domenica 30 dicembre 2012

Econoroscopo 2013




L'Economostro aveva già proposto (qua) un oroscopo per l'anno 2011, costruito pescando a caso alcuni estratti dai miei libri universitari. Poi il successo inspiegabile di Rob Brezsny su L'Internazionale aveva, almeno per il 2012, alzato invalicabili barriere d'ingresso nel mercato delle predizioni. Quest'anno pare che ci sia di nuovo uno spiraglio, forse perché la predizione Maya e le future elezioni politiche hanno spostato il tema principale delle stronzate postate su Facebook. Dunque approfittiamone: ecco a voi l'econoroscopo per il 2013!

Avvertenze per l'uso: anche questa volta le predizioni saranno ottenute attraverso l'estrazione casuale di frasi accademiche. Tuttavia le fonti non saranno più i manuali di economia, bensì i miei appunti dei tempi dell'università (che sono stati riportati in maniera fedele all'originale, per cui è possibile che troviate errori grammaticali e sigle senza senso).


ARIETE

Capitalismo senza capitali: per quasi 60 anni il sistema bancario si basa sulla riforma del 1936 sulla separazione delle banche commerciali da quelle d’investimento (creazione IRI). […] Tale sistema è durato fino alla riforma Amato. (Corporate Governance)

La vita media quanto sarà, amici dell’Ariete? 80 anni? Quindi se avete più di vent’anni il vostro futuro è segnato: avete già fatto una scelta che vi accompagnerà, alti e bassi, per circa 60 anni. Non vi resta che capire quale e attendere l’arrivo di Amato e del suo cavallo scheletrico. Rassegnatevi e ringraziate il cielo: preferivate forse Andreotti e la sua auto foderata di tritolo? 



TORO

Construction contract is a contract specifically negotiated for the construction of an asset (a building) or a combination of assets (a plant) that are closely interrelated or interdipendent in terms of their design, technology & functions of their ultimate purpose of use. (Accounting and industry specifications)

Tori, è ora di smetterla di usare il leasing operativo e fare la scelta della vita: il matrimonio in fondo non è che un contratto e su di esso verrà costruito un tetto da condividere con la vostra adorabile famiglia. E se mai avrete degli intrallazzi amorosi, votate PDL per un bel condono edilizio.



GEMELLI
Merci conto-vendite: l’acquirente si impegna a vendere la merce per conto del venditore. Il fornitore contabilizza il ricavo solo quando l’acquirente l’ha venduto ad un terzo (Bilancio e comunicazione economica)

Insomma Gemelli il vostro successo non dipende da voi e nemmeno dalle vostre conoscenze bensì dalle conoscenze delle vostre conoscenze. Nel pieno rispetto della tradizione culturale italiana.



CANCRO
La variabile che determina se un costo è variabile o meno sono i livelli d’attività, anche detta cost driver, misurabile come volume di prodotti realizzati o di servizi forniti. In realtà esistono costi variabili che cambiano senza essere legati ai volumi, ma sono dei casi particolari. (Programmazione e controllo)

In altre parole i sacri appunti vi avvisano che dovrete sempre confrontare le vostre azioni con grandezze coerenti affinché le si possano valutare e soppesare in maniera intelligente. Eviterete notevoli figuracce (avrei tanto voluto ricevere questo consiglio l’altro giorno quando sono andato dalla vicina a dirle: “Per caso il tuo rubinetto perde? Perché di notte si sentono cadere delle gocce e fatico a dormire” e lei: “No, è un problema del muro che avevo già notato. Invece voi per caso avete la Playstation? Perché io e un altro vicino vi sentiamo bestemmiare”).



LEONE

La peste del 1347 e le carestie portano, all’inizio del 1400, la pop. a 65 milioni. Solo dal 1475 si manifesta la tendenza crescente che si consolida dal 1530, tanto che alla fine del 1500 la pop è tornata ai livelli pre peste. (Storia economica)

Grandi notizie Leone! La crisi economica è destinata a finire, prima o poi! Certo non si può sapere se cadrete vittima o sopravvivrete: l’importante è che il mondo tirerà avanti lo stesso con o senza di voi.



VERGINE

Cosa determina Y N? Ad esempio il mark-up, o lo sviluppo teconolgico, la concorrenza (tutti elementi incontrollabili dalla BC) (Economia Monetaria)

Vergini, se il livello di produzione naturale non è direttamente controllabile dalla banca centrale, non vedo perché voi possiate controllare la vostra vita. Date tutto ai poveri e ritiratevi in un eremo. Ma ricordatevi prima di andare via di fare il log-out da Facebook.



BILANCIA

Nel 1970 viene data vita alle Regioni, già previste nel 48 ma mai attuate (a parte le r. autonome). Ciò determina lo spostamento della competenza della CASMEZ alle Regioni stesse (Storia dell’Italia dal ’45 ad oggi)

Bilance, affrontate il 2013 con tranquillità e pigrizia. Le parole d’ordine nel mondo del lavoro e nell’amore sarà procrastinare e delegare. Pulirete i piatti dopo, terminerete il progetto domani, manderete il vostro migliore amico a prendere vostra moglie dall’ufficio, completerete la documentazione più avanti, chiamerete qualcuno per il trasloco nel monolocale, leggerete domani le lettere degli avvocati per il divorzio, restituirete un’altra volta alle risorse umane il cellulare aziendale. Tanto sarà un 2013 molto tranquillo.




SCORPIONE

Il più delle volte l’economic valuation significa DCF: 1) trova il discount rate 2) cash forecast 3) TV. Una capital structure che cambia mette in difficoltà il DCF: un PF infatti parte molto leverato per poi ripagare i debt nel tempo. Per questi è meglio usare APV (almeno per il periodo iniziale) e il WACC per il periodo di D/E stabile (Strategic Financial Management)

Smettetela di valutare le persone che vi stanno attorno secondo gli stessi parametri con cui valutate voi stessi. Va bene per alcuni, ma altri hanno bisogno di un’attenta analisi, almeno per i primi minuti di conversazione. Certo che se poi vi parlano di “Murakami”, “Brunori SAS” e “il valore dei derivati è più alto del PIL della Svizzera” allora più che il WACC è consigliabile il Wadavialcù.




SAGITTARIO    
 
Se un modello di regressione lineare (con o senza intercetta) βj risulta nullo, allora possiamo eliminare xj per rendere il modello più semplice (ciò non significa che y sia indipendente da xj, visto che la dipendenza di y da xj passa anche attraverso altre variabili x, che sono correlate con xj) (Metodi quantitativi per la finanza)

Preso così, quest’appunto è veramente criptico. Data la materia di provenienza, si giustifica la pessima qualità della pergamena in cui è stato trovato, tutta bruciata dal fuoco che riteniamo provenisse da una pira sacrificale. Per questo motivo abbiamo contattato una noto esperto in materia di magia e arte divinatoria, che ha tradotto per noi l’oroscopo dei Sagittari: “E’ chiaramente un segno di mancanza d’affetto, che la vita di una persona Y non può dipendere dall’amore di una qualsiasi persona xj , per quanto necessaria, ma dall’amore verso xm, dove per m intendo la Madonna di Medjugorje. Vi prego dunque fratelli del Sagittario a recarvi sul sacro luogo ove i miracoli accadono per davvero. Ci sono ancora posti sul pulmino dell’oratorio di Santa Addolorata, sono 100€ senza albergo.”



CAPRICORNO

E’ un operazione duale alla capitalizzazione. Come la cap, l’attualizzazione sposta una somma di denaro nel tempo, solo che dal futuro al presente.(Matematica finanziaria)

Un classicone per voi del Capricorno: il tempo ha valore. Per voi il futuro deve quindi basarsi sulle parole “tutto” e “subito”, che nelle immagini delle stelle è rappresentato dalla costellazione dell’uomo con la diarrea.



AQUARIO

Ma se l’investitore ha conferito 100 e poi ulteriori 100, e alla fine ottiene 175(<200), come può aver ottenuto un r di +5%? Questo è un esempio di Time Weighted Rate of Return, ovvero un rendimento che si avrebbe avuto se non ci fossero stati riscatti e/o conferimenti. Per calcolare il risultato effettivamente ottenuto nel caso di riscatti e/o conferimenti è necessario calcolare il  Money Weighted Rate of Return che indica il risultato effettivo in termini percentuali. (Economia del mercato mobiliare)

Come per gli amici dello Scorpione e del Cancro, anche voi Aquario dovete stare attenti ad adattare i vostri parametri di valutazione con la realtà. Certo potreste anche adattare la realtà ai vostri parametri: in tal caso sareste o dei VIPs o degli schizofrenici (in entrambi i casi uno spettacolo da baraccone per gli altri undici segni zodiacali).



PESCI

Quando il Pres della Rep ha impedimenti temporaneo, viene sostituito dal Pres. del Senato. [...] Non è responsabile in generale per gli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, salvo casi particolari stabiliti dalla Cost. (Diritto Pubblico).

Praticamente si tratta di fare così: quando siete in ufficio, e incontrate un problema particolarmente difficile, delegate qualcun altro con la scusa che dovete andare in bagno. Non sarete ritenuti responsabili né del completamento del lavoro, ma al massimo di essere degli incontinenti che lasciano una puzza asfissiante lasciata alla toilette; il che è comunque meglio di ammettere di non saper fare i grafici con excel.



Dan Marinos






domenica 23 dicembre 2012

Il PIL mi violenta (ma forse è colpa mia)






Due settimane fa sono stato messo in crisi dalla rubrica Junior del Sole24Ore. Tutto per colpa di una semplice, secca domanda: “Cosa succede al PIL se un signore sposa la propria cuoca?”. Fabrizio Galimberti, autorevole giornalista economico (qui il pdf dell’articolo), spiega ai ragazzi che il prodotto interno lordo diminuisce se un lavoro, prima retribuito, diventa gratuito in quanto rientrante nella sfera delle mansioni casalinghe: “La ragione per cui il lavoro domestico svolto all’interno della famiglia viene escluso dal PIL è solo pratica: perché non c’è né un prezzo né un costo.” scrive Galimberti, continuando poi con un elenco di altri esempi che non ha fatto altro che aumentare la mia confusione: “Questo non è il solo ‘lavoro’ che viene escluso dal PIL. Anche tutta l’attività illegale, dai furti alle rapine in banca allo spaccio della droga alla prostituzione, viene esclusa dal calcolo del PIL. Anche qui per ragioni di convenienza: come si fa a calcolare le sette camicie che deve sudare il rapinatore per organizzare il colpo in banca?”. Leggendo queste frasi, la sensazione è stata quella di un vero e proprio mindfuck (l’Urban Dictionary descrive questa sensazione come: “il processo di stupro della propria intelligenza, mai anticipato da una pre-lubrificazione”), perché da un lato pensavo che il ragionamento avesse senso, e dall’altro ragionavo sulla diverse definizioni di PIL senza tuttavia trovare alcun supporto alla tesi di Galimberti. 

Prendiamo per esempio lo schema classico che i professori universitari utilizzano il primo giorno del corso di macroeconomia e adattiamolo alla domanda che mi ha tanto turbato; per fare questo, trasformeremo il nucleo familiare in una catena imprenditoriale con valore aggiunto. Supponiamo infatti che la titolare di una casa di piacere assuma un gigolò, che non sostiene alcun costo nel fornire il proprio servizio, essendo vitto e alloggio inclusi nello stipendio, che vale, per semplicità, 100€ l’anno (non ho intenzione di dibattere su questo dato, né di effettuare un indagine di mercato per rendere l’esempio più realistico). La matrona, grazie al servizio di questo suo uomo del piacere, riesce a fatturare 500€ l’anno. In uno scenario dove lo Stato non esiste, lo schema di creazione del valore diventerebbe così:



Veniamo ora alla triplice definizione di PIL, che può essere:

- il valore dei beni/servizi finali prodotti: 500€ ottenuti dal bordello.
-il valore del valore aggiunto generato: VA del gigolò + VA del bordello =(100€-0€)+(500€-100€)=500€
-il valore dei redditi generati nel processo: Y gigolò + Y matrona = 100€+400€=500€

Supponiamo ora che la matrona sposi il gigolò, il quale continua però a lavorare nel bordello (ipotesi realistica, visto il numero di pornodive sposate). La casa di piacere continua a guadagnare 500€, ma senza più alcun costo visto che la moglie non deve pagare uno stipendio al marito. Ma per questo motivo il PIL diminuisce? No, rimane invariato:

- il valore dei servizi finali offerti è sempre 500€
- il valore aggiunto è sempre 500€, stavolta generato in un processo con un solo step (500€-0)
-il valore dei redditi generati dal processo è sempre 500€ (al di là di come essi vengano distribuiti tra moglie e marito).

Galimberti offre poi un’ulteriore definizione di PIL, che poi non è altro che la solita formula della IS. Il PIL è uguale alla somma di consumi e investimenti, e forte di questa addizione sembra suggerire il seguente messaggio: “la matrona non consuma più per pagare l’avvenente tronchetto della felicità, dunque il PIL diminuisce”. Peccato che anche in questo caso il totem dell’amore penetri – senza carezze – tra i miei neuroni, i quali ricordavano che ciò che non si consuma viene risparmiato, e ciò che si risparmia diventa, per ipotesi, investimento (da cui l’acronimo “IS”), per cui sotto certe assumptions è indifferente quanto consumo o quanto risparmio: il PIL rimane uguale.

Data la semplicità di questi miei ragionamenti, che non tengono conto delle prospettive future, dei valori attesi, degli effetti sul mercato del lavoro né del livello dei prezzi, e soprattutto tenendo conto della mia insipienza macroeconomica, sono rimasto per giorni dubbioso sul fatto che fossi io a non capire, che fosse in qualche modo colpa mia. Insomma, mi sono sentito come una ragazza che "è andata a cercarsele vestendosi e truccandosi in modo così attraente, così da puttana". Per questo mi sono rivolto alla comunità (dei miei lettori), ponendo il dilemma sulla pagina di facebook. Le risposte pervenute sono state unanimi e confortanti:


David: “Dipende da cosa ne fai dei soldi risparmiati per pagare la domestica. Se lavori di meno (perché hai bisogno di meno soldi) allora, molto probabilmente, il PIL si abbasserà. Se, invece, continuerai a lavorare lo stesso ammontare di ore, l'andamento del PIL dipenderà da cosa farai con i soldi in più: se sposti denaro verso attività con un più alto valore aggiunto delle faccende domestiche (e ce ne sono molti, la quasi totalità) il PIL aumenterà. Tutto questo considerando i rapporti con l'estero invariati.”

Francesco:“ Il PIL forse no, il PNL sì (se la domestica non è italiana)! Ma la domanda seria è: che bevono al Sole per farsi certe domande?”

Luca: “oh mio dio che coglioni, ma non e' vero: che ci fa coi soldi che risparmia?”

Filippo: “Ha detto quasi tutto quello che c'era da dire David. Si può parlare poi del fatto che, se lavori e non paghi la colf, ma metti i soldi in banca, hai uno shift da C a I (ammesso e non concesso che S=I). Ma di questo si è già parlato altrove [...] L'economostro dovrebbe cambiare nome in "Forse-dovevo-fare-scienze-della-comunicazione....-mostro". Oppure l'Accountamonster, che è pure peggio.”


Se dunque la bellezza di una poesia non può rientrare nel PIL (alla faccia di Bob Kennedy) non si capisce perché non lo possa fare il lavoro domestico ma soprattutto, secondo Galimberti, lo spaccio di droga (che è a tutti gli effetti un processo imprenditoriale ed economico). A questo punto, l’unica ragione che mi viene in mente a supporto del giornalista è che i vari istituti di statistica non siano in grado o non vogliano deliberatamente misurare anche l’effetto sui redditi dell’importazione, distribuzione e consumo della cocaina. E’ perché il pusher o la prostituta non fatturano, né dichiarano il proprio reddito, né comunicano ai mercati il nuovo maxi-investimento in una raffineria d’oppio alle porte di Borgo Buzzone?
Possibile, ma a questo punto, se l’uomo sposa la propria domestica e la matrona il proprio gigolò, a calare non è il PIL esistente (per non dire “reale”, termine che confonde le idee) ma il PIL misurato.   



Dan Marinos

 
Invito chi ne sa più di me a partecipare alla discussione. In particolare invito i miei ex-professori, se mai avessi scritto stronzate, a non stracciarmi la laurea da poco conquistata. Inoltre, se mai si dovesse istituire un processo, si sappia che sono disposto a rendere noti alle autorità i cognomi di chi ha rilasciato le dichiarazioni sopra pubblicate.

domenica 9 dicembre 2012

Saper dirsi addio.




Dove se n’è andato George W. che vinse ben due mandati? Dov’è Gerhard, sostituito dalla prima cancelliera? Dove sono Tony e Jaques, uno amico di Veltroni e l’altro di Berlusconi? E cosa n’è stato di Bill, che mentre lavorava cadde nel tranello della segretaria? Davvero, porca miseria, dove diavolo sono finiti? Di certo non dormono sulla collina, anzi: qualcuno è presidente di fondazioni umanitarie, uno è rappresentante dell’ONU in Medio Oriente, altri hanno assunto ruoli importanti in gigantesche multinazionali. In ogni caso si tratta di un bel riposo rispetto a ciò che li ha fatti entrare nella Storia, a dimostrazione dell’esistenza di una regola non scritta ma fondamentale e molto semplice: raggiunto il vertice della carriera politica (that is, essere capo dell’esecutivo) non si può più tornare indietro, ma solo uscire dal gioco. 

In Italia però questa regola non esiste. In Italia nessun ex-primo ministro (ma proprio nessuno) ha mai visto apparire la scritta Game Over sulla schermata, anzi, hanno sempre inserito il gettone prima che scadessero i dieci fatidici secondi. Senza per altro riuscire a migliorarsi, macché: semplicemente, gettone su gettone, han dormito perennemente sulle comode poltrone del Parlamento o dei vari Ministeri dispersi sulle colline di Roma.

Ieri sera si è liberata una stanza nella tranquilla casa di riposo per politici, accanto a Sarkozy e Brown: il nome sulla porta dice “Riservato: Monti”. Un uomo che sembrava conoscere bene la regola che fu rispettata dai suoi colleghi inglesi, francesi e spagnoli. Un tecnico che ha salutato tutti dopo che un partitucolo ha giocato al “non dico che ti sfiducio ma neanche che sto dalla tua parte”, pensando di avere a che fare con un Andreotti o un Prodi qualsiasi. La prima reazione è stata di stima, nonostante i gravi errori commessi dal suo esecutivo. La seconda è stata di dubbio: ha detto addio o arrivederci? Non si è capito. Forse ha detto semplicemente “ciao belli”, che per me vuol dire “ci vediamo all’inferno” ma che De Bortoli sul Corriere traduce in “Ora sono libero di decidere se diventare politico a tutti gli effetti”. Rispetto a quest’ultima interpretazione, è assolutamente vergognoso vedere che il direttore del più importante quotidiano nazionale non sappia – o non voglia sapere – che la storia non dà mai ragione ai sequel, alle ricomparse, alle minestre riscaldate, per quanto affascinanti e romantiche possano essere. Come può una voce così importante del giornalismo italiano dimenticare il vomitevole ritorno di Shevchenko al Milan, nessun goal su 18 partite?  Come può tacere su Freezer, un nemico che ci aveva fatto sudare per ben 70 puntate di Dragonball Z ma che nel 118° episodio decide di ritornare sulla terra per essere sconfitto nel giro di dieci minuti con un colpo di spada – non riesco nemmeno a dirlo, da quanto mi imbarazza –da parte di Trunks?

E se di metafore, paragoni e citazioni è stufo Monti, è stufo De Bortoli e siete stufi voi lettori, lasciatemi quest’ultimo appello rivolto al dimissionario: si ricordi che in Bocconi è vietato rifiutare un giudizio e ritentare l’esame.

Dan Marinos

P.s.: Monti mi ha già risposto con un sms. Dice: “e a me che cazzo me ne frega a me, sono senatore a vita.”

domenica 2 dicembre 2012

E allora guerra sia.


I revisori sono passati; gli impiegati dell'Ufficio amministrativo possono tornare alle loro postazioni. Nonostante la paura e l'incertezza del domani, la ricerca della normalità è comune a tutte le popolazioni colpite dalla tragedia



Non è bello, mentre ben organizzato lavori tranquillo ad una revisione per il 31 dicembre, sentirti battere sulla spalla da una voce che ti sussurra all'orecchio: "Dovreste fare anche una revisione speciale per il 30 giugno. Scorso.".
Finito di raccogliere le carte che si sono sparse dopo che hai ribaltato la scrivania, fai un piano di battaglia super-aggressivo. Ti dipingi di nero sotto gli occhi, come i giocatori di football. Poi però ti accorgi che nero-tempera su nero-occhiaia non si nota, e allora semplicemente prendi la cravatta imbevuta di inchiostro rosso e ne fai una fascia per capelli. Poi prendi in mano il laptop, carichi la penna USB e ti alzi verso l'ufficio amministrativo mormorando: "E' ora di portar fuori la spazzatura...".


Nel frattempo, gli impiegati dell'ufficio amministrativo, a cui è giunta voce che i revisori dovranno rimanere altre due o tre settimane, e dovranno chiedere altri documenti, molti dei quali probabilmente erano già stati predisposti l'anno prima ma sono andati persi, si fanno prendere dallo sconforto più totale. Alcuni ingoiano pillole di cianuro, non prima di aver avvelenato i pesci dell'acquario affinché non vedano le scene crudeli dai vetri della vasca. Altri scappano sulle montagne di carta da riciclare, in attesa di preparare il contrattacco per una guerra di tipo non-convenzionale, fatta di silenzi, "non lo so" e "ancora qua state?!". Altri, semplicemente, si arrendono all'evidenza dei fatti, e cercano di fare il possibile per i colleghi pur rimanendo seduti alla loro postazione. Ingenuamente, forse, credono che l'invasione durerà poco, e tutto si risolverà in breve tempo e senza troppe perdite. Ma poi, per tutti, finisce allo stesso modo: il conflitto è totale, e bisogna venire a patti con la propria personalità, i cui tratti più celati e terribili emergono in un contesto non più civile, non più umano. Solo poche tracce rimangono a testimonianza della crudeltà del destino.


Da una stampa dimenticata nel vassoio della fotocopiatrice:


Prima di tutti, vennero a prendere le fatture e fui contento perché non le avevo predisposte io.
Poi vennero a prendere le note credito e stetti zitto perché quel giorno ero in ferie.
Poi vennero a prendere gli estratti conto e fui sollevato perché pensavo di averla scampata.
Poi vennero a prendere il registro IVA ed io non dissi niente perché non avevo tempo da perdere.
Un giorno vennero da me e non c'era più nessuno a cui potessi delegare.




Dan Marinos

domenica 25 novembre 2012

Registi, dirigenti e dirigismi.



Da piccolo non capivo il ruolo del regista nei film. Generalmente non è lui che recita, che prepara le luci, che scrive la sceneggiatura, che disegna i cartoni animati, che prepara la scenografia, che inserisce gli effetti speciali, che sistema l’audio e che scrive la colonna sonora. Perché fosse così importante e ricevesse così tante attenzioni durante la notte degli oscar, era un mistero.  Allo stesso modo non riconoscevo il ruolo specifico del regista nel calcio: il difensore ostacola gli avversari, le ali corrono e crossano, i centrocampisti la passano agli attaccanti che segnano (tranne nel caso di Larrivey). Succedeva quindi che a fine partita i commentatori Sky dessero il premio del migliore in campo a Pirlo (e non Kakà, o Inzaghi), e io non capissi il perché, visto che, trotterellando lì davanti alla difesa, mi era del tutto invisibile. Gattuso per lo meno uccideva le persone.

Ho da poco finito di guardare Twin Peaks, la serie tv primi anni ’90 di David Lynch. E’ stato uno sforzo indicibile. Non tanto per i temi allucinanti e le scene non-sense, ma per la confusione assurda che ha reso elevata, ai miei occhi, la percentuale di puntate noiose o inutili  rispetto a quelle geniali e spettacolari. Il motivo di questa volatilità nella qualità pare sia dovuta al fatto che, a metà stagione, Lynch abbandonò il suo ruolo delegandolo ad alcuni suoi apprendisti, salvo poi riprendere in mano le redini verso la fine della serie. A proposito di registi che abbandonano, è da due stagioni che guardo il Milan passare in sequenza dallo schema di gioco “palla ubriaca di passaggi”, a “palla lunga a Ibra”, e infine a “cosa essere palla?”. Guardo in alto e vedo la Juventus, nei miei ricordi di adolescente grande squadra di muratori, oggi portata a passeggio da Pirlo.

E allora capisco il ruolo del regista.

La grande accusa che viene rivolta alla classe dirigente è quella di aver soddisfatto la fame di liberalizzazioni e privatizzazioni del prezioso, favoloso, meraviglioso patrimonio industriale pubblico. Solo che guardando le relazioni d’interesse delle imprese apparentemente privatizzate, dalle evidenti partecipazioni azionarie alle più celate modalità di assegnazione di incarichi e commesse, vengono forti dubbi su quanto si sia effettivamente tolto dalle mani dello Stato. La confusione regna sovrana, con Paragone che, incalzato da un Boldrin che chiedeva l’esempio di una vera e cattiva liberalizzazione, cita “lo statuto dei lavoratori” (minuto 1:00). Misteri e confusione, che portano ad analisi non-sense come questo video. Insomma, la sottrazione di attività economica dalle mani dello Stato comporta sull’italiano una paura legittima. E’ innanzitutto qualcosa fuori dalla sua cultura, e i risultati dei pochi, grandi e storici esempi di liberalizzazione in Italia fanno accapponare la pelle.

Da un lato dunque non piace l’idea di uno Stato dirigista (indipendentemente dai risultati che ottiene), dall’altro si teme una privatizzazione operata in maniera volutamente “a cazzo di cane”, con sottotrame nascoste, inutili e dannose. Non rimane dunque che uno Stato che diriga sapientemente la fine di sé stesso nel ruolo di protagonista nell’impresa. Un ottimo regista insomma, che faccia un bel piano quinquennale di dismissioni intelligenti, una programmazione economica “negativa” così solida e inderogabile da tranquillizzare il cittadino.

Bene dunque chi scrive chiaro e tondo dove agire, ripetendo che Trenitalia non è privata, né Enel, e per poco nemmeno Parmalat. Ma poche persone sono disposte a leggersi gli studi di Banca d’Italia, di Harvard o dell’Istituto Bruno Leoni. L’elettore base sa poco o nulla di rete, distribuzione e sistema di tariffe del gas. Certo dovrebbe saperne di più, ma esistono elementi comuni ad ogni liberalizzazione che egli deve necessariamente sapere subito: quali sono le qualità che deve avere il vincitore? Deve rinunciare ai licenziamenti? Deve essere italiano o può essere straniero? Deve pagare di tasca propria o può indebitarsi fino all’osso? Deve garantire i prezzi scelti ho può fare aumentarli per remunerare il proprio capitale? E chi, esattamente, garantirà che la scelta tra i candidati sia davvero la migliore?
Per molti esperti in materia queste domande appaiono scontate, per l’insegnante di letteratura e il ferroviere non lo sono.


Dan Marinos


Ps: Forse vi pare un articolo serio, tristemente serio. In effetti sembra scritto da un incrocio tra Michele Serra, Gramellini e Daria Bignardi. Meriterei le botte per questo. Ma guardate l’ironia, in fondo. La questione Milan-Juve è stata scritta prima del fischio finale di dieci minuti fa, che ha sconfessato tutta la tesi di questo pezzo. E, nonostante tutto, godo.

giovedì 1 novembre 2012

Il contratto d'affitto (altro che il cappotto di Gogol')

Quest'avventura mi ricorda....



Quel giorno d'ottobre, alle nove e venti, Nikolaj si recò al Comitato per la Partecipazione del Cittadino nello Stato in modo da registrare finalmente il contratto d'affitto della casa nella Grande Città, dove si era appena trasferito. In realtà doveva pensarci il padrone di casa, ma egli si trovava in Messico (per eliminare un noto dissidente antisovietico) per cui aveva delegato la pratica al neo inquilino, Nikolaj appunto.

Entrato, il giovane attese in maniera molto urbana che fosse il suo turno allo sportello centrale, dove gli sarebbe poi stato consegnato un numero e sarebbe stato indirizzato all'Ufficio di competenza.  Dopo circa un'ora, toccò a Nikolaj. L'addetta allo smistamento-pratiche diede un'occhiata ai documenti e disse: "Tovarish! Lei non ha pagato le tasse di registrazione! Deve recarsi in banca, versare il 2% del canone annuo e poi tornare qua, al Comitato! Ad ogni modo, mi ricorderò di lei, per cui non si preoccupi di fare nuovamente la coda." Nikolaj, avendo vissuto fino ad allora in campagna, pensava ingenuamente che le tasse, o meglio le partecipazioni del Cittadino nello Stato, andassero pagate nel Comitato stesso. "Pazienza", pensò; uscì dall'edificio e si recò alla prima banca nei paraggi. Effettuò il pagamento e si fece dare la ricevuta dalla gentile compagna che lavorava allo sportello.

Tornato alla Cancelleria delle Finanze del Popolo Supremo, Nikolaus si diresse immediatamente allo sportello: "Herr Nikolaus, cerchi di capire, il nostro popolo è ligio al dovere, e non posso davvero farla passare prima degli altri." Tuttavia il sangue di Nikolaus era affetto da geni italici che, si sa, non erano affatto efficienti come quelli del vero Popolo Supremo (e per questo, forse, egli avrebbe avuto problemi in futuro). Ad ogni modo, l'innata tendenza al crimine del giovane gli permise comunque di strappare un numero e di dirigersi verso l'Ufficio per l'Abitazione Suprema del Popolo Supremo. Qui Nikolaus incontrò ulteriori problemi: sulla ricevuta della banca era ben presente il timbro dell'istituto creditizio e la data di registrazione, ma mancava la firma della sportellista. Per questo motivo l'impiegata dell'Ufficio cercò di rifiutare i documenti, temendo che il pagamento non fosse in realtà stato effettuato. Il ragazzo disse: "Fraulein, se mi dà una biro gliela faccio io la firma, che tanto sono sempre degli scarabocchi". Allibita per la gran faccia tosta, tanto da registrare il nome del protagonista tra i sospetti impuri, la donna disse: "Herr Nikolaus, è forse uscito di senno!? Io comunque le credo che ha pagato, ma la mancanza della firma è qualcosa di formalmente inaccettabile. Tuttavia le verrò incontro". E così dicendo, scrisse sul retro della ricevuta che Nikolaus giurava di aver pagato, sottoscrivendo con la di lei firma tale dichiarazione. 

Il nostro eroe credeva di aver finito tutto, ché già era ora di pranzo, ma quando l'impiegata prese i bolli di registrazione le si drizzarono i capelli: "Herr Nikolaus, ma quando li ha comprati?" "Oggi, in tabaccheria. Perché?" "Non va assolutamente bene, Herr Nikolaus! I bolli vanno comprati prima della stipula del contratto. Qui vedo che il contratto è iniziato due settimane fa, per cui ora deve pagare la mora". "Ma scusi, se per la registrazione si ha un mese di tempo, perché mai dovrei comprare i bolli prima dell'inizio del contratto?" "Niente ma! Ora lei va in banca a pagare la mora di sette soldi del Popolo Supremo! E non si dimentichi di aggiungere un soldo per il bollo della certificazione energetica!". Inviperito, Nikolaus tornò alla banca, e pagò questa benedetta mora.

Al suo rientro all'Agenzia delle Entrate, Niccolò tornò all'Ufficio dove l'impiegata disse che la documentazione, nel frattempo, non era stata comunque accettata. "Ma come? Mi faccia parlare con il direttore!". Fez in testa e stivaletti militari, entrò il direttore dell'Ufficio, che si introdusse dicendo irrispettosamente: "Camerata, guardi, oggi ho un mal di testa... e beh, insomma, qua manca la firma della cassiera! La sua pratica è inaccettabile." "Ma se dietro c'è l'accettazione della sua collega, con la firma." "Ma lei potrebbe aver falsificato la firma della mia collega! Deve tornare in banca e farsi mettere la firma dalla sportellista. E siccome a quest'ora le banche han chiuso, e chiudiamo anche noi, la prego di tornare domani". Niccolò, ascoltando questa assurda frase, esplose. Pretese la registrazione della pratica immediatamente, altro che tornare il giorno dopo. Al che il direttore si inalberò, petto in fuori e mento pronunciato, e tentò di intimorire il ragazzo minacciando di chiamare il Du...no, scusate, il Direttore Maximo. "Nessun problema", disse spavaldo Niccolò, e venne all'istante spedito ai piani superiori, dove stava l'origine dei fili invisibili.

"Caro Niccolò" disse il Direttore Maximo in maniera paternale, in quanto - non dimentichiamolo - Padre della Patria e dell'Impero: "i documenti devono essere assolutamente ben formalizzati. Altrimenti sono problemi, soprattutto per te." "In che senso, Direttore?" "Beh, se per caso tra venti giorni scoprissimo che non hai pagato davvero, poi saremmo costretti a venirti a prendere e a farti pagare il doppio sottoforma di olio di ricino". Ma Niccolò non aveva paura, né della multa né dell'olio. Perché lui quella maledetta tassa l'aveva pagata, per cui sapeva che nulla gli sarebbe mai successo. Tornò nell'Ufficio registrazioni, accompagnato dal Direttore Maximo che avallò personalmente il deposito del contratto d'affitto. Erano le quattro e venti. Niccolò aveva viaggiato nella burocrazia per sette ore consecutive, pranzando solamente con un Twix.
Nel frattempo il Marinos aveva fatto richiesta per ottenere il pass per parcheggiare sulle strisce gialle. Ma non aveva ricevuto ancora risposta...


Dan Marinos


F.A.Qs:

D: Ma non potevate usare la cedolare secca e non pagare tutte quelle spese? 
R: Il padrone di casa vive da un pezzo in Messico e non ha idea di cosa sia una cedolare secca. E nemmeno io, del resto.

D: Ma non potevate fare la registrazione online?
R: Il padrone di casa ha da un pezzo richiesto all'Agenzia delle Entrate il codice di attivazione delle procedure online. Dopo un mese, superando il limite temporale entro il quale registrare l'affitto, tale codice (che l'Agenzia dovrebbe inviare per posta, secondo il padrone di casa) non è ancora giunto.

D: Questo rimando alle dittature novecentesche: non avrai mica copiato dalla stupenda vignetta di Makkox?
R: ............................................

mercoledì 24 ottobre 2012

Della fine dell'Università e dell'inizio delle cravatte





La signora Stradallo disse che i fiori li avrebbe comprati lei. A me andava più che bene, anzi non m’interessava affatto chi avrebbe comprato gli stramaledetti fiori per la sposa, mia nipote, per cui che ci pensassero pure i parenti del suo futuro marito; in quanto a me, avevo già abbastanza da fare per trovare la cravatta che piacesse sia a me che alla nonna della sposa, mia moglie. Dall’armadio volavano serpenti di stoffa multicolore e la fine non sembrava arrivare mai (per quanto fossimo già in ritardo, ma in fondo il pretaccio poteva pure aspettare). Ad un tratto lei me ne porse una che non ricordavo di possedere. Eppure mi era famigliare. Mi avvicinai con discrezione e la presi in mano; fu solo quando la toccai che mi tornò in mente tutto.

Vidi due mani che afferravano un Cucciolone Algida dalla macchinetta al piano terra del Velodromo, che al primo anno c’era perfino il bar e le code infinite di persone che volevano un panino con la cotoletta, e poi mi spostai più in là, prima nei bagni che puzzavano ancora di vomito il mattino dopo il Galà di Natale e lo sciacquone o lo prendevi a calci o ti incidevi la vite sul palmo della mano in stile Padre Pio. Poi vidi gli ascensori che quando arrivavano facevano un suono di gattino stritolato, con la targhetta che indicava il piano incassata nel muro per i geni che pensavano fosse il pulsante per chiamare l’ascensore (gli stessi che poi lo usavano per fare solo un piano: ma cazzo prendi le scale, che l’unica cosa strana che hanno è che non prende il cellulare!). Vidi l’N22, il numero della mia prima ed ultima aula nonché il numero dell’autobus londinese che di notte mi portava a casa dopo aver lavorato in un ristorante con piatti a base di pollo. Vidi le sedie rosso scuro dei box studio, che non potevi rubare ma solo dondolarci e poi ancora un ombrello distrutto a spicchi arcobaleno. La vista ripercorse l’ingresso e riprovai l’escursione termica alle porte del Velodromo, mente Eric Clapton vendeva panini con la compagna di colore in un furgoncino parcheggiato accanto al cancello sul retro di Sarfatti, dove potevi entrare solo bloccando la fotocellula al passare delle auto. L’ingresso tra i leoni, ovviamente, e qualche vignetta che non capivo. Un altro ingresso ancora, cioè il passaggio sotterraneo chiuso dopo la bomba, dove sentivi lo stesso odore delle cucine delle scuole elementari grazie al pavimento in gomma nera che portava alla mensa “dei poveri”, che al primo anno potevi trovare stinco di maiale e couscous, nonché tavoli con sedie (pure quelle non si potevano rubare) su cui era impossibile sedervi senza contorsioni fenomenali, sulle quali stazionavano un paio di vecchi pazzi mentre un inserviente urlava: “Permesso!”. Il sistema in stile DOS dei vecchi punti blu, e i cellulari (e i primi Iphone e Blackberry) che, nelle settimane successive agli esami, emergevano contemporaneamente dalle tasche degli studenti come gli gnocchi nell’acqua bollente, e ancora le venti fotocopie giornaliere a disposizione nell’aula computer, che vietava MSN ma soccombette a Facebook. Vidi gli uffici nascosti dell’università, che per raggiungerli bisognava entrare nel Welcome Desk a sinistra dei leoni, passare attraverso una posta quasi mimetizzata nel muro dietro la scrivania e prendere infine un ascensore supersonico. La folla della giornata di presentazione delle aziende, dove capivi di essere troppo giovane, o troppo impegnato in altro, o troppo vecchio, o già occupato, e allora alzavi le spalle e ricominciava la corsa ai gadget; e soprattutto tutte le persone che avevano già fatto, se non uno stage, un colloquio in più di te (e in triennale, in fondo, bastava averne fatto uno solo) e la sensazione di tutti quei dubbi su cosa avresti dovuto fare e invece no. Le code all’Egea e al CUSL (ommioddio, possedevo una tessera del CUSL!) e tutti i disegni sui libri e le metodologie di studio che cambiavano ogni anno: appunti più sottolineatura a matita, appunti più sottolineatura in rosso, solo sottolineatura, solo appunti, appunti più eserciziario originale, eserciziario fotocopiato più libro, dispensa più appunti più esercizi di quello di classe 11 che ha l’esercitatrice migliore (e bbona), appunti e slides, appunti su slides, solo slides, appunti su papers, slides e papers, papavers e papers…

Quando mia moglie mi urlò qualcosa, sentii fuggire tutto come quando correvo per prendere in tempo il pullman, percorrendo tutto Viale Bligny, passando accanto al Volo, al Blockbuster e a un negozio gigantesco che vendeva stampe di quadri. Per un attimo mi parve di vedere un vecchio, magro, con gli occhiali da sole e i pantaloni tirati su fino alle ascelle che fissava, immobile e in posizione da small soldier la gente che passava fuori dal suo portone, accanto al Darty di Porta Romana.


Dan Marinos


giovedì 27 settembre 2012

Patrimoniale o Confessionale?



Preferite le tasse sul reddito o quelle sul patrimonio? Volete difendere i vostri beni o siete a favore di una bella patrimoniale da far pagare ai riccastri? Qualunque sia la vostra scelta, sappiate che dalla Germania arriva una nuova imposta, quella sulla religione!

La Conferenza episcopale dei vescovi tedeschi si è resa conto di non riuscire più a mandare avanti il suo sistema assistenziale. Questa macchina si è alimentata dei soldi ricavati dalle donazioni e da una tassazione sui redditi imposta a chi, all’anagrafe, si dichiarava cattolico; in particolare si deve versare l’8%-9% aggiuntivo su quanto dovuto di base all’erario. La ragione di questa imposizione deriva dal fatto che due secoli fa lo Stato tedesco ha nazionalizzato i beni di proprietà della Chiesa, lasciandola dunque senza capitale ma tuttavia aiutandola a sopravvivere attraverso la fiscalità. Oggi, i vescovi tedeschi lamentano l’insufficienza di questa soluzione visto che molte pecorelle, con il barbatrucco di non specificare la propria fede all’anagrafe, continuano ad usufruire dei sacramenti senza pagare quanto dovuto; un po’ come guardare la tele senza pagare il canone. Per questo motivo han dato un bel giro di vite: d'ora in avanti, chi non fosse in regola con i pagamenti potrà scordarsi di ottenere la comunione, di sposarsi in Chiesa, di fare da padrino e pure di essere sepolto secondo il rito cattolico.

Mentre in Italia le forze laiche persistono nel voler timidamente riformare l’ora di religione, la Germania dà prova di essere avanti anche su questo tema. Se l’8xmille è un’imposta diretta, da pagare indipendentemente se si crede in Gesù o in Odino, la tedesca Kirchensteuer è una tassa speciale tramutata, con il recente decreto vescovile, in un vero e proprio prezzo per i servizi resi dalla Chiesa. E i prezzi sono tra i migliori sistemi per discernere e differenziare le persone, perché acquista e ottiene solo chi è disposto a pagare (senza contare che, in questo caso, il prezzo è legato al reddito e dunque non ostacola i poveri).

Ma c’è di più. La distinzione operata dal sistema-prezzo non solo concede a chi non è cattolico di non pagare per qualcosa in cui non crede o addirittura detesta, ma permette anche di avere un’idea statistica di quale sia la vera identità culturale di un Paese. In Italia, mi è stato fatto notare, l’ultimo censimento non chiedeva a quale confessione appartenessero le persone; dobbiamo quindi continuare ad ascoltare senza diritto di replica chi dice che viviamo in un paese al 90% cattolico (magari sulla sola base della percentuale di battezzati, senza distinguere chi si reca ancora a messa da chi è allergico all’incenso). In Germania invece bisogna dichiarare la propria fede all’anagrafe. In questo modo, per esempio, è stato possibile notare che nel 2010 ben 181.000 fedeli hanno abbandonato la religione cattolica.

In Italia il reddito medio dichiarato nel 2012 è stato di 19.250€. Al di là di detrazioni varie, significa un IRPEF pari a 4.600€. Se si dovesse applicare la Kirchensteuer, i presunti cattolici pagherebbero un ammontare aggiuntivo tra i 370 e i 410€. Se così fosse guarderemmo i finti-cattolici scappare verso paradisi fiscali neanche fossero magnati colpiti dalla patrimoniale!


Dan Marinos


Ps: la religione può davvero abbassarsi ad un sistema di prezzi, alla stregua di un banale e comune servizio? La risposta è sì: e per i primi 1000 abbonati verrà un sacerdote ad installarvi il crocefisso. Il comodato d’uso è GRATIS!