che bussava con forza alla porta. «Ma apri, dunque! Sei vivo o morto?... Non fa che ronfare!» gridava Nastàsja, la sua cameriera, picchiando col pugno sulla porta. «Sono giorni e giorni che ronfa come un maledetto cane; e lo sei, un maledetto cane! Su, apri! Sono quasi le undici.» Balzò su dal divano, poi si sedette. Il cuore gli batteva da fargli male. Si sollevò, si chinò in avanti e tolse il gancio.  L'intera stanza era talmente piccola che si poteva togliere il gancio senza alzarsi dal letto. Nastàsja lo guardò in un modo strano: in silenzio, gli tese un foglietto grigio, piegato in due e sigillato con la ceralacca.
«Un avviso dall'ufficio,» disse consegnandogli la carta.
«Da quale ufficio?»
«Come, quale ufficio? Significa che vi vogliono alla polizia; che scoperta!»
«Alla polizia!... E perché?»
«E io che ne so? Se ti vogliono, vacci.» La fissò attentamente, si guardò attorno e alla fine si volse per andarsene. «Ma che roba è questa? Per quel che ne so, io non ho niente da fare con la polizia! E perché proprio oggi?» pensava, immerso in un'angosciosa perplessità. «Santo Dio, purché tutto finisca presto!» Stava per gettarsi in ginocchio a pregare, ma poi scoppiò a ridere: non della preghiera, ma di se stesso.

Dan Marinos