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venerdì 9 dicembre 2011

Pausa ed Auguri



"Guarda che disordine, ma non hai ancora preparato la valigia?"
"No."
"Ma quando parti?"
"Stasera."
"E perchè non hai ancora preparato niente???"

No, non è mia mamma. Sono gli studenti indiani che per 3 mesi hanno dormito nelle stanze accanto alla mia, mentre io studiavo o ascoltavo la musica o cazzeggiavo e che studiavano o ascoltavano la musica o cazzeggiavano mentre io dormivo. Gli studenti che cercano di imparare l'Inno alla Gioia con il violino alle 3 di notte o il testo di "O mia bela Madunina" per una registrazione italo-indiana che non avverrà mai. Quelli che che studiano o fanno il lavoro di gruppo la notte prima della scadenza o dell'esame, e non perchè avessero tante altre cose da fare i giorni precedenti. Volatili.
Oggi si parte, si lascia il campus direzione Mumbai, per poi vagare a caso fino a quando il calendario dirà: Malpensa.

L'Economostro si era già preso una bella pausa in questi mesi saltando numerose volte gli appuntamenti settimanali. A dire la verità però è rimasto sempre attivo, trasferendo le sue cialtronate sulla pagina di Facebook e raccogliendo con due ridicole fotografie in una settimana quello che non era riuscito a fare con 47 articoli in un anno. Roba che ti fa un sacco piacere, ma poi ci pensi un attimo e dici: "Che lettori stronzi che ho!". Nei prossimi 20 giorni sobbalzerò per l'India a bordo di improbabili autobus, per cui difficilmente pubblicheremo e lunghi articoli sul blog e imbarazzanti fotografie su facebook. Ma non vi preoccupate, non è una pausa: è un ritiro spirituale. L'espansione inaspettata del numero di followers ha infatti sovraccaricato il mio server di vaccate, e si rischiava il collasso. Per questo motivo a Mumbai incontrerò una misteriosa persona proveniente dal Vietnam a cui l'Economostro già deve, se non articoli completi, alcune delle perle più geniali. Insomma, sarà un viaggio ricco di nuove, stronzissime idee.

Ordunque, salvo connessioni inaspettate, ci si vede nel 2012. Vi lascio ad un Dicembre pieno di speranze. Per esempio la speranza che nessuno scassi i maroni con i Maya e le loro teorie riguardanti la fine del mondo; che alla redazione de Il Giornale non utilizzino più le vecchie critiche verso Berlusconi rigirandole verso Monti, e che Repubblica la smetta con imbarazzanti campagne, così che eviteremo di assistere all'esplosione di Sallusti o Belpietro indecisi nell'ardua scelta se continuare con l'attacco al Primo Ministro o rivolgersi al quotidiano che in quanto a populismo fa loro una bella concorrenza; che Severgnini, il quale sembra puntare allo spazio che fu di Alberoni, ci prometta uno stile più esplosivo della solita miccetta stantita del '73; che si scopra che Aldo Grasso non paga il canone, che Sky in streaming e che c'ha ancora la tessera tarocca di Tele +; che la gente si renda conto che Brunori Sas non deve il suo stile ad una visione pulita dei Baustelle, ma ad una versione anche più edulcorata delle barzellette di Famiglia Cristiana; che non ci siano più i concerti di Ligabue in 3D i quali, spuntando nel periodo natalizio, sono più vigliacchi dello tsunami del 2004. E tante altre care cose che ora non mi vengono in mente, ma che sicuramente riguarderebbero la combo "troppe tasse e pochi tagli", l'ICI alla Chiesa, l'umidità della linea gialla, il nuovo temporary shop in Piazza Duomo, il Ministro Passera, Casini e i miei amici che vogliono provare le nuove birre al Don Stuart (Via XX Settembre, Crema) con la stessa crisi isterica delle mie amiche che si tufferanno nella nuova collezione H&M feat. il sarto a cui, poco fa, ho regalato le mie lenzuola.

Tutte robe che, sia detto chiaro e tondo, per quanto orrende siano mi sono mancate terribilmente in questi quattro mesi indiani. Mesi di cui tornerò a scrivere, più avanti, chissà quando.
Che tanto c'è tempo.


"E perchè non hai ancora preparato niente???"
"Bah...Faccio tutto all'ultimo momento. Altrimenti non avrei proprio imparato niente, dall'India."


Dan Marinos


Ps: tengo a precisare che potrei correggere la frase "Casini e i miei amici che vogliono provare le nuove birre del Don Stuart" con: "Casini, ed infine i miei amici che...", ma non lo farò. L'idea di Casini al Don Stuart mi sollazza da morire.

sabato 8 ottobre 2011

Studiare in India. Mesiversario.


Esattamente un mese fa cominciavo la mia prima lezione, ora è tempo di sfornare le prime impressioni. Scriverò come uno che ha già capito tutto dell'India, o per lo meno della vita universitaria, anche se farei meglio a stere zitto visto che non ho ancora dato un esame, e si stanno avvicinando rapidi quelli di mid-term. Il fatto è che alcune cose che ho notato sono innegabili, per cui se non ho indovinato il perchè, almeno posso descrivere il cosa. Semplifichiamo le cose con qualche macrocategoria.
Corsi: la maggior parte di quelli offerti differisce e negli argomenti e nella didattica da ciò che si può trovare in Italia (ça va sans dire). Su 35 corsi offerti nel secondo anno di Post Graduate Program, circa 24 hanno un titolo su cui, a prima vista, o si aggrottano le sopracciglia o si ride fino a farsela nei pantaloni. Nel primo gruppo rientrarano: "Carbon Finance", "Family Business Dynamics" o il prolisso "Seminar Course on Globalising and Resurgent India through Innovative Transformation". Nel secondo invece troviamo, per esempio, "Persuasive Communication", "Developing Creative Self", o "Exploration in Role & Identity" (quest'ultimo non ha sede fissa: si viaggia per una settimana nel deserto con un professore-guru).
Quale senso e quale valore aggiunto possono apportare questi corsi, specialmente quelli che sembrano avere la valenza di un manuale comportamentale acquistabile presso ogni Autogrill? Difficile a dirsi. Innanzitutto molti di loro non sono affatto corsi dal voto assicurato. Managing Negotiations, per esempio, non ha esame e il voto deve essere appunto negoziato con il professore: quale modo migliore per verificare cosa si è imparato? Se il discorso della reputazione di un istituto (di rating, bancario, governativo) vale anche per l'undicesima Business School nel mondo secondo il ranking del Financial Times, allora mi aspetto che contrattare il voto parlando in inglese con un professore indiano non sia poi così semplice.
I corsi che risultano essere tosti sulla carta (Strategic Financial Management, Derivatives Pricing...) potrebbero nascondere l'insidia di esserer particolarmente demotivanti nel senso che la teoria di queste materie può benissimo (e forse anche meglio) essere fatta a Milano. Ed ecco infatti che questi corsi trattano ben poca teoria (che si da per già acquisita gli anni scorsi) ma solo casi pratici particolarmente tosti assegnati quasi da un giorno all'altro con scadenze che non coprono un mese o una settimana, ma l'arco di una nottata in bianco.
Quasi tutti i corsi, buffi o noiosi che siano, hanno valutazioni che non sono basate esclusivamente su esami scritti. Sistemi alternativi di valutazione si nascondo dietro anche ai corsi più conservativi: il 20-30% del voto di M&A è dettato da una simulazione di acquisizione in cui la classe verrà divisa in più gruppi che dovranno preparare un contratto tra bidder e target, cercando di negoziare il profitto migliore per la loro parte. Anche la partecipazione (rispondere in aula + fare i lavori di gruppo) è importante, viaggia tra il 20 e il 50%, anche se di fatto a lezione vedo ben poca concorrenza tra gli studenti indiani. Anzi, a parlare di più siamo noi exchange: perchè? Dicono che il motivo risieda nel fatto che al secondo ed ultimo anno agli indiani importi un po' meno del voto e un po' di più nella ricerca di uno sbocco lavorativo. Boh.
Consiglio finale, diversificate i corsi: sceglietene qualcuno tosto, qualcuno apparentemente o palesemente fuffa, informatevi bene sui programmi e insistete con i direttori di corsi di laurea a Milano affinchè vi vengano convertiti tutti. Non siate sfigati come me che ho un direttore che mi ha imposto solo corsi di finanza, mortacci sua.

Docenti: in Bocconi è facile riconoscere a quale dipartimento appartenga un professore. Giacca e cravatta? Finanza/accounting. Camicia a maniche corte infilata nei pantaloni (se non nelle mutande)? Macro-micro economia e Scienze delle decisioni. In India l'abbigliamento di qualunque professore si avvicina decisamente a quest'ultima categoria, ma con una sola condizione addittiva: la taglia deve essere XXL. Non importa quanto tu sia alto/grasso/muscoloso, in quegli abiti dovete starci tu e tutto il tuo karma. E questa è l'unica cosa che mi va di dire dei professori.

Servizi agli studenti:
  • Alloggi: stanza minuscola, una scrivania, un letto (no rete, no doghe, solo una tavola di legno e un sottile materasso), un armadio, un ventilatore che traballa appeso al soffitto, un balconcino che da sul giardinetto, cessi puliti (l'usura e la ruggine non contano come sporco), tanta gente simpatica nel dorm che è sempre pronta a darti una mano o a fare una chiacchierata, specialmente fino alle 4 del mattino. Tanto (loro) dormono di pomeriggio. Obbligatorio farsi assegnare il dorm-name.
  • Biblioteca: grazie all'aria condizionata, diventa la mia seconda (anzi prima) casa. Grandi tavoli per i lavori di gruppo, box singoli per lo studio individuale. Credo che ci possa stare il 2% di tutti gli studenti iscritti, ma tanto non ci va nessuno. Curiosa la presenza di qualsiasi libro didattico anche non inerente all'economia, tipo "guarire dalla dipendenza di oppio", "programmare con Windows 95" e "Impariamo la geografia/scienze/universo per bambini" (non sto scherzando. Mi sono dato come spiegazione il fatto che qui gli studenti dell'MBA e i professori vivono in appartamenti per famiglie, e quindi si portano appresso i bambini). Ieri, accanto al libro su tutti i tipi di fonduta, ho trovato un volumetto di ricette italiane pubblicato nel 1954 dalla Penguin con disegni di Guttuso. Perplessità.
  • webmail: sulla stessa piattaforma di gmail, è il fulcro di tutte le notizie del campus. Tutte le mail dei professori con le domande per gli assignment. Tutti gli eventi, dallo sport agli incontri con economisti e manager vari. Tutto il calendario delle lezioni. Chat integrata. Financial times - Asia a richiesta (aggratis). Userfriendly finchè non ti arrivano 30 mail al giorno, tutte importanti.
  • servizio mensa: soluzioni per non dimagrire. Mensa: 60 Rupie, poca scelta ma a volontà, televisore per guardare le partite. Caffetteria: si spende in media 70-80 Rupie, si aspettano 15 minuti per qualcosa di bassa qualità e in scarsa quantità. Juice: bel posto, più costoso degli altri ma di ottima qualità, succhi di frutta divini. ABBATTUTO dopo due settimane, non si sa il motivo. Ristorante: è nella parte nuova del campus, tutti dicono che ci sia un buffet esageratamente buono a 600 Rupie e bisogna prenotare almeno un giorno prima. In realtà nessuno ancora l'ha visto. Ristorante italiano, fuori dal campus, ti porta degli spaghetti e delle bruschette perfette a 200 Rupie; ottimo ogni tanto per sciacquarsi la bocca da quella fottuta spezia che è il coriandolo, che qui mettono ovunque.

Manca il capitolo più vasto, cioè quello riguardante i miei compagni di classe (autoctoni ed exchange) che richiederà una trattazione a parte. Comunque, ciò che conta per uno studente autoctono è la vita nel Campus. Tutto è incentrato all'interno delle mura in uno spazio vastissimo: campo da calcio (urendo), da cricket, campi da tennis e decine di campi per il badmington, due palestre ed eventi su eventi a cui partecipare. Questo vuol dire che nel bene o nel male, specialmente durante il primo anno di PGP quando i ritmi di studio sono asfissianti, gli studenti non escono nemmeno a vedere cosa c'è in giro per la città. Non è una vita da compatire e nemmeno da invidiare se confrontata con quella milanese. Il campus, l'affitto di un trilocale e il pendolarismo sono tre universi, tre possibilità che possono combinarsi insieme spiegando l'ontologia dello studente nella gioia e nel dolore, come Brahma, Vishnu e Shiva che si sono messi insieme per creare questo mondo, compreso 'sto cazzo di coriandolo che mannaggia a loro è dappertutto. Lo odio.

Dan Marinos

venerdì 23 settembre 2011

Scorreranno lacrime e scartoffie



Maggio 2011: entusiasta della sua ammissione presso l'Indian Institute of Management di Ahmedabad, Dan Marinos acquista i biglietti dell'aereo per l'India; partenza il primo settembre, ritorno il 30 dicembre. Metaforicamente egli tende una mano in segno di amicizia a tutti gli indiani.
Una settimana prima di partire, l'università informa tutti gli studenti exchange che, a seguito di una nuova normativa di cui solo ora è venuta a conoscenza, dovranno lasciare il suolo indiano pochi giorni dopo la fine degli esami, diciamo il 10 Dicembre, rovinando i piani preventivati, ovvero di viaggiare e faccio-cose-vedo-gente. Praticamente anche la burocrazia indiana ha dato la mano a Dan, solo che prima ci ha starnutito sopra, facendolo proprio davanti agli occhi dello sventurato.
Comunque, fiducioso di poter sistemare la cosa con un po' di buon senso e gentilezza e con la prova scritta di essere già in possesso del biglietto di ritorno, Dan Marinos parte nell'illusione che tutto si sistemerà. Ciò che è certo è che dovrà recarsi presso l'ufficio di polizia per ottenere il permesso di residenza, obbligatorio per tutti quelli con un visto superiore i 180 giorni (il visto del nostro protagonista dura esattamente 185 giorni, nonostante dal 1 Settembre al 30 Dicembre ne intercorrono solo 120. La scelta è stata del consolato a Milano, non sua.).
Arrivato ad Ahmedabad, l'ufficio exchange students gli consegna un dossier con la copertina verde fatta con una carta talmente inconsistente che dopo meno di 5 giorni è già praticamente strappata lungo il bordo. Bisogna compilare la richiesta di permesso di soggiorno, quattro formulari uno identico all'altro e tutti incollati al dossier verde, richiedere dall'ufficio degli studenti la certificazione di residenza nel campus, inserire la lettera originale d'ammissione allo scambio, la fotocopia a colori di tutte le pagine non-vuote del passaporto, il passaporto originale e 8 fototessere scattate recentemente.
Non è un problema. Avete delle regole veramente toste, ma non è un problema. Recupera tutto il necessario e lo consegna all'ufficio exchange student affinchèvenga spedito alla centrale di polizia.
Dopo qualche giorno, viene comunicato dall'ufficio che la pula vuole che gli studenti vadano loro stessi a consegnare il dossier. E va bene, si vadi.
In una sala affollatisisma, tra mille scrivanie, un televisore con le pubblicità che scorrono e mille scartoffie accatastate e bollate negli armadi o contro i muri, un gruppetto di studenti francesi, italiani e tedeschi attende che qualcuno li chiami. Dopo un'oretta circa vengono ricevuti, ma giunti alla domanda cruciale: "Possiamo ottenere un allungamento del permesso di residenza?" la risposta è: "Mai nella vita (e nemmeno in quella futura, secondo i canoni indù)". 
Momento veramente tragico. Dan Marinos e gli altri ragazzi sono veramente pissed off: cosa possono fare?

1) Chiamare l'ambasciata per sapere se è possibile ottenere un visto turistico. Risposta: non è possibile. La prossima volta fatevi fare un visto che duri meno di 180 gg.
2) Implorare l'università di dichiarare che le lezioni terminano più avanti. Risposta: al massimo vi concediamo due giorni in più.
3) Chiamare l'amica indiana dei tuoi genitori, quella che a fatto loro da guida circa sette anni fa nel Rajastan o come cazzo si scrive, che magari ne sa qualcosa. Non risponde al telefono.
4) Guardare i voli per la Thailandia o la Cambogia, cercando di mantenere comunque il biglietto Delhi-Milano per il ritorno così da non spendere altri soldi. 

Dan Marinos è veramente triste, incazzato nero e impreca contro l'India, questo paesaccio schifoso che cazzo cresce economicamente solo perchè sono un miliardo ma voglio vedere quando cominceranno a chiedere anche loro i diritti, e intanto fanno i fighi dicendo che gli animali sono sacri e vanno lasciati liberi e intanto però buttano l'immondizia ovunque e quei sacri animali non oso immaginare quante volte muoiono avvelenati: ah, ma vediamo quanto resistete in un ambiente così!
Nel frattempo è pure arrivata la pioggia, e Dan Marinos la guarda tristemente e scatta qualche foto alle grondaie del campus che vomitano acqua. Un indiano dietro di lui, un signore (poi magari ha trent'anni e li porta da cani), si avvicina e dice sornione: "Don't you have water in your country?". 
E si raggiunge il momento più basso. Da qui in avanti si può solo risalire.

Dan Marinos si ricompone, si sistema il vestito e dice: "E' ora di portar fuori la spazzatura". 
Si reca così dal suo professore di Corporate Finance e gli spiega il problema dell'estensione del permesso di soggiorno. Afferma che l'ultima soluzione rimasta è quella di scrivere una lettera in cui il professore dichiari che ogni studente del suo corso dovrà scrivere un research paper (vero) che verrà discusso alla fine di Dicembre, diciamo il 30 (clamorosamente falso). 
Il giorno dopo il Marinos corre con la lettera del professore all'ufficio exchange students: la macchina burocratica indiana, convinta di aver eliminato una volta per tutte il nostro eroe, viene colta di sorpresa. Tuttavia è ancora troppo forte, e dispone di una serie infinita di ostacoli e trappole nelle quali il Marinos può cadere fatalmente ad ogni passo. Infatti, come prima cosa gli viene chiesto di scrivere una lettera identica nel contenuto a quella del professore (anzi, la frase è: "scrivi le stesse frasi cambiando il soggetto, dal professore a te") che testimoni il fatto che il Marinos stesso ha chiesto al Professore una lettera che certificasse la questione del research paper. Suona complicato ed assurdo: infatti lo è. Una volta scritta, verrà consegnata dall'exchange office al Post Graduate Programme office, per una terza lettera (ancora, identica nelle parole ma con il cambio del soggetto, questa volta il direttore del PGP) che dichiari che l'ufficio PGP approva il research paper. Egli, il Marinos, la scrive, e per stamparla viene aiutato dal suo fido dorm-mate. Tuttavia il tempo è strettissimo: se entro il giorno dopo egli non si recherà alla polizia a consegnare il dossier verde arricchito con la sua lettera, quella del prof. e quella del PGP office, scadranno i 14 giorni entro i quali fare domanda per il permesso di residenza: altrimenti, multa di 1000 rupie (15 euri) e altra burocrazia, tipo scrivere il perchè del ritardo. L'exchange office dice: non è un problema, passa domani mattina alle 10.30.

Il mattino dell'ultimo giorno il Marinos si presenta alle 9.45. E fa bene. La terza lettera, quella del PGP, è pronta ma non è stata firmata. "Torna nel pomeriggio" dicono loro. "Fatemela ora" dice lui. Alle 10.15 il Marinos è a bordo di un taxi direzione ufficio di polizia. Poco prima di salire sul mezzo, quando raccoglieva i documenti in camera, si era accorto che mancavo un documento (la lettera di accettazione dell'università), che era stato recentemente fotocopiato per ottenere una fottuta SIM card (che egli già possedeva, ma non aveva firmato in tutti gli spazi e quindi aveva dovuto fare di nuovo la procedura per l'attivazione della SIM, che necessitava: fototessera, copia della lettera d'accettazione, copia del passaporto, form da compilare. Ma questa è un'altra storia burocratica). 
Comunque alla fine il foglio salta fuori, e come detto il Marrinz parte per l'ufficio della pula.
Qua aspetta un'oretta, poi finalmente gli viene raccolto il dossier verde, gli viene fatta qualche domanda sul research paper e bon, appuntamento per l"'interrogatorio" (in inglese "interview" suona meglio)  alla settimana prossima, alle 11.00 (massimo 11.30, non più tardi se no non si fa nulla). 

La settimana dopo alle 11.00 egli è di nuovo lì. Ha saltato una lezione importante ma è lì, cazzo. Sempre con altri ragazzi, carichi come lui. Alle 11.30 l'ennesimo attacco della burocrazia malefica: il boss è in runione, arriva all'una, una e trenta. "Allora siete delle merde." pensano i ragazzi: "Ma tanto non ci fate paura. Ce ne andiamo al ristorante per pranzo, toh!". 
Una e trenta: il boss non c'è. Ci dispiace arriva alle due. Actually, alle due e un quarto. Ci fa entrare uno alla volta, è un militare pelato e baffuto. Il Marinos saluta, lui non dice niente. Lui tira fuori il dossier del Marinos e il Marinos gli da il passaporto. Accanto a lui c'è il suo vice, che prende il passaporto, lo apre e lo porge al boss (che nel frattempo era stato chiamato Vikram Antonino da parte di Mikael, il ragazzo francese). Il boss scarabocchia sui fogli (il Marinos può vedere tra i documenti le tre famose lettere che forse lo salveranno) e poi chiama il prossimo. Non è finita, attendete qua che dobbiamo andare dal boss dei boss: Varun Corleone.
Alle due e mezza il super capo della pula ci accoglie nel suo ufficio. Sta firmando degli articoli di giornale graffettati in un dossier. Censura, forse? Comunque mette via il dossier degli articoli, lasciandolo semplicemente cadere per terra con la gestualità di uno che crede davvero nell'esistenza dei comodini invisibili.
"Sei spagnola?" 
Marta: "Si!"
"Ok puoi andare. Sei francese?"
Mikel: "Si!"
"Ok puoi andare. Sei italiano?"
Marinos: "Si!"
Lo sai che l'Italia è stata downgradata?
Si, ma non era una sorpresa (sorriso di cortesia)
Ma qual'è il vostro problema, con l'economia?
Eh, è lunga da spiegare...ci vuole un'ora almeno.
No, ma in una riga sola...è per via del vostro leader vero? (sorride beffardo)
Beh, veramente non è il mio leader. E' il leader dell'Italia, ma non degli italiani.
Come non degli italiani? L'avete votato. Siete una democrazia no? Perchè non lo detronate?
Eh...ma tanto manca poco, mi creda.
Ma insomma, ne va del tuo futuro. Vivrai ancora per 50, 60 anni in Italia!
Eh, magari emigro. (testa di cazzo pensa al tuo di paese).

Bene, potete andare. Il Marinos si reca di nuovo nel solito ufficio traboccante di scartoffie, dove gli viene consegnato il dossier verde con su scritto: "permesso di residenza fino al 30 Dicembre." 
EGLI HA VINTO.
Gli viene dato un foglio su cui scrive: "Confermo di aver ricevuto l' R.P (residential permit). Dan Marinos"
EGLI HA VINTO, SEGNANDO ALL'ULTIMO MINUTO DEL SECONDO TEMPO SUPPLEMENTARE. MANCA SOLO IL TRIPLICE FISCHIO DELL'ARBITRO.



Dan - don't mess with me - Marinos





"Aspetta, devi prendere anche questo foglio, è la richiesta di permesso per lasciare l'India. Devi portarcela qualche giorno prima che tu parta per l'Italia." "Un momento"-penso io-"ma dopo il 10 di Dicembre, finiti gli esami, col cazzo che ci torno ad Ahmedabad. Sto foglio come diavolo faccio a consegnarglielo a mano qualche giorno prima del volo?!"

FOTTUTA BUROCRAZIA INDIANA

domenica 11 settembre 2011

Prime dall'India


Carissimi, finalmente torno a scrivere. E' da una settimana e poco più che mi trovo presso l'Indian Institute of Management di Ahmedabad ma soltanto ora ho trovato qualche minuto per scrivere un articolo. A rubarmi il tempo non sono state (al momento) le lezioni ma le novità infinite che si sono susseguite da Venerdì scorso, quando sono atterrato: da allora, "faccio cose - vedo gente".
In questo momento mi trovo nella mia stanzina, la quale necessiterebbe dell'intervento di Paola Marella per darle un po' più di colore e Amnesty International per un po' più di umanità. Ma non stiamo qua a cincischiare: vediamo di cominciare a snocciolare un po' di cose che ho potuto notare in questi giorni; probabilmente alcune verranno smentite categoricamente nel giro di un mese o di un minuto, e per questo motivo verrete aggiornati nel caso dovessi smentire quello che sto per scrivere. Anzi, nel caso dovessi farvi notare che avete interpretato male le mie parole.
Partiamo con un'affermazione che mi è stata detta più volte prima della partenza e che si è rivelata una bufala colossale: "Siccome erano sotto il potere britannico, gli indiani sanno parlare inglese." Niente di più falso: gli strati sociali che vanno dal medio-bassi  in giù non sanno mettere giù due parole in croce. Inizialmente pensavo che fosse un trucco per rendere la negoziazione del prezzo piuttosto ostica, portando la controparte all'arrendevolezza, irresistibile arrendevolezza. Invece no, perchè lo stesso capita anche nelle occasioni in cui non 'è proprio nulla da contrattare. Da questo punto di vista in Italia siamo messi molto meglio: borbottiamo parole ma ci aiutiamo con le mani con una gestualità univoca e incontrovertibile, a differenza di quella indiana che è totalmente fuori dagli standart ISO 9000. Andate per esempio ad assistere ad una lezione dove il professore fa domande agli studenti, e provate a rispondere: se mentre parlate il suo sguardo si spegne e la sua testa ciondola a destra e a sinistra come dire: "Non è del tutto esatto, anzi..." non vi preoccupate: è il loro modo di annuire!
Il luogo comune sul costo della vita bassissimo invece è vero e quindi non vale la pena parlarne a lungo. E' tuttavia interessante notare come questo ci metta in difficoltà durante le transazioni cash: certamente la figura dell'omino che dall'elicottero scaraventa banconote in cerca di una manovra espansiva è qui del tutto sconosciuta, visto che 1) i tassi d'interesse della Reserve Bank sono saliti in poco più di un anno dal 5% all' 8%  e 2) che ogni volta che vai a ritirare cento fottuti euro la macchinetta non ha mai abbastanza banconote e quindi annulla la transazione. Senza contare che se per caso volete pagare un pranzo di 100 rupie (diciamo 1 euro e mezzo) con una banconota da 500 (=7.5 euro), vigliacco se non fanno storie perchè non hanno il resto.
Altro mito che per ora rimane ancora senza risposta è la presunta capacità infinitamente superiore degli studenti indiani nel calcolo e conseguentemente nella finanza. Ora, magari ho beccato l'eccezione, però per un lavoro di gruppo mi è arrivato un forecast di conto economico con assumptions senza nè capo nè coda...Ho il sospetto invece che la loro qualità/debolezza sia la velocità e il fatto che stiano poco ad scervellarsi su quello che fanno, ma questo è appunto soltanto un' ipotesi che verrà convalidata o respinta stasera, al momento del mio primo vero workgroup. Tra l'altro vorrei vedere diversi bocconiani dalla protesta facile alle prese con un lavoro di gruppo assegnato alla domenica pomeriggio da portare il Lunedi mattino seguente; certo, è evidente che la mole di lavoro non sia mastodontica, però intanto c'è da preparare delle pagine e una presentazione; d'altro canto non esiste nemmeno la figura del rappresentante di classe, per cui i diritti degli studenti (sempre che esistano) sono tutelati solo dal buon senso del docente stesso. Comunque credo che questo succeda in quasi tutte le università del globo.
Giusto adesso mi vengono a riferire che ho un altro assignment (il quarto) da preparare per mercoledì sera: fortunatamente (o forse no) mi è stato affidato dal boss del mio dorm (il campus ha una ventina di dorms con le camere degli studenti, ed ogni dorm ha il proprio capo). Praticamente devo raccontare agli abitanti del mio alveare una storia erotica non necessariamente riguardante me stesso, e alla fine di questa storia mi verrà assegnato il dormname, il soprannome che tutti qui hanno. Pare tuttavia che si durante la serata verranno praticate varie forme di nonnismo, per cui se risintonizzate il digitale terrestre potreste anche sentire le mie bestemmie mercoledì sera.

Direi che per ora è tutto, spero la settimana prossima di riuscire a scrivere un po' di più.

Dan Marinos


domenica 21 agosto 2011

Tra poco parto per l'India e non voglio scrivere un titolo preso da una canzone o da un libro o da un film.



Dicono che a seguito della manovra un sacco di capitale stia (ri)affluendo in Svizzera, tanto che le banche elvetiche abbiano avvisato i gentili clienti di aver esaurito le cassette di sicurezza. Anche l'Economostro emigrerà tra una decina di giorni, anche se non in un paradiso fiscale: Ahmedabad, India. Non ci sono motivazioni di tax planning dietro questo trasferimento, nè si può parlare dell'ennesimo esempio di cervello in fuga dall'Italia; semplicemente me ne andrò in scambio per quattro mesi presso l'Indian Institute of Management, ad Ahmedabad appunto (città mai sentita, lo so, ma di questo ne parliamo più avanti).
Che fare? Chiudere il blog fino a dicembre sarebbe un peccato; darlo in gestione a qualcuno nemmeno per idea, e tuttavia (come altre volte dichiarato e sebbene non ci sia stata ancora occasione per dimostrarlo) questa pagina è del tutto aperta ad articoli di altri economostri per cui potrebbe accadere che in futuro, oltre alle solite edizioni settimanali, si passi a qualche special "esterno". L'idea quindi è quella di approfittare di questa esperienza e continuare a scrivere, intervallando resoconti della vita universitaria indiana con qualcuna delle solite (piccantissime) analisi riguardo i diversi temi di economia. Sarà difficile senza la mia minuscola biblioteca di testi e manuali scarabocchiati da cui attingere quelle pirlate che credo e spero vi abbiano divertito in questo quasi anno di attività, ma ho un computer pieno di pdf ancora vergini e pronti per essere maltrattati.
Lo so, ci sono più blog aperti da tizi che partono per l'Asia che titoli scambiati sul Dow Jones: l'idea è spaventosamente banale, ma non vedo alternative e credo invece che ci potranno essere opportunità interessevoli.  Lo scopo è di creare ancora più danni alla patina di serietà del mondo economico di quanti non sia riuscito a fare fino ad oggi: chissà se poi Tremonti proporrà l'ennesimo scudo fiscale per farmi rientrare velocemente in Italia. Commentare la situazione italiana come mi è capitato ultimamente ma da un'altro continente mi fa sentire mezzo Boldrin e mezzo Zucconi, e la cosa non so se mi gasi o mi deprima (tra l'altro ho notato che i post più letti sono quelli collegati a fatti attuali: non avrete  davvero bisogno di un altro opinionista rompicoglioni? No perchè se è così allora o io o Aldo Grasso).
Che poi sinceramente non credo proprio che nei quattro mesi di mia assenza possa succedere qualcosa di veramente clamoroso in Italia: certo vi devo rivelare fin da subito il mio terrore riguardo a questo viaggio, ovvero la possibilità (secondo me altissima) che qualche particolare politico non dico muoia, ma abbia un collasso fisico con l'arrivo dell'inverno tale da fargli rinunciare ai suoi incarichi, e l'unico mio mezzo di gaudio sia la pagina speciale di Corriere.it senza che nessun indiano intorno capisca il perchè delle mie lacrime. Sarebbe veramente uno spreco.

Cialtrone come sempre,
Dan Marinos