martedì 17 gennaio 2012

La vita finanziaria dei poeti





Ho appena finito di leggere La vita finanziaria dei poeti, di tale Jesse Walter. Giudizio: è’ un libro OK. Chiaramente i commenti pubblicati sul retro del libro inneggiano al genio, mentre sulla fascetta rossa Nick Hornby si lascia andare ad un: “è il romanzo che più mi ha divertito nell’ultimo anno”. Ecco, la presenza di Nick Hornby era l’unica ragione che mi faceva desistere alla lettura.
Trama stuzzichevole:  un giornalista economico rischia di perdere casa e famiglia per via della crisi dei mutui subprime. Anzi, un ex-giornalista economico; Matt Prior, il protagonista, ha infatti lasciato il lavoro poco prima dell’inizio della crisi per dedicarsi completamente al suo sito internet di consigli finanziari scritti sottoforma di poesie: poetfolio.com. Insomma, c’è in ballo una difficoltà finanziaria dell’eroe (come con Nick Hornby, CTRL+C), un rapporto di coppia in crisi (CTRL+V), il rapporto un po’ difficile con il padre (CTRL+V), una scrittura simpaticissima e piena di termini usati da noi giovani (CTRL+V). Tuttavia la soluzione trovata dal protagonista per risolvere i problemi economici è originale: spacciare erba. E qui il romanzo prende tutta un’altra piega e diventa, come dicevo, un libro OK.
La droga non sarà né una soluzione né una cosa necessaria per scrivere poesie, però pensate a Verga e a come avrebbe potuto chiudere con classe i Malavoglia se anziché lupini, Bastianazzo avesse trasportato cinque chili di roba dal Marocco. E Mazzarò? Quanto stile nel morire fumandosi tutto un magazzeno di pachistano nero: di certo non sarebbe andato in giro a tirare calci ai tacchini. E l’incendio nel palazzo dei Trao? Mai addormentarsi con la sigaretta accesa. Il fumo, il fumo, il fumo. Anche il buon Zeno l’aveva capito; e se Svevo gli avesse fatto fare trading di canapa anziché di solfato di rame, di sicuro non avrebbe mandato la società di commercio all’aria. Ma di Verga e Svevo già avevamo letto e detto nei romanzi cartolarizzati; ritorniamo invece agli economisti-poeti. Ora, di gente laureata in Economia e Commercio che si mette poi a scrivere di cose del tutto diverse, “più elevate” diciamo, ce n’è una marea. Oggi voglio rendere onore invece a chi invece rimane nel mondo dell’economia e tuttavia, tra un’attualizzazione e una rendicontazione, spara qualche perla assoluta che non sarà in versi ma di certo è poesia. E’ il caso di piccole frasi scritte su tomi noiosi e affermazioni improvvise durante lezioni soporifere: non faciliteranno il duro studio dello studente, ma almeno lo decorano.
Prendo come esempio (e mi ricollego tra l’altro al discorso della droga) il ben noto Katz-Rosen, manuale di Microeconomia, il quale nel terzo capitolo definisce i beni sostituti aiutandosi con il seguente esempio: “un aumento del prezzo dell’eroina determina un incremento della quantità domandata di metadone. Beni come l’eroina e il metadone, tali che un aumento del prezzo dell’uno determini un incremento della quantità domandata dell’altro, vengono definiti sostituti.”. E via poi di esercizi: “Secondo van Ours (1995) l’elasticità della domanda di oppio è 0.7, nel breve periodo e 1 nel lungo periodo. Spiegate perché l’elasticità della domanda di oppio dovrebbe essere maggiore nel lungo anziché nel breve periodo, e in base alla risposta spiegate l’influenza dell’aumento di prezzo dell’oppio sui crimini legati al consumo della droga”. D’altro canto un manuale che ad ogni capitolo cita gente come Mick Jagger, Che Guevara, il film Casablanca, Emily Dickinson e il proverbio: “Ci sono diversi modi per scuoiare un gatto”, beh, non deve essere stato scritto da contabili privi di sentimento.
A proposito di contabili che provano sentimenti: esistono? Probabilmente no, ma qualcuno sicuramente è dotato di ironia: “La Superstore Doors Srl opera nel settore della vendita di strumenti musicali. Nel corso del 200X+1 si manifestano i seguenti accadimenti: 1) si acquistano 5 bassi “MusicMan Sing-Ray five strings” pagandoli 1.200€ ognuno 2) si vendono 3 bassi di tale modello a 1.950 € ognuno 3) un commando di fanatici nemici della musica rock assalta il centro vendita causando la distruzione irrimediabile di 1 basso; tale evento non fruisce di alcuna copertura assicurativa”. Così Maurizio Pini sceglie di spiegare le rimanenze di magazzino in Basic FinancialAccounting: è evidente che in questo caso il Pini si è fatto sopraffare da una reminescenza anni settanta (se stia dalla parte del venditore di strumenti musicali o dalla parte del commando anti-rock, non ci è dato saperlo). Inutile il tentativo di ritorno alla normalità con la questione della  copertura assicurativa: lo spirito poetico si è manifestato indelebilmente.
Più le cose si fanno complicate, più si rasentano gli apici della genialità. Le matricole bocconiane infatti sbrodolano dicendo che Lorenzo Peccati è seriamente candidato a vincere il nobel per la matematica; il fatto che il professore venga nominato ogni anno per un premio che non esiste la dice lunga sulla sua figura leggendaria. La quale tuttavia non sarebbe nulla senza l’appoggio di Erio Castagnoli. I due si scatenano letteralmente sui testi di Matematica in Azienda, ironizzando allegramente tra di loro (si veda l’introduzione: “E’ stato riscritto da L.Peccati il miglior capitolo […]che era dovuto a E. Castagnoli: ora dovrebbe essere comprensibile” o il capitolo 2.3: “L’ APV fu proposto da Myers nel 1973 e riproposto, in versione generalizzata, dal più peloso dei due autori”), polemizzando con i linguisti (per esempio, alla nota di pagina 4: “I vocabolari della lingua italiana riportano tre significati di tasso: (i) pianta delle conifere, (ii) mammifero, (iii) incudine senza punte . Ciò che usualmente è detto tasso si dovrebbe invece chiamare propriamente saggio. Seppur a malincuore , ci pieghiamo all’uso corrente”) e filosofeggiando sull’assurdo (a pagina 8: “un BOT che rende il 7 (per cento) non è come il tram della linea 7. Se saliamo sul 7 e scendiamo dal 7 abbiamo viaggiato sul 7 (inteso come tram). Se saliamo sul 7 e scendiamo dal 7 (inteso come tasso) possiamo aver viaggiato sul 6).
Attenzione però: essere poeti non significa essere belli, simpatici e gentili. Come il buon Verlaine sparava a Rimbaud, sono altrettanto leggendarie (e dunque non necessariamente vere) le esecuzioni di schiere di studenti caduti sotto i colpi del Peccati e del Pini. Eliminati ad esami orali da sentenze storiche quali: “Questo problema è difficile: la soluzione la sappiamo soltanto io e Dio”. Sarà: nel frattempo chiudo con una delle poesie più belle. Probabilmente fu uno strafalcione,  ma le parole rimasero impresse nei i miei appunti. Per mia scelta l'autore rimarrà sconosciuto e sempre per mia scelta il titolo è: Incentivazione.

Tiragli il cappello
dall'altra parte della siepe
e chiedigli di riprenderlo.
E non che poi gli altri no,
e devi tornare indietro.

Dan Marinos

7 commenti:

  1. anybody is allowed to a g point!

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  2. Bell'articolo, a cui aggiungerei un'altra mitica citazione di LP: "Le va bene 27?"
    S: "Certo!"
    LP: "Allora ci vediamo il 27 ;P"

    ma la poesia finale è attribuibile a un professore?
    I miei ossequi

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  3. La poesia finale è di un Professorone, detta a lezione!

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  4. LP: "..signorina, deve sapere che esistono 2 categorie di donne: quelle belle e quelle intelligenti. Lei non appartiene a nessuna delle due.."

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