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domenica 8 maggio 2011

Mi piace usare paint


A me piace molto giochicchiare con le immagini. Dopo un ennesimo weekend senza idee, stanotte ho sognato queste 2 sequenze ( + una, ma non ho fatto in tempo a svilupparla). De-gustatele cliccandoci sopra!



Dan Marinos

domenica 17 aprile 2011

Meglio una squadra offensiva o difensiva? Modigliani e Miller rispondono.



Franco Modigliani e Merton Miller tra il 1958 e il 1963 scrissero il modello fondamentale della finanza aziendale. Un modello che gli valse il premio nobel nel 1985. Un modello molto semplice e per questo orripilante. Le pagine di M&M portarono al mondo una verità ancora sconosciuta ed utilissima per i soli abitanti di Millerlandia e di Modiglionia, due nazioni aliene e lontane anni luce dalla Terra. Si, perchè le grandi proposizioni dei due economisti sono applicabili solo in quei paesi dove le leggi e i mercati sono eccezionali, praticamente utopiche. Ecco l'elenco delle assurde condizioni ipotetiche da cui parte la loro analisi: 1) esiste un solo tasso a cui si può prendere a prestito 2) non ci sono assimmetrie informative, 3) non ci sono imposte, 4) non ci sono costi di transazione 5) non esistono agency problems e conflitti d'interesse. Se tutto ciò fosse vero, dicono M&M nella prima proposizione, allora un'impresa che si finanzia con debito (D) ha lo stesso valore di una che si finanzia con azioni (A); in altri termini la scelta della struttura del capitale non ha influenza sul valore dell'impresa. Certo, e se pisciavo benzina facevo il distributore. Molti risponderebbero dicendo che non conta se un modello non è realistico, conta l'utilità delle considerazioni che vi si possono trarre o, utilizzando una citazione: "Essenzialmente, tutti i modelli sono sbagliati, ma alcuni sono utili". Va bene, non ne siamo convinti, ma va bene: tuttavia possiamo anche dire che un modello davvero importante, anzi "fondamentale" come M&M, dovrebbe trovare applicazione e utilità anche in altri argomenti, a parità di condizioni. Vediamo quindi un esempio di trasposizione del modello di M&M in un altro contesto: quello calcistico.
Nella nazione di Maradonia la Lega Calcio ha stabilito queste regole: 1)tutte le squadre devono avere 11 giocatori in campo. 2) non esiste il fuorigioco. 3) tutti gli individui hanno le stesse capacità e sono sani, quindi non esistono sostituzioni nè per stanchezza nè per infortunio 4) gli individui giocano fair play, quindi non fanno entrate fallose e i colpi di mano sono involontari e quindi non sanzionabili.
A queste condizioni, gli allenatori troveranno del tutto indifferenti le formazioni disponibili, o meglio le combinazioni degli 11 giocatori nei vari ruoli. Supponiamo per assurdo che esistano solo azioni ed debiti...ehm, volevo dire, attaccanti (A) e difensori (D). Il tecnico può scegliere di mettere 11 difensori condensati in area, addirittura allineati sulla linea di porta, e non subire neanche un gol (e tuttavia non segnarne neanche uno) o di inserire 11 attaccanti, segnando settordici gol ma subendone altrettanti. Insomma, si finirebbe sempre con un pareggio.
Forse accorgendosi dell'assurdità delle loro ipotesi di base, M&M levarono almeno quella sull'assenza di imposte. La loro conclusione? Beh, se ci sono le tasse, e gli interessi passivi sono interamente deducibili, allora all'impresa conviene finanziarsi esclusivamente con debito. Mentre su Millerlandia nasceva uno Stato con relativa imposizione fiscale, a Maradonia la Lega Calcio decise di introdurre la regola del fuorigioco. Improvvisamente gli schemi 0-0-11 cominciavano a dare problemi, perchè era sufficiente che gli avversari schierassero un paio di difensori minimamente intelligenti e tutti i gol venivano annullati per offside. Una squadra di soli attaccanti finiva così per perdere facilmente: per evitare questo problema, gli allenatori eliminarono dagli schemi gli attacanti.
Sembra una soluzione tanto drastica quanto idiota ( intendo quella di finanziarsi 100% debito, non quella di schierare solo difensori): come risolvere quest'assurdità? Ma certo! Troppo debito comporta costi impliciti ed espliciti di dissesto finanziario: tassi d'interesse più elevati, rating bassi, banche che richiedono maggiori garanzie, scarsa liquidità... A Maradonia, per evitare che gli allenatori schierino troppi difensori, rendendo le partite una noia che neanche una partita di C2 commentata da Carlo Conti e Fabrizio Frizzi, si è deciso di introdurre il fallo di mano anche se involontario. Ora, schierare in area ventottomila difensori risulta essere seriamente pericoloso. E allora che fare? Beh, soluzione finale e definitiva: bisogna trovare una via di mezzo, che minimizzi sia il rischio di fuorigioco che di rigore contro.
UNA VIA DI MEZZO??? CHE MINCHIA DI RIPOSTA E' PER UNA TEORIA CHE SI DICE FONDAMENTALE?! Tiriamo fuori il coraggio e urliamo al mondo accademico che quella di Modigliani e Miller è una teoria valida solo per quei momenti in cui gli economisti si sentono come i pensionati alla domenica al Bar Sport, che da decenni vanno discutendo ore ed ore col bianchino in mano e la canottiera nelle mutande se sia meglio dieci Rivera o dieci Lodetti (leggi il link). La verità è che se qualcuno fa un'affermazione anche involontariamente o erroneamente contraria a teorie come questa la risposta non sarà "sbagli, perchè le conclusioni di M&M dimostrano l'opposto" bensì "sbagli, perchè tu non ragioni secondo le ipotesi di M&M". Credetemi, prendete qualsiasi domanda che assilla l'umanità (sono meglio le more o le bionde? Le mutande o i boxer? I Simpson o i Griffin?) e risolvetela con Modigliani Miller: si può fare, ma la risposta sarà sempre la stessa, schifosissima ed inutile via di mezzo.

Dan_Marinos.

domenica 28 novembre 2010

Rapporto Debito/Equity: come idealizzare il proprio grado di autostima.



Ci sono certi concetti, certe teorie chiave dell’economia, che ti rimangono conficcate nella testa già dal primo semestre del primo anno della laurea triennale, e non puoi più in alcun modo dimenticarle: se sei dottore in economia puoi scordarti, chennesò, di andare a prendere i figli a scuola, di togliere i liquidi dal bagaglio a mano, puoi perfino dimenticarti di pagare le tasse, ma non puoi in alcun modo avere vuoti di memoria riguardo a certi argomenti. Uno di questi è il rapporto di indebitamento, o leverage, cioè quanto di ciò che è stato investito nell’azienda proviene dalle tasche dei soci-azionisti e quanto dai creditori (mutui delle banche, soldi dovuti all’erario, stipendi non ancora pagati ai dipendenti, altri finanziamenti come un leasing…).
Il concetto infatti è molto semplice, ed è sintetizzabile dal classico schemino dello stato patrimoniale di una società:
Il lato destro, indicato con “passività” e composto da debito ed equità, rappresenta le fonti da cui proviene il denaro che abbiamo investito nelle “attività”, che abbiamo diviso in materiali ed immateriali (brevetti, marchi…). Queste attività, unite al lavoro dei dipendenti, generano flussi di cassa che – si spera – sono superiori a quelli di input, fornitici da creditori ed azionisti; costoro infatti si attendono di essere rimborsati con l’aggiunta di interessi (per quanto riguarda i debitori) oppure di essere premiati con una distribuzione di dividendi sostanziosa (lato equità). E’ fondamentale riuscire a combinare, anzi ad equilibrare l’utilizzo delle fonti dei finanziamenti. Se si è troppo indebitati si rischia di far fallire l’azienda, o comunque di essere sempre troppo vincolata al volere delle banche. Se si usa troppo equity si va a pagare un costo maggiore: gli azionisti sono coloro che sopportano maggiormente il rischio di fallimento (non è qua che biosgna discutere il perché si parla sempre di Kd e Ke e mai si è parlato di rischio dei dipendenti), per cui pretendono un rendimento maggiore rispetto a quello richiesto dalle banche.
Ora, se traducessimo equity e debito in “aspettative personali” ed “aspettative di altri nei nostri confronti”, scopriremmo che il rapporto di indebitamento si può adattare anche alle persone, giorno per giorno. Da un lato infatti ognuno di noi si attende da sé stesso un determinato (a breve o a lungo) appagamento, e dall’altro lato genitori, parenti, amici, mogli, suocere,  Dio, capi di reparto o di ufficio, tifosi... tutti si aspettano da noi prestazioni adeguate che ripaghino promesse implicite od esplicite che gli abbiamo fatto. Per chiarirci, prendiamo qualche caso.
Il megalomane:  ossessionato da fama, ricchezza e potere, questo individuo attrae di solito veramente poche persone, per cui le aspettative di terzi sono veramente poca cosa rispetto all’autostima dell’individuo in questione. Rapporto di indebitamento nettamente spostato verso il lato equity. Pro: nessun rischio di deludere gli altri. Contro: come si è detto, il costo del capitale proprio è molto elevato e se il megalomane non riesce a pagare gli elevati flussi che egli stesso pretende, il collasso nervoso e il forte selling delle azioni porta ad un valore della persona pari a quello di una nocciolina.
Luigi Di Biagio e Fabio Grosso: due calciatori che non verranno ricordati nella storia dello sport se non per i rigori decisivi in due sfide tra Italia e Francia (il primo ai quarti dei mondiali del 1998, il secondo nella finale del 2006). Prima dei due tornei non è che le aspettative della comunità calcistica fossero, nei loro confronti, asfissianti: al massimo si poteva dire che pareggiava, o era inferiore, con ciò che loro si attendevano da loro stessi, per cui il rapporto di indebitamento era ben equilibrato. Invece l’apporto al capitale di terzi è esploso enormemente nel giro dei pochi minuti, anzi secondi, passati tra loro che si avvicinano al dischetto palla in mano, mettono giù la palla, prendono la rincorsa, calciano e sbagliano/segnano. Grosso riesce a ripagare se stesso e tutta una nazione con il flusso di cassa più grande dai tempi in cui gli esploratori diedero in mano alla Spagna un continente intero fatto d’oro. Di Biagio invece ha fallito; conseguenza catastrofica, due anni d’inferno, fino a perdere – di nuovo – con la Francia nella finale europei 2000.
Il ritardatario: le prime 10 volte tutti si attendono che lui arrivi in orario per l’appuntamento (leverage equilibrato). All’undicesimo ritardo, tutti imparano e prendono le adeguate misure: o abbassano il capitale investito o chiedono forti garanzie. Gli amici usano la prima soluzione, la ragazza la seconda (ovvero garantisce, in caso di ritardo, un muso lungo da qui fino allo Utah). Incredibilmente il ritardatario mantiene un aspettativa su se stesso sempre costante, malgrado un debito ballerino.
Dio: allora, la situazione è questa. E’ difficile affermare che il triangolo con l’occhio sia soddisfatto del mondo che ha creato, mentre ogni giorno 6 miliardi di preghiere( debito per altro in forte crescita ) gli salgono alle orecchie. Cazzo, se il rapporto debito/equity rappresenta un grado che va dall’ autocompiacimento alla depressione, Dio è un Emo.

Ora che hai capito come funziona, puoi anche tu farti il tuo grado di leverage. Ma attento, per tagliare il debito, usa solo forbici dalla punta arrotondata!!!


Dan Marinos