Visualizzazione post con etichetta racconti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta racconti. Mostra tutti i post

lunedì 17 settembre 2012

La traversata del deserto (da sinistra a destra)




Io, Dan Marinos, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione della tesi, mi trovavo al mare, in pausa dalla parola della segreteria universitaria e della testimonianza resa al mio relatore. Rapito in estasi, nel giorno del Signore, udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: «Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese: a Efeso, a Smirne, a Pèrgamo, a Tiàtira, a Sardi, a Filadèlfia e a Laodicèa.» Ora, come mi voltai per vedere chi stesse elencando le famose ruote della lotteria ebraica, vidi che la spiaggia era divenuta un deserto tanto vasto che i miei occhi non ne vedevano la fine.

Spinto da un istinto che non comprendevo, cominciai a camminare verso una direzione ignota e dopo pochi passi notai che attorno a me era solo sabbia, e sopra di me solo cielo. Intimorito, ma ostinato, proseguii finché vidi una sagoma avvicinarsi alla mia sinistra. Mi fermai; era un uomo solo, seguito da numerosi fratelli suoi. Giuntomi vicino, mi disse: «Ecco, noi eravamo vicini al comunismo. Guardaci ora, che attraversiamo il deserto per congiungerci alla vera fede e sostenere lo scudo crociato in un progetto politico programmato al successo. Unisciti a noi, e sostieni Moro.» Io guardai negli occhi quell’uomo oramai lontano dal tempo e rifiutai. Il gruppo si allontanò verso le dune che portavano al monte Iri, e dopo poco scomparvero alla vista.

Proseguii per un tempo infinito, sempre senza sapere il perché del mio cammino. Giunsi in un’oasi, e qui incontrai me stesso, adolescente: «Ricordati dei tempi delle superiori» disse il mio Io teenager, «quando tutti ti davano del comunista solo perché l’alternativa era essere un giovane padano, fascistello o disinteressato. Tu non sei mai stato comunista, appellativo idiota creato dalle altre categorie, e tuttavia hai comunque appoggiato le battaglie etiche della sinistra italiana. Ricorda: la destra è cattolica e berlusconiana. Fermati e redimiti.». Io guardai i suoi capelli, lunghi, biondi e boccolosi, e la sua felpa che sembrava una tunica perché di una taglia settanta volte sette più grande del dovuto. Poi, quando credevo fosse arrivato il momento di sedermi e riposare, vidi in lontananza un uomo. Spinto dalla curiosità mi allontanai dall’oasi, sordo dei richiami di me stesso. 

Il personaggio indossava un vestito colorato costoso, e scarpe straniere del colore del vestito. Portava un berretto grigio sulle ventitré, sotto l'ascella aveva una canna nera, con un pomo nero a forma di testa di can barbone. Dimostrava una cinquantina d'anni. La bocca storta. I capelli erano scappati dalla testa per rifugiarsi, ispidi e terrorizzati, sulla mandibola. Pensai fosse un inglese, o al massimo un tedesco per via dei guanti che portava, nonostante il caldo. Socchiuse gli occhi e mi disse: «Non c’è bisogno di presentarsi, già mi conosci. Leggevi il mio blog quando votasti contro il referendum sull’acqua pubblica. Ascoltavi la mia voce alla radio e su youtube quando mostravo l’andamento del debito pubblico a seconda dei governi italiani. E settimana scorsa, al sondaggio telefonico, ha risposto che l’unica lista che – forse – voteresti è “Fermare il Declino”. Possiamo attraversare il deserto insieme, e giungeremo a destinazione in un attimo.».

La mia mano, da sola, si mossa verso la sua. Le dita quasi si toccavano, quando vidi il suo anello a forma di teschio indiamantato. Improvvisamente ci fu come un violento terremoto. Il sole divenne nero come sacco di crine, la luna diventò tutta simile al sangue, le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra, come quando un fico, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i fichi immaturi. Il cielo si ritirò come un volume che si arrotola e tutti i monti e le isole furono smossi dal loro posto. Allora quattro grandi volti angelici apparvero dall’oscurità più totale, fissandomi con severità e disprezzo. Parlai per primo, affermando di aver visto la sagoma dell’uomo e che tutto quello che stava accadendo mi spaventava. Loro, schernendomi, dissero: «E’ solo un povero ragazzo, risparmiamogli la vita da questa mostruosità!» Li implorai di lasciarmi andare, che non m’importava più nulla, ma loro divennero ancora più furiosi urlarono con voci potenti come trombe: «Nel nome di Dio no! Non ti lasceremo andare!» Piansi, e mentre le lacrime quasi cadevano sulla sabbia dissi: «Vi prego, lasciatemi andare, è stato Belzebù a mettere quel demone al mio fianco!».

E la parola ormai sfinita si sciolse in pianto, ma la paura dalle labbra si raccolse negli occhi semichiusi nel gesto d'una quiete apparente. E io, piano, posai le dita all'orlo della mia fronte: quindi pensai che l’incubo era comunque meglio di Fassina al Ministero dello sviluppo economico.

Dan Marinos

domenica 3 luglio 2011

La favola di Valutalandia e del simpatico FV.


I fratelli Grimm: a sinistra Fama, e a destra French.


In tutti i manuali riguardanti la valutazione finanziaria di un investimento, tangibile o intangibile, si giunge ad un certo punto alla fatidica frase: "Tuttavia, non sempre è disponibile un mercato dove cercare il prezzo di una determinata attività, nè tantomeno è possibile effettuare un confronto con dei cosiddetti comparables". Bene, per chi di voi è ancora alle prime lezioni di economia, è giusto che sappia che oltre questa frase il libro diventerà una valle di lacrime e sangue. Chi invece sa già a cosa mi sto riferendo ed è sopravvissuto o sopravvive all'impari lotta contro il Fair Value, potrà spero sorridere di fronte a questa fiaba scritta dai Fratelli Fama e French. Comincia così:

C'era una volta un paese dove tutto era facilmente valutabile con certezza e oggettività. Tutti gli abitanti infatti avevano a disposizione numerosi strumenti di semplice utilizzo che permettevano di quantificare tutto ciò che c'era attorno a loro, così da poter dare il giusto valore alle cose; nei dizionari le parole "circa", "pressapoco" e "più o meno" non esistevano. Tra questi abitanti c'era un simpatico ometto di nome Franceschino Valutatore.
Una mattina Franceschino si svegliò; il sole era già alto e la sveglia non aveva suonato. "Strano" pensò egli, e dette un'occhiata al suo orologio. Quale stupore ebbe notando che mancavano le lancette del quadrante! E mancavano anche all'orologio in cucina, e a quello del bagno! L'omino non capiva, ma tant'è! Era domenica e non era in ritardo per andare al lavoro. Decise comunque di uscire per schiarirsi le idee, e indossò la sua camicia preferita, quella con le iniziali FV. 
"Mmm" pensò fissando il suo il quadrante vuoto legato al polso" non ho alcun modo di capire quale ora dica il mio orologio, ma...ci sono! Farò un confronto con qualcuno, un comparables dotato di orologio!" Uscendo in cortile vide il suo vicino, un nobile destituito, tale Maurizio Paolo Ettore Ermenegildo Mentecattis (sapete come sono boriosi i nobili, con le loro sigle lunghissime sulla camicia). Egli era fermo, immobile, con la testa rivolta verso il basso a guardare la sua ombra: "Buondì, sa che ore sono?" chiese gentilmente Francesco. "No lo sa cosa è successo?" rispose egli: "sono scomparse le lancette di tutti gli orologi...è quasi impossibile sapere l'ora! Ma io ho la soluzione, usero un metodo indiretto: per sapere che ore sono adesso, conterò i secondi che trascorrono fino a quando il sole sarà sul punto più alto, cioè a mezzogiorno, e quindi la mia ombra sarà minimizzata. Allora, sapendo quanti secondi sono trascorsi, saprò che ore erano adesso."
Franceschino se ne andò via piuttosto imbarazzato e confuso. Pensò che forse il suo piatto preferito, il prosciutto col melone, gli avrebbe rinfrescato le idee. Si recò così al negozio di alimentari, e chiese al suo amico macellaio due etti di prosciutto. Egli tagliò diverse fette; poi, anzichè pesarle, si recò a latò del bancone dove vi era una grossa molla in posizione orizzontale. Tirò fuori dal taschino un cronometro, posizionò l'affettato sulla molla caricò e...PUM! Sparò il prosciutto contro il muro in fondo al negozio ad una decina di metri dalla molla. Poi, con nonchalance, raccolse il proiettile un pò sbrindellato ma ancora appiccicato all'intonaco, lo avvolse nella carta e lo diede a Franceschino, che era sbigottito. "Sa, oggi la bilancia non funziona" disse il macellaio, con un'aria di chi ha già raccontato 'sta storia venti volte stamattina: "Così per calcolare quanti etti ho affettato, ho usato un metodo indiretto: conoscendo la costante elastica h della molla e il suo allungamento x, ricavo l'energia potenziale conferita al prosciutto (=1/2*h*x2). Dopodichè, conoscendo lo spazio percorso dall'oggetto lanciato e il tempo di percorrenza che ho cronometrato ho potuto calcolare la velocità. Siccome l'energia si conserva passando da potenziale a cinetica, è un attimo ricavare la massa dalla formula m=2*E/v2 . Insomma, sono circa due etti e tre, cosa faccio, lascio?" "S-Si-Si...va bene...ma mi servivano anche due meloni..." balbettò Franceschino. Quando vide il macellaio prendere due bei meloni ed avvicinarsi alla molla, vi rinunciò urlando di fermarsi.
FV era veramente sconvolto, e le cose peggiorarono per tutta la giornata: sua suocerà contò i chicchi di riso uno ad uno per poter fare una regressione statistica e trovare un modello con un p-value accettabile che dicesse quanti "pugni" ci volevano per quattro porzioni di risotto. E tanti altri fatti incredibili, che non sto a raccontarvi, ma che testimoniavano l'inimmaginabile: non si poteva più misurare nulla in maniera oggettiva e certa!
Il Paese era nel panico più totale, una vera apocalisse: e difatti finì che arrivò Dio, dichiarando l'inizio del giudizio universale. Per capire chi fosse un degno abitante di Valutolandia (ah, non l'avevo ancora detto, è cosi che si chiama, Valutolandia...bel nome del cavolo)...dicevo, per capire chi fosse un degno Valutolandiano, Dio li mise tutti in fila e fece domande ad ognuno. Erano domande toste, e nessuno riusciva a rispondere, tipo: "Quanto hai peccato in vita tua?" oppure "Quanto vuoi bene al padre e alla madre?" o ancora "Quanto hai desiderato la roba degli altri?". Nessuno sapeva rispondere, perchè non avevano nessun modello da poter applicare. Qualcuno boffonchiava una capitalizzazione in perpetuity delle buone azioni compiute nell'ultima settimana, prendendola come media storica, altri supplicavano la presenza di almeno un comparable; non c'era niente da fare: erano tutte risposte sbagliate, e Dio li mandava all'inferno.
Infine arrivò il turno di Franceschino, che era spaventato e tuttavia aveva qualcosa che gli ronzava per la testa. "Tu, Francheschino Valutatore" dichiarò profondo Dio: "Dimmi, quanto sei stato bravo".
"Cazzo ne so...un po' !" disse molto francamente il nostro eroe: "non è che posso star qua a valutare tutto. Dimmelo tu quanto sono stato bravo!" E Dio sorridendo rispose: "Sei stato bravo Franceschino, e lo sei tutt'ora. Hai capito diversamente da tutti che le cose, specialmente se intangibili, non sono e non andrebbero mai valutate. Bene, puoi venire con me in paradiso."
E mentre salivano in un mondo migliore ed eterno, l'Onnipotente disse un'ultima cosa: " 'Va Franceschino, quanto credi che mi sia costato costruire tutto questo?" e lui rispose: "Ah Signò nun ce provà, che tanto non ti rispondo!"

FINE

Dan Marinos








Guida alla lettura - cosa ci insegna il racconto:

Semplice: quando dovete contare i secondi e non avete con voi l'orologio, anzichè pensare "uno...due...tre..." cominciate da centoventi, e non sbaglierete di un micron.

Benedetto Croce feat. Francesco De Sanctis feat. Aldo Grasso

domenica 12 dicembre 2010

La storiella delle tre ragazze: una soluzione in azienda

Il racconto a cui si riferisce l'articolo è un'evidente trasposizione in chiave moderna del racconto epico riguardante il giudizio di Paride.


Qualche giorno fa una mia amica ha postato su Facebook uno di quei racconti che nascondono la loro inutile struttura basata su luoghi comuni e/o pateticità sotto un velo di pesante ironia o tristezza strappalacrime. C'è la categoria della depressione: "il feto che parla alla madre durante la gravidanza che termina con un aborto", oppure "lui e lei che vanno in moto e mentre corrono lui cede il casco a lei perchè si accorge che i freni non vanno e allora si schiantano e lui si sacrifica (coglione, usa il freno motore)". C'è la categoria maschilista "la donna che va ai grandi magazzini dove vendono gli uomini migliori" e la categoria femminista (di cui il 99.9% sospetto siano scritti dalla Littizzetto). Il racconto della mia amica è di questo ultimo genere, e si svolge così:

"Un uomo aveva tre care amiche ma non sapeva quale sposare.
Allora, decise di fare un test, per vedere quale fosse la più adatta a diventare sua moglie.
Prelevò 15.000 euro dalla sua banca
(non credo sia possibile con le norme anti-riciclaggio, ndr), ne diede 5000 à ciascuna dicendole:
- Spendili come vuoi.
La prima andò a fare shopping, acquistò vestiti per sé, scarpe, gioielli, andò dal parrucchiere, dall'estetista etc.
Di ritorno dall'uomo, gli disse:
- Ho speso tutti i tuoi soldi per essere più bella per te, per piacerti: Tutto ciò, perché ti amo.
Anche la seconda andò a fare shopping, acquistando vestiti per lui, un lettore CD/MP3, un cellulare ultima generazione, una televisione schermo piatto con dvd e sistema home theatre, scarpe da jogging, delle mazze da golf.
Di ritorno dall'uomo, gli disse:
Ho speso tutti i tuoi soldi per renderti felice. Tutto ciò, perché ti amo.
La terza prese i soldi e li investì in borsa...in tre giorni raddoppiò il proprio investimento
(hahahhaha.....ma vai a cagare, ndr), rese i 5.000 Euro all'uomo e gli disse:
- Ho investito i tuoi soldi ed ho guadagnato i miei. Ora sono libera, posso fare ciò che voglio col mio danaro e non dipendo più da te. Tutto ciò, perché ti amo.
Allora l'uomo si mise a riflettere.......
La decisione dell'uomo ve la lascio in fondo. Ragioniamo invece quale sarebbe stata la corretta risposta da parte di un bravo economostro che vuole il bene della propria azienda/matrimonio.

L'uomo deve sposare tutt'e tre le ragazze, per massimizzare sinergie e benefici. Per comodità di esposizione, iniziamo spiegando perchè deve sposare la seconda, poi la terza, per ultima la prima.

La seconda ragazzuola è assolutamente necessaria se l'azienda vuole operare e generare reddito: non si è mai vista infatti una società che non impieghi risorse in attività (materiali come un televisore lcd e non materiali come un abbonamento al Blue Note di Milano). Tali attività infatti genereranno poi il reddito/appagamento per l'uomo in questione, unico azionista del matrimonio (in quanto nessuna delle tre ragazze ha cacciato il grano di tasca propria, ma piuttosto lo gestiscono: si apre dunque un rapporto - che ci limitiamo a nominare - di principal/agent dove il primo è lo sposo e il secondo è la futura mugliera).

La terza ragazza rappresenta la gestione finanziaria dell'azienda; la liquidità in eccesso le viene conferita affinchè essa la sappia investire nel migliore dei modi, apportando ulteriori proventi/gasamenti per l'azionista. Nel racconto questa manager crede di aver l'occhio lungo in fatto di strumenti finanziari, ma la recente crisi ha mostrato come molti imprenditori, sedotti dalle curve libidinose delle signorine cartolarizzate (non quelle su Playboy ma quelle sul Financial Times) hanno sputtanato allegramente il proprio patrimonio sottoscrivendo derivatives che......lasciamo perdere và che è meglio.

La prima ragazza invece è chiaramente la donnina dell'amore all'interno del gruppo aziendale. Perchè mai un uomo dovrebbe voler possedere  relazionarsi con una donna che spende una sbrega di dobloni (occhio: sono spese a conto economico, ergo "perdite", e non capitalizzazioni: la maschera di bellezza, il taglio di capelli....sono tutte manutenzioni, e non incrementano l'attivo)? In realtà, una delle tante ragioni dietro un'operazione di fusione & acquisizione è quella di inserire all'interno del bilancio consolidato di gruppo un sacco di perdite (cosicché venga abbassato il reddito imponibile, ergo le tasse da pagare), senza però intaccare equilibri, efficienza ed economicità del core-business. L'uomo/azienda redditizio dunque sposa la donna/società dalle mani bucate per pagare meno tasse.

Ecco dunque che la tri-gamia ruota attraverso attente gestioni aziendali: quella caratteristica (uomo), quella tributaria (donna 1), quella patrimoniale (donna 2) e quella finanziaria (donna 3).

Dan Marinos



P.S: nel racconto, l'uomo riflette a lungo (la lunghezza temporale è data da una sfilza di "a capo" nella formattazione del testo "che a furia di girare la rotella del mouse per scendere in fondo alla pagina ho ricaricato il computer"). La risposta illuminante era:
 E sposò quella che aveva le tette più grosse.
 Perché un uomo riflette molto...ma finisce sempre per fare le stesse cazzate.

Hahahahahahahha che ridere. Dico solo una cosa all'autrice di questo simpaticissimo racconto:
TITS or GTFO