domenica 30 gennaio 2011

Luxottica medievale: riflessioni di un vecchio re


Il giuramento degli Orazi, di Jacques-Louis David. Seguendo la tradizionale governance romana, il padre consegna agli eredi tre spade, con le quali gli taglieranno le dita: con questo segno di indipendenza dal genitore essi rinunciano agli assegni del daddy, ma contemporaneamente si assicurano la gestione esclusiva dell'azienda: egli infatti non potrà più votare in consiglio alzando la mano.

Lunedì l'inserto economico del Corriere della Sera ha pubblicato un interessante articolo riguardante gli assetti proprietari di Luxottica, campione internazionale in un business (quello degli occhiali da vista e da sole) da 5.1 miliardi di euro di fatturato. Il fondatore Leonardo Del Vecchio controlla solidamente la società: il 68% circa delle azioni di Luxottica infatti è detenuto dalla holding famigliare Delfin srl, la quale a sua volta è posseduta, in parti eque del 16%, dai 6 figli dell'imprenditore più ricco d'italia (secondo solo a Ferrero). Tuttavia i pargoli, provenienti da 3 matrimoni diversi, possiedono le azioni solo in nuda proprietà, trasferendo l'esercizio dei diritti di voto al loro buon padre: del resto 3 di loro sono ancora minorenni, mentre i restanti hanno un'età media di 50 anni e scalpitano all'idea di succedere al sovrano dell'occhiale. Del Vecchio si trova così a dover decidere il futuro del suo regno e su come spartirlo tra i suoi - tanti - discendenti. Quali soluzioni può scegliere, e dove trovarle? In un manuale di Corporate Governance? No! In un libro di storia medievale!
Era il 395 D.C. quando morì Teodosio I, ultimo imperatore che mantenne Roma unita. Egli aveva due figli, Arcadio e Onorio: al primo andò la metà orientale (da cui deriva l'impero bizantino), mentre al secondo andò la parte occidentale. Saranno stati territori troppo vasti da controllare, sarà che oramai c'era poca innovazione rispetto ai competitors, ma in 15-20 anni l'occidente cedette la Spagna, la Britannia e il core business italiano, mentre l'oriente vivacchiò allegramente per qualche secolo ancora, sebbene con un ruolo di poco conto per i libri di scuola (errore!).
Ok, vasto territorio, poca innovazione, pochi discendenti, ma solo la prima caratteristica rispecchia Luxottica: seduto al cesso Del Vecchio passa nervosamente ai capitoli successivi del manuale di storia rubato al figlio e arriva ai Merovingi.
Dinastia francese discendente da Meroveo (nato a seguito di una nuotata impertinente della regina nei fluidi biologici di un mostro marino, il quinotauro), questi sovrani trovarono intelligente spartire la Francia in tanti regni quanti i loro figli (anche conosciuti come rois fainéants, in dialetto "fa-nègot", in italiano "fannulloni"). Questi purtroppo avevano una capacità gestionale scarsa e preferivano delegare tutto a funzionari subordinati. Tutto ciò finchè uno di questi managers in carriera, Carlo Martello, dopo la vittoria dello "strategy award" nella dislocata di Poitiers pensò bene che valeva la pena estromettere la famiglia dei Merovingi e sostituirla con la sua, i Carolingi (o Pipinidi, dal figlio di Carlo, Pipino il Breve).
Figli incapaci? Lasciare tutto in mano al management? Uscendo dal bagno (senza essersi lavato le mani) Del Vecchio è seriamente preoccupato: per sua volontà ha concesso la carica di amministratore delegato di Luxottica non ad un suo discendente, ma ad un estraneo, Andrea Guerra. Grattandosi preoccupato la testa (ricordiamo, non si era lavato le mani) riprende il libro e si siede alla sua poltrona preferita. I suoi figli sarebbero riusciti a mantenere il buon senso davanti ad un regno così immenso e profittevole? La cosa più importante era che si ricordassero il Dogma delle quattro D: "debita distanza dal debito", specialmente se utilizzato per allargare un business già vasto erodendo per altro ciò che l'azienda produceva.
Del Vecchio mischia questi ragionamenti sfogliando le pagine su Edoardo III d'Inghilterra e su Carlo V e Filippo II, sovrani di Spagna. Il primo si indebitò con banchieri italiani (Bardi e Peruzzi) per conquistare la Francia nella Guerra dei Cent'anni. Risultato: inglesi rimandati sull'isola, debito non onorato, banche fallite. I secondi veleggiarono con l'Invincibile Armata sui forti venti del leverage, sperando di ripagarlo con le entrate provenienti dalle Americhe. Esito: bancarotta nel 1576, nel 1596, nel 1607. "Ahi, caramba!" pensa Del Vecchio: " Ho fatto bene ad impedire ai miei cari figliuoli di frequentare quegli sconsiderati discendenti di Tabacchi!"
Costui era proprietario di Safilo, concorrente di Luxottica, che divise la prorpietà tra i tre figli che però non andavano molto d'accordo tra loro; finì con Vittorio che indebitò pesantemente l'azienda per acquistare ed estromettere gli altri due, Dino e Giuliano. Sgranocchiando noccioline, Del Vecchio se la ride di grossa pensando agli avversari. Ma allora, quali soluzioni?
Il Corriere ci permette di entrare nella testa del patron dei quattr'occhi, elencando alcune soluzioni:
1) Del Vecchio, ri-sposandosi con quella che era la sua seconda moglie, è obbligato per legge a riconoscere alla coniuge il 25% dei diritti ereditari: "calcolando tra i 9 e i 10 miliardi di euro il valore delle principali partecipazioni di Delfin, il 25% corrisponde a una cifra tra i 2.2 e i 2.5 miliardi". E via con la lotta fratricida!
2) Mantenere l'idea di partenza, cioè creare tre nuove fondazioni di diritto olandese (pari ai rami familiari nati dai tre matrimoni): la Consob ha approvato, ma Del Vecchio ha messo l'idea in salamoia.
3) Visto che la legge non riconosce pari trattamento ai figli nati dentro e fuori dal matrimonio, o cerca di legittimare gli utlimogeniti per dare a tutti i discendenti diritti paritari o sposta la sede in Arabia per ottenere la poligamia (questa soluzione non è scritta sul Corriere).

Dan Marinos



"Papà, ehm, mi firmi questo compito in classe?"
"Cos'è?"
"Storia..."
"Nove! Bravo!"
"No, quello è il mio numero del registro...il voto è qui sotto.."
"Terenzi!?"
"Ma no, daddy, quella è la firma del prof!"
"Ah......Oddio, hai preso tre!!! E c'è scritto pure che sei accusato di aver copiato! Da chi per Dio?"

"........da Tabacchi..."

domenica 23 gennaio 2011

Amare riflessioni del bar "Italia".


Se credete di aver riconosciuto questo bar, vuol dire che questo articolo ha ragione: i locali italiani sono standardizzati, e fanno tutti cagare



Nel 1764 a Milano nasce la rivista "Il Caffè", uno dei simboli del pensiero illuminista galoppante in quel periodo: la rivista, fondata dal filosofo ed economista Pietro Verri, si fece carico della rivoluzione linguistica e culturale dell'epoca, desiderando aprire gli occhi di chi viveva nel dogmatismo e nella superstizione, proprio come la bevanda che impedisce di ricadere nel mondo dei sogni. Nel 1775 a Pisa viene fondato il Caffè dell'Ussero, che ospitò 60 anni dopo il Primo Congresso Italiano degli Scienziati. Nel 1780 a Torino apre il Caffè Fiorio, privilegiato luogo di incontro della politica ed aristocrazia piemontese pre e post Unità. A metà dell '800 al Caffè Michelangiolo di Firenze si trovarono diversi giovani artisti che diedero vita alla corrente artistica dei macchiaioli. Nel 1895 al Salon Indien du Grand Cafè, a Parigi, i fratelli Lumière tennero la prima proiezione pubblica di un cortometraggio. Nel 1920 Hitler tenne uno dei suoi primi discorsi presso la birreria Hofbräuhaus di Monaco di Baviera. E ancora i caffè sui navigli milanesi frequentati dagli scapigliati, il Bar Jamaica di Brera, l'Harry's Bar di Venezia dove si incontrava facilmente Hemingway, i ritrovi dei carbonari a Torino...
Oggi, nel 2011, al bar possiamo pagare il bollo dell'automobile, e l'Italia va a rotoli. Coincidenza? Non credo. Questo articolo vuole essere un grido, un appello a scendere per strada per chiedere bar (il plurale di bar è bars?) più "a misura d'uomo". Ma dico, come può un luogo che per secoli è stato punto di incontro di grandi intellettuali, culla di rivoluzioni culturali, svilirsi in questo modo e svilire così la Nazione intera? Non capite quale danno si perpetua nei confronti del Paese e di tutti i protagonisti dell'economia e della cultura permettendo a delle canaglie di inaugurare questi tristi mostri?
Quale grave danno nell'anima di milioni di lavoratori dovuto allo smarrimento provocato da questi postacci. Pensiamo, cari amici, al triste smarrimento che incorre l'impiegato di banca che si reca dopo lavoro a bere un aperitivo con gli amici e, giunto in coda alla cassa, vede persone davanti a lui pagare bollette della luce. Oppure al povero trader di borsa che passa tutti i giorni davanti ad un computer che sputa numeri su numeri: ebbene, osservate quale effetto di spersonalizzazione di fronte agli schermi piatti che snocciolano ogni minuto i numeri di WinforLife.
Altri Stati invece stanno uscendo dalla crisi grazie all'invidiabile ruolo di ammortizzatore sociale ricoperto dai locali pre e post serali. A Berlino non c'è bar uguale all'altro, ognuno offre un ambiente diverso e stimolante, funzionale ma al tempo stesso antropocentrico, e grazie a Dio le slot-machines sono tutte accatastate in locali appositi. Anche l'Inghilterra, pur rischiando molto nel scegliere di affidare i bar a poche multinazionali (Cafè Nero, Starbucks, Pret à Manger...), offre al popolo una qualità ricreatoria decisamente superiore: la musica di Starbucks per esempio è sublime, e le grandi poltrone da salotto rilassano i nervi tesi dell'operaio. Da noi risuonano soltanto RDS e Radio101. Mio Dio, quanta bassezza.
In una visione sintetica, il mercato della tazzina italiana è formato da una concorrenza elevatissima legata ad un numero pressochè infinito di competitors, i quali però non combattono nè differenziandosi, nè abbassando i prezzi, nè migliorando la qualità del servizio. E' una mentalità di impresa che prende il peggio di tutto: l'anacronistica standardizzazione forzata alla Ford Model T, la freddezza del realismo sovietico, l'amoralità del trash italiano ed infine la banalità violenta di un libro di Fabio Volo.
Questi bar, queste disgrazie sociali, con il loro trattamento disumano, schiavizzante nella sua monotonia, angosciante nella suo essere anestetico, antisettico e spinacio nel riempire le ciotoline di patatine stantite e olive aspre come l'accantonamento a fondi rischi/oneri. Ebbene tutto questo deve essere fermato: è tempo infatti che qualcuno faccia sentire la voce di protesta attraverso un articolo migliore del cesso che avete appena letto.

Dan Marinos

venerdì 14 gennaio 2011

Dal credit risk management un modello per cuori solitari: prevedere il due di picche può non bastare





Che scena triste quella che avete appena visto. Una scena che non vorremmo che ci capitasse mai, non è vero? Se c'è una cosa che l'economia non insegna, è come avere successo garantito in ciò che facciamo: ciò che invece ci insegna, o che cerca di insegnarci, è valutare più o meno attentamente il rischio che incorriamo nel procedere lungo i nostri progetti, affinché si possa poi scegliere il "migliore" tra essi. Il caro lettore di questo blog, grande conoscitore delle lezioni sul rapporto esistente tra rischio e rendimento, certo non casca come un pulaster davanti a libri e pubblicità che promettono grandi e sicuri guadagni senza il minimo sforzo e preoccupazione. Questi dogmi però non vanno applicati nel solo mondo degli investimenti finanziari, ma debbono invece essere ricordati in tutte le situazioni che ci capitano quotidianamente, comprese quelle legate all'approccio sentimentale con l'altro o l'ugual sesso. Rifiutate a priori tutti i consigli che vi vengono detti o che leggete riguardo le conquiste amorose, se questi vengono propagandati come "infallibili". Ma soprattutto, valutate, valutate, valutate il rischio complessivo prima di tentare un aggancio!
Le banche lo fanno tutti i giorni, rispettando non solo la normativa di Basilea II (recentemente evolutasi al terzo stadio, ma la sostanza non cambia), ma soprattutto il buon senso: prima di concedere un prestito ad un cliente, gli assegnano una valutazione di merito, o rating, e calcolano la probabilità che il futuro debitore vada in default (PD) e la perdita che il fallimento costerebbe loro (LGD, loss given default). Beh, care amiche e cari amici, è giunto il momento di applicare questa semplice tecnica anche per scopi scoparecci!
Come prima cosa, immaginiamo un caso standard: immedesimatevi in una persona single che si trova ad una festa e desidera ardentemente un accoppiamento. Fatto? Bene. Nella stanza è presente un campione di possibili partners, che dovrete attentamente selezionare. La regola non è "puntare a chi permette il successo maggiore", ma innanzitutto "definire il danno atteso nel provarci con un elemento del pool disponibile", dopodichè scegliere quale livello di danno atteso voler sopportare.
La formula è semplice: perdita attesa è ELD (expected loss rate of default) :

ELD= PD*LGD

dove il default è dichiarato dal 2 di picche emesso dal tribunale fallimentare dell'amore. Ogni soggetto della stanza ha una certa probabilità di rifiutarci in prima analisi dipendente da: la sua e la nostra bellezza, il  suo e il nostro grano in saccoccia, la sua e la nostra fama, il suo e il nostro sesso. Allo stesso tempo il rifiuto genererebbe perdite, più o meno gravi, a seconda de: le nostre aspettative e/o la nostra autostima e le aspettative dei nostri amici/amiche pettegoli .
Non possiamo però concludere in questo modo! Questa simpatica formulina è valida per le banche, dove il contrario di "default" è sempre "successo": le questioni sentimentali sono più complicate. Tutti, o suppongo moltissimi di voi lettori pene-dotati non vorrebbero portarsi in casa la bionda con i più grandi meloni della storia e vederla correre in bagno a pisciare in piedi, right? E voi lettrici, che vi sentite zoccoline dopo qualche daichiri alla fragola, non vorrete mica scoprire la mattina di esservi portato a letto il kebabbaro all'angolo tra Via Conchetta e Corso San Gottardo, proprio il giorno prima del vostro matrimonio con il Presidente della Lega-Sezione Cernusco Lombardone?
Per questo motivo dobbiamo evolvere la formula, affiancando al ELD l'expected loss rate of intercourse, in sigle ELI, il quale deriva dal prodotto tra la probabilità di ficcamento con la perdita legata ad esso, ovvero:

ELI = PI*LGI

PI, logicamente, è uguale a (1-PD), mentre la LGI deriva dai costi di un coito indesiderato, come la perdita di autostima, la pessima figura, l'oltrepassare limiti morali che ci eravamo imposti ex-ante, l'infiammazione dell'ano o una gravidanza inattesa quanto vincere un cavallo piazzato ad un torneo di scacchi.
A questo punto, la formula definitiva dell'expected loss rate risulta essere:

ELR=ELD+ELI= (PD*LGD)+(1-PD)LGI

Generalmente potremmo attenderci un EL totale che non può superare il 100%, se consideriamo che, laddove il rifiuto proviene dal principe azzurro dei nostri sogni, la PD sarà alta mentre l'ELI sarà pressochè nulla (e da una scarsa PI e da una LGI inesistente), mentre laddove avremo colto il fiore di una lurida 60enne al corso di danza latino-americana avremo una ELI altissima (a meno che siate gerontofili, in quel caso buon per voi) ma una PD*LGD bassissima. Possiamo quindi dire che ELD e ELI sono correlati negativamente, per cui se uno sale l'altro scende, proprio come fanno la temperatura e il pistone nel cilindro dell'amore.
Osservate inoltre un'ultima importante considerazione: sarebbe buona prassi creare una nostra personale classifica dove inserire gli elementi del pool; una sorta di sistema di rating, diciamo, affinchè ci risulti più facile poi convertire il giudizio in PD e PI e, in futuro, avere un sistema abbastanza consolidato da dati storici che permetta di evitare di effettuare calcoli e lavorare invece direttamente sul rating assegnato. Ricordate però che la classifica è personale, perchè come due banche possono divergere sul giudizio di affidabilità su un impresa (per esempio perchè una delle due ha già avuto rapporti con il cliente) due persone possono giudicare diversamente la stessa partner; non solo, ma una stesso soggetto da valutare avrà ELI e ELD diversi a seconda dello strumento di credito che vogliamo aprire (leasing, mutuo...), e del rapporto che vogliamo instaurare (limonata, ficcamento, matrimonio...)
L'Economostro ha scritto questa relazione con due scopi, uno teorico e uno pratico: il primo è quello che Voi lettori e lettrici sappiate arricchirlo con corollari, appendici e confutazioni. Il secondo è che proviate ad applicare la teoria nella vita reale, affinchè possa essere verificata e quindi sostenuta davanti alle cattedre universitarie e sulle prime pagine dei giornali di settore (siano essi il Times o  Le Ore).

Come dissero Locke, Hume e Bacone: "Andate e verificatevi!"

Dan Marinos

domenica 9 gennaio 2011

"Cosa avrebbe fatto il buon Gesù?". Quando le religioni ficcano il naso nell'economia

" Il popolo, vedendo che Mosè tardava a scendere dalla montagna, si affollò intorno ad Aronne e gli disse: «Facci un dio che cammini alla nostra testa, perché a quel Mosè, l'uomo che ci ha fatti uscire dal paese d'Egitto, non sappiamo che cosa sia accaduto». Aronne rispose loro: «Togliete i pendenti d'oro che hanno agli orecchi le vostre mogli e le vostre figlie e portateli a me».  Tutto il popolo tolse i pendenti che ciascuno aveva agli orecchi e li portò ad Aronne.  Egli li ricevette dalle loro mani e li fece fondere in una forma e ne ottenne un vitello di metallo fuso." Esodo 32,1-7. Poi Mosè tornò, si incazzò come una faina e mandò 40 giorni e 40 notti di Bear Market.

La settimana scorsa avevamo lamentato l'incapacità del Papa nel riformare l'istituto bancario vaticano a favore di un miglioramento del sistema economico. A mente serena però ci si accorge che egli non è il progettatore di questa riforma poco concreta dello IOR, quanto il passivo esecutore di comandamenti imposti dai Vertici Aziendali. Del resto, in quanto rappresentante di Dio in terra, può improvvisare ben poco: egli deve seguire attentamente i piani strategici scritti dal Megadirettore nella sacra nota integrativa conosciuta col nome di Bibbia. A questo proposito, dando un'occhiata alle lezioni bibliche, sono emersi un sacco di incitamenti alla speculazione finanziaria scriteriata e all'amoralità dei sistemi bancari e/o economici in generale.
Un pò come quella volta che Gesù venne invitato a cena da un fariseo (ahahahha....fariseo, che nome buffissimo!) e, ispirato da una donnina dell'amore che era accorsa ad asciugargli i piedi coi capelli e le lacrime, profetizzò come bene ciò che invece è il male di molte politiche tributarie: il condono. Egli disse (Luca 7,41-47):  "Un creditore aveva due debitori; l'uno gli doveva cinquecento denari e l'altro cinquanta. E poiché non avevano di che pagare condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?»  Simone (il fariseo, ndr) rispose: «Ritengo sia colui al quale ha condonato di più». Gesù gli disse: «Hai giudicato rettamente»."
Nota, caro lettore, che Gesù ha usato il verbo "condonare" (non dice "rimetti a noi i nostri debiti" o, al massimo, "consolida a noi il nostro passivo"....no no, dice proprio "condonare"), e l'unica differenza tra lui e il caro Tremonti è la "r". Ma Gesù la sapeva lunga, e non sbagliava certo nel dire che chi ama di più è chi ottiene il condono maggiore. E allora via con un bel scudone fiscalone, con tutte quelle ricche pecorelle black-list che tornano nel gregge ad adulare e votare il buon pastore, mentre ai poverelli che hanno un mutuo per la nuova casa (dopo che quella vecchia era crollata perchè costruita sulla sabbia, nonostante il geometra aveva detto "tranquilli, è roccia") non glielo si vuole frizzare (dal verbo "to freeze") nemmeno per un altro anno. Intanto il buon Tremonti, da Parigi, bacchetta tutti quanti e urla "Abbiamo salvato banche e speculatori (tranne che in Italia, dove va tutto bene)!". Ma come Julius, non lo sapevi? Lo dice Matteo 25,14-30: "A tre managers vennero affidati i risparmi di un signore; i primi due investirono tutto e raddoppiarono il capitale gestito mentre il terzo investì risk-free e non guadagnò praticamente nulla. Finì che mentre gli altri due vennero promossi, l'ultimo venne degradato a receptionist della filiale di Capriate San Gervasio (in provincia di Bergamo).
La Bibbia contiene molte altre indicazioni, alcune esplicitamente di materia economica, altre che vanno interpretate. In questo tempo di crisi ho letto diversi articoli che illuminano circa l'esistenza di numerose altre tipologie di "finanza", diverse da quella che noi studiamo e conosciamo. Molto (ma ancora troppo poco) si è detto della finanza islamica, disciplinata direttamente dai testi sacri musulmani, e rimaniamo sbigottiti e divertiti nel sapere che il Corano o altre Circolari Maomettiane vietano assolutamente il calcolo degli interessi nei prestiti: alle banche islamiche va restituito l'importo esatto di quanto è stato prestato. Esiste la concezione storica che gli ebrei hanno vissuto per secoli (sebbene "vivere" sia, sospetto, il termine meno appropriato) attraverso l'usura e suppongoche ciò derivi, tra le varie cause, da Deuteronomio 23,20-21 che recita: "Non farai al tuo fratello prestiti a interesse, né di denaro, né di viveri, né di qualunque cosa che si presta a interesse. Allo straniero potrai prestare a interesse, ma non al tuo fratello, perché il Signore tuo Dio ti benedica in tutto ciò a cui metterai mano, nel paese di cui stai per andare a prender possesso." Queste parole però cari fratelli cristiani sono contenute anche nelle vostre Bibbie e non sono di sola competenza ebraica: si trovano nell'Antico Testamento, quel volumetto pieno di stramberie e buffe leggi scritte affinchè anche Voi le rispettiate.
Per cui ragazzi, a questo punto direi: tutti allo IOR a chiedere un mutuo sulla casa. Vige l'offerta: recita il rosario e il TAN/TAEG è esorcizzato!


Dan Marinos

P.S: se questo blog tirerà ancora avanti, credo che leggerete ancora diversi articoli sul rapporto religione/economia, perchè è più facile trovare cose  interessanti sull'argomento che un ricco entri in paradiso. Fiscale.

domenica 2 gennaio 2011

La banca dei blasfemi è la vera riforma, lo IOR no.


J. Swift, un uomo che la sapeva lunga.


Bene, lasciamo che inizi l'anno nuovo e che i contabili si riposino dopo la nottata del 31/12/X (dove X sta per '10) passata a rivalutare tutto l'attivo a fair value e a redigere ratei e risconti vari, mentre sulle loro scrivanie si accumulano piani di investimento (acquisto macchinari, accensione mutui...) depositati da docenti universitari che godono nel creare "esercizi" contabili che iniziano l' 1/1/X+1 (a proposito, io sarei per una petizione che cambi la notte di San Silvestro in "la notte del contabile", a memoria della schiavitù che incatena questa categoria durante il fatidico cambio di data).
Beh, ad ogni modo, l'articolo di quest'oggi va a collegare un tema fresco fresco di settimana con un saggio scritto da Jonathan Swift nel lontano "non ne ho idea ma suppongo all'incirca" 1720. Il 2010 si è chiuso con il Sole24Ore che recitava: Il Vaticano non è più un paradiso fiscale. Lo IOR chiude l'era dei segreti e dei "sacri bonifici"; Benedetto XVI ha emanato infatti una serie di leggi che dovrebbero rendere l'istituto cattolico più trasparente e conforme alle caratteristiche necessarie per essere compreso nella white list. La disclosure papale però, oltre a lasciare perplessi su quanto sia effettiva e non soltanto formale, è comunque poco d'aiuto nella lotta alla crisi finanziaria di questi giorni: alle banche serve maggiore liquidità, non maggior carta stampata.

Il buon Jonny Swift, nel Saggio sulle bolle inglesi del Sig. Thomas Hope, parlava di un progetto riguardante la creazione in Irlanda di un istituto finanziario mezzo statale mezzo privato veramente alternativo e profittevole: la banca della bestemmia. Guardando oggi la crisi nel paese della Guinness, quanta lungimiranza in poche righe: "Sottoscrivere azioni bancarie senza conoscerne il progetto, è come se dei gentiluomini approvassero dei discorsi senza conoscerne il contenuto" afferma l'autore irlandese, aggiungendo che senza la tutela di una legge statale le banche, pur possedendo garanzie come i possedimenti terrieri, non reggerebbero ad una corsa agli sportelli e di conseguenza ai fallimenti: Basilea III 'sto paio di VaR.

Il progetto è così composto: i sottoscrittori privati versano (tanto) capitale che viene inizialmente utilizzato per pagare i dipendenti della banca. Questi, grazie ad una legge parlamentare, hanno il diritto di girare per le strade e multare ogni persona che bestemmia con un'ammenda di uno scellino. Swift fa velocemente due conti: l'Irlanda dell'epoca contava 2milioni di abitanti: stimando che una buona metà era adusa a far precedere il nome di una divinità con quello di un animale e suddividendo la frequenza eresiaca tra gentiluomini e contadini, lo scrittore assicura un cash flow annuo minimo di 282.500 sterline (dell'epoca) che, calcolatrice alla mano, mi risulta essere qualcosa come 5 miliardi e mezzo di bestemmie all'anno!!! Cosa fare dei soldi ottenuti? Oltre che per ripagare i sottoscrittori e pagare i dipendenti, secondo l'autore andavano utilizzati per costruire e sostenere opere pubbliche come il sistema scolastico: come fare del bene sfruttando il male.
Il progetto tra l'altro vieta tassativamente di concedere licenze di imprecazione e di usare il profitto a fini di devozione: "Tale pratica scandalosa è degna solo della Santa Sede, dove i proventi scaturiti dalle licenze concesse per il meretricio sono adoperati ad propaganda fidem": in Italia la Chiesa tassava le baldracche di Milano per costruire il Duomo. Invece, riconoscendo l'uso terapeutico dell'imprecazione nel "consentire ai polmoni di ripulirsi da umori ristagnanti", l'autore (il quale, si noti, era anche Decano della Cattedrale di St.Patrick a Dublino) sottolinea come, esibendo una ricetta firmata dal medico, sia possibile pagare soltanto mezzo scellino (cioè solo il 50% dell'ammenda); trattamento di assoluta impunibilità spetta inoltre ai militari affinché essi, in periodi bellici dove secondo le stime si registrano 300 imprecazioni all'ora, non debbano cedere le armi al Monte dei Pegni, "Giacchè i papisti e le persone a noi ostili trarrebbero grande gioia dallo spettacolo delle nostre truppe ridotte senza armi da fuoco né spade per eccesso di espressioni blasfeme."

Un progetto così profittevole dal punto di vista economico potrebbe incorrere in obiezioni da quello morale: i parlamentari saranno d'accordo con questa iniziativa? Potrebbero infatti affermare che il progetto sia possibile solo in uno Stato che incoraggia la bestemmia per fini economici: eppure i benefici non vanno a favore dei bestemmiatori, i quali anzi vengono multati per ogni santone tirato giù dal cielo!

Concludendo: questa sì che è una riforma bancaria, altro che il motu proprio del Papa! In questo modo, con una tassa piuttosto simbolica, si riescono comunque a raccogliere i fondi per far ripartire l'economia attraverso quel mastodontico piano di opere pubbliche che ricorda il modello Roosveltiano, il quale, come sappiamo, bestemmiava più di un toscano quando si tira una martellata sul dito.
... A proposito: data l'imposta sulle smadonnate, il federalismo fiscale potrebbe amplificare o meno la disparità di raccolta fondi nelle regioni italiane, a favore di Lombardia, Veneto, e Toscana? Lascio ai posteri la risposta.

Dan Marinos